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Economia

 

 

fabrizio viola  strilloFabrizio Viola

 

Al termine di un Cda durato l’intero pomeriggio, Mps ha annunciato il varo del nuovo Piano di Ristrutturazione 2013-3017 che prevede “obiettivi più ambiziosi” rispetto a quelli indicati nel Piano Industriale 2012-2015 e che per mantenere per tutto l’arco piano “livelli di capitale conformi ai requisiti regolamentari” prevede ulteriori 300 milioni di euro circa di taglio dei costi (rispetto ai 140 milioni che dovrebbero essere già conseguiti entro fine anno), l’innalzamento del monte esuberi da 4.640 a circa 8.000 (di cui circa 2.700 già conseguiti al 30 giugno 2013 ed un migliaio legato all’esternalizzazione delle attività di back office e 700 uscite da turnover al netto delle nuove assunzioni), da raggiungersi anche con la cessione di ulteriori attività “non core” e un aumento di capitale, da eseguire entro il dicembre dell’anno venturo, non di uno ma di 2,5 miliardi di euro.

Un piano lacrime e sangue che si propone l’obiettivo di arrivare ad una “significativa semplificazione della struttura di gruppo, con rinnovato focus sul core business e notevole rafforzamento delle funzioni di presidio del rischio e di compliance” grazie anche ad una revisione “strutturale della base costi e del relativo governo”, così da essere in grado di registrare un utile netto di circa 900 milioni di euro e un Rote di circa 9% entro il 2017.

A quel punto gli sportelli dovrebbero essere calati di altri 150 unità (portando il totale dai 400 sportelli chiusi a fine settembre a circa 550 sportelli) e i “Monti bond” potranno essere regolarmente rimborsati (di cui il 70%, ossia 3 miliardi, entro l’anno prossimo e il restante 1,1 miliardi tra il 2015 e il 2017) mantenendo un Cet1 (o Core Tier 1, composto da utili non distribuiti, azioni e “preferred Securities”, ossia obbligazioni perpetue non richiamabili prima dei 10 anni) “phased in” pari a 10,0% e di Cet1 “fully loaded” pari al 9,3% nel 2017.

Ulteriori approfondimenti sono preannunciati per il 14 novembre, ma già nella conference call odierna gli analisti hanno chiesto alcune precisazioni, ad esempio riguardo le previsioni sulla qualità del credito e la crescita degli impieghi previsti per il periodo. Quanto a quest’ultimo punto il management ha ribadito che l’impegno per il deleveraging “è stato molto intenso negli ultimi mesi” anche se resta da ridurre entro il 2017 di altri 6 miliardi di euro il portafoglio dei titoli di stato italiani e da rimborsare la Ltro ricevuta dalla Bce (in questo caso entro gli inizi del 2015).

Quanto all’opportunità di lanciare un aumento di capitale così importante è stato ribadito che “abbiamo adesso un piano che siamo confidenti possa essere credibile e che ci permetterà di aumentare il capitale in tempo breve”. Questo permette a Mps di dire che “in termini di qualità degli asset ora siamo allo stesso livello delle altre banche italiane o forse europee. Anche se non vie è ancora chiarezza in termini di qualità degli asset richiesti” (dall’Eba), il nuovo piano dà “confidenza” al management senese. Il rischio di nazionalizzazione resta all’ordine del giorno e gli analisti non fanno sconti ma il management ritiene che sia in termini di costo della cedola da pagare sui Monti bond sia di finestra temporale prevista per l’aumento di capitale, il tutto dovrebbe essere “assolutamente sostenibile” e che anche l’eventuale conversione dei Monti bond non creerà problemi visto che è altamente scalabile e non vi saranno dunque problemi sotto questo profilo. L’eventuale conversione dei Monti bond (con relativa possibilità di “nazionalizzazione” che questa genera, ndr) “è un’opportunità da tenere sotto controllo” sia rispetto alle linee guida dell’Eba sia all’assorbimento del capitale, posto che una simile operazione andrebbe preventivamente autorizzata dalle competenti autorità. L’eventuale conversione equivarrebbe comunque a un aumento di capitale (in tutto o in parte) senza diritto di prelazione, con conseguente diluizione per gli analisti.

Rispetto a queste ipotesi, ha ribadito il management di Mps, la banca non ha al momento alcuna posizione predefinita (tanto meno sull’eventuale sovrapprezzo da proporre). Per riuscire a centrare gli obiettivi di deleveraging rimanenti, Mps intende concentrarsi sulla crescita della raccolta diretta (vista in crescita del 5% nell’arco del piano), in particolare spostando il focus dalla raccolta istituzionale alla raccolta retail. Anche la raccolta indiretta (vista in crescita del 2%-3% nell’arco del piano, con un aumento dell’8% del patrimonio sotto gestione) dovrà dare un contributo grazie al lancio di nuovi prodotti che non si cannibalizzino gli uni con gli altri: anche in questo caso a novembre dovrebbero essere fornite informazioni più dettagliate.

Qualche analista ha tuttavia fatto notare come un buon 50% del previsto incremento dei ricavi dovrebbe in realtà derivare dalla riduzione delle garanzie sui Monti bond e sul prestito Ltro (legate alla tempistica dei rimborsi), più che dalla generazione organica di flussi di cassa o ulteriori scorpori di attività (che peraltro dovrebbero rimanere confinati a servizi di back office o clearing e non di IT per garantire il mantenimento dello stesso livello di servizio e che dovrebbero ridurre di circa 500 unità il numero di dipendenti del gruppo). Cosa che il management non ha potuto che sostanzialmente confermare, stante anche l’attuale scenario di mercato e dei tassi, uno scenario che implica una chiusura in rosso anche dei bilanci 2013 e 2014 e che pertanto rende altamente improbabile un ritorno al pagamento di dividendi in tempi brevi.

Luca Spoldi

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