Caro materiali, ANCE Brindisi lancia l’allarme: a rischio cantieri e scadenze del PNRR
Il caro materiali non è più un’emergenza temporanea ma una condizione strutturale che mette a rischio cantieri e obiettivi del PNRR. A lanciare l’allarme è Angelo Contessa, presidente di ANCE Brindisi e amministratore del Consorzio Stabile Build.
Presidente Contessa, lei parla di caro materiali come fenomeno ormai strutturale: quali sono oggi le principali cause e quanto pesano le tensioni internazionali sui cantieri italiani?
“Sicuramente il caro materiali è diventato un problema serissimo. Nasce in parte dal caro energia ed è fortemente legato alle tensioni internazionali: prima la guerra in Ucraina, oggi il caos in Medio Oriente e nei Paesi arabi. Tutto questo sta generando aumenti molto rilevanti: parliamo, ad esempio, di bitumi cresciuti del 60% e ferro del 30%. Ma c’è anche un altro fenomeno: i materiali cominciano a scarseggiare”.
Quali effetti concreti sta producendo questa situazione su tempi, costi e sostenibilità economica delle imprese?
“Non abbiamo solo un problema di aumento dei costi, ma anche di ritardi nelle forniture. Molte forniture di cantiere sono composite e basta che si blocchi un anello della catena per rallentare le consegne. Questo incide direttamente sui tempi dei cantieri e sulla sostenibilità economica delle imprese. Le aziende stanno facendo uno sforzo enorme per rispettare gli impegni, ma senza materiali disponibili diventa impossibile: abbiamo le mani legate”.
Sul fronte PNRR, quanto il caro materiali rischia di compromettere l’“ultimo miglio” e il rispetto delle scadenze?
“Le scadenze sono molto chiare: entro il 30 giugno devono essere completate le opere e chiusi i lavori, mentre entro il 31 agosto le amministrazioni devono concludere tutto l’iter. Il problema è che oggi non abbiamo certezze su come saranno compensati gli aumenti. Le imprese vogliono fare la loro parte per permettere all’Italia di raggiungere gli obiettivi del PNRR, ma senza materiali e senza strumenti per il caro materiali adeguati il rischio è concreto. Temo che, senza un cambio di approccio, molte opere non saranno finite entro giugno”.
Lei chiede un cambio di passo normativo: perché i prezzari non bastano più e quali strumenti servono subito?
“I prezzari, aggiornati annualmente, avevano senso in condizioni di normalità. Oggi però viviamo una fase internazionale di forte instabilità, con mercati estremamente volatili. Non sono più uno strumento adeguato. Servono strumenti flessibili, capaci di intervenire rapidamente sugli aumenti, senza dover ogni volta avviare procedure complesse. È necessario poter reagire in tempo reale a una situazione che cambia continuamente”.
La proposta di portare al 20% la quota per imprevisti è centrale: perché è diventata una soglia minima indispensabile e cosa succede senza questo adeguamento?
“È una proposta di buon senso. Le pubbliche amministrazioni devono prevedere, all’interno dei quadri economici, una quota adeguata per far fronte agli imprevisti. Questo consentirebbe di intervenire rapidamente in caso di aumenti, senza dover reperire nuove risorse con iter lunghi e complessi. Senza questa copertura, ogni variazione dei costi si traduce in blocchi operativi e difficoltà finanziarie”.
Quello che lei dice sembrerebbe una soluzione ottimale: quali sono gli impedimenti a queste soluzioni?
“Il problema è che oggi si scarica sull’impresa tutta l’alea di rischio. Le amministrazioni non sono nelle condizioni di assumersi questa responsabilità, ma non è pensabile che le imprese debbano farsi carico anche di eventi straordinari come guerre o pandemie. Il Codice degli appalti parla chiaramente di equilibrio contrattuale: deve esserci in tutte le fasi. Pertanto, bisogna cambiare approccio a partire dal costo che deve derivare dal progetto, non il contrario. Oggi si parte da un budget spesso non congruo e si cerca di far rientrare l’opera. Così non funziona più. Intervenire solo con decreti emergenziali sui sintomi della patologia, non basta. Il cambiamento avviene quando si costruisce un nuovo modello, capace di agire a monte, nella fase fisiologica, e di rendere superato quello precedente”.

