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Banche e Recovery Fund: al via la terza edizione di Milano Capitali

Gian Maria Gros-Pietro (Intesa Sanpaolo) e Pier Carlo Padoan (UniCredit) nella tavola rotonda sul ruolo delle banche a sostegno dell’economia italiana

Un confronto tra i grandi capi delle banche italiane. È stato aperto così il primo incontro di “Milano capitali”, l’evento di Milano Finanza e ClassEditori dedicato alla “buona finanza”, giunto alla terza edizione. Cinque giorni in cui il dibattito si concentrerà sul Recovery Fund e sull’evoluzione della Borsa Italiana con Euronext. L’importanza e l’opportunità di dedicare questa edizione al Recovery Fund è stata messa in luce da Paolo Panerai, Editor in Chief and CEO di Class Editori, che ha introdotto il dibattito mettendo subito sul tavolo una grande problematica italiana: il 70% del capitale italiano viene investito all’estero perché non c’è un sistema che offra la possibilità ai gestori di investire in Italia. Per questo, secondo Panerai, Milano deve recuperare efficienza e trasparenza.

Anche il sindaco di Milano Giuseppe Sala ha parlato della necessità di un cambiamento: “Milano ha la Borsa dal 1808, ha i principali gruppi finanziari, ma oggettivamente oggi alcune cose devono cambiare. Credo che non dobbiamo cadere nella facile retorica di ‘nulla sarà più come prima’, ma dobbiamo non subire solamente questa pandemia e trovare una via di crescita. È chiaro che la  finanza rappresenta per la nostra città un patrimonio di talenti e d’ingegno e nessuno lo mette in dubbio; io vedo nella finanza anche un sano istinto al cambiamento. 221 miliardi sono una cifra enorme, è ovvio che sono uno stanziamento, poi dovremmo conquistarcelo progetto per progetto”.

A rappresentare le istituzioni anche Paolo Gentiloni, Commissario UE agli affari economici, Giancarlo Giorgetti, Ministro dello Sviluppo Economico, Nicola Giammarioli, Segretario Generale MES, Dario Scannapieco, Vicepresidente BEI, e Giovanni Sabatini, Direttore Generale ABI​. Dopo gli interventi delle istituzioni, hanno preso la parola i direttori di tre dei più importanti istituti bancari italiani: Gian Maria Gros-Pietro, Presidente di Intesa Sanpaolo, Pier Carlo Padoan, Presidente di UniCredit e Giuseppe Castagna, Amministratore Delegato di Banco BPM.

Banche e Recovery Fund: l'intervento di Gian Maria Gros-Pietro, Presidente di Intesa Sanpaolo, a Milano Capitali

Ha dichiarato Gian Maria Gros-Pietro: “Le banche devono raccogliere il risparmio e immetterlo nell’economia. Noi siamo in presenza di uno strumento che ricorda il piano Marshall e mi fa piacere sottolineare che questo strumento cambia la natura politica dell'Europa, facendo un passo avanti da lungo tempo atteso, ma che solo quest’anno si è riusciti a mettere in campo. Per l'Italia il piano comporta circa 200 miliardi; è tanto e poco nello stesso tempo: è poco perché è un ottavo circa del nostro PIL, è tanto perché è aggiuntivo, e quindi va usato bene, va immesso nella circolazione sanguigna dell’economia come un ricostituente che farà cambiare tutto, e c’è bisogno di cambiare tutto. Il ruolo delle banche è immettere questo capitale nei punti giusti e nei progetti giusti. Nell’arco del piano del recovery noi immettiamo il doppio di quanto mette l’Unione Europea, cioè 400 miliardi. Le banche decidono cosa finanziare e credo che i progetti più importanti siano quelli di sostenibilità, infrastrutture e trasporti, in cui l’Italia è cresciuta poco negli ultimi 20 anni,  progetti di rigenerazione urbana, perché le città sono i grandi motori dello sviluppo e lo saranno sempre di più, e infine l’inclusione sociale, perché il capitale umano è la maggiore risorsa che noi abbiamo a disposizione e deve essere incluso nello sviluppo, il che significa dare, soprattutto ai giovani, gli strumenti per costruire questo nuovo sistema economico, sociale e ambientale, di cui c’è un grande bisogno”.

Banche e Recovery Fund: l’intervento di Pier Carlo Padoan, Presidente di UniCredit, a Milano Capital

Pier Carlo Padoan ha affermato: “Le banche oggi sono parte della soluzione, qualche anno fa molti avrebbero sostenuto che erano parte del problema, soprattutto durante la fase della cosiddetta crisi del debito sovrano. Quella situazione è dietro alle nostre spalle, oggi le banche sono molto più solide, sono in una situazione patrimoniale che permette di far ripartire la loro l’attività strutturale, che è quella di riallocare le risorse che vengo dal risparmio. Riallocare le risorse verso un nuovo modello di sviluppo è una delle due grandi funzioni che secondo me il sistema bancario deve garantire in questi momenti di crisi, che è quello che sottende la filosofia del Piano nazionale di ripresa e resilienza, un piano di sviluppo che la Commissione Europea aveva messo sul tavolo ben prima dello scoppio della crisi pandemica, ma che adesso viene rafforzato, cioè un modello di sviluppo basato sulle nuove tecnologie di cui ci stiamo avvalendo molto più che in passato anche noi, e della sostenibilità sociale e ambientale. Come banche abbiamo una grande responsabilità, quella di essere un contribuente importante a una ricostruzione migliore. L’altra funzione è almeno altrettanto importante e più immediata: è quella di facilitare l'uscita da una situazione che rimane di emergenza, la situazione in cui si è deciso giustamente di far crescere il debito per mettere i Paesi nelle condizioni per tornare a crescere. Le banche possono fare molto in questo: possano collaborare con le istituzioni, andare incontro alle necessità delle imprese, rafforzare e anticipare l’attività del settore della politica pubblica, perché c’è bisogno di un forte sostegno fra istituzioni pubbliche, settore economico e sistema bancario. Io sono un nuovo arrivato nel settore bancario e forse per questa ragione mi sento ottimista, perché vedo che nelle banche c’è una grande potenzialità, una grande ricchezza in termini di capitale umano, che deve essere rafforzata”.

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