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Cna Lombardia: Covid, in un anno calati Pil, investimenti, consumo e occupati

Effetti devastanti sull’economia dopo un anno di Covid in Lombardia. Il Pil cala del 9,4% rispetto alle stime precedenti (-9,8%), in picchiata anche consumi (-11,3%), investimenti (-9,1%) e, soprattutto, forza lavoro (-1,7%, pari ad una contrazione di 77.400 unità). Per l’export 13,5 miliardi in meno, ma si prevede una crescita del +13,6% nel 2021 rispetto al 2020.

Sono questi i risultati del terzo Focus relativo all’impatto del Covid 19 sull’economia del territorio  effettuato dall’Osservatorio economia e territorio del Centro Studi Sintesi per Cna Veneto e Lombardia.

Nel commentare i dati, il presidente dell’organismo lombardo Daniele Parolo, ha sottolineato  è il turismo il settore maggiormente colpito. “Su questo comparto si è abbattuto un vero e proprio tsunami. Non possiamo più aspettare oltre la definizione di una strategia di ricostruzione delle possibilità economiche del comparto. Fisco e credito devono essere flessibilissimi”.

Il presidente di Cna Lombardia ha inoltre affermato che l’indagine vuole servire non solo a quantificare il danno economico derivante dalla pandemia ma a tracciare una via per tornare a crescere in modo sostenibile. “Cna è oggi in grado di dire con un sufficiente margine di ragionevolezza che alcuni settori saranno intensamente investiti dalla transizione ecologica, nel senso che in quei settori il livello di mobilitazione degli investimenti sarà più alto, con effetti di innovazione più rilevanti, con margini di crescita del valore aggiunto e dell’occupazione più interessanti. Proviamo allora a mettere anche l’accento delle politiche pubbliche, con regole e stanziamenti adeguati, su segmenti decisivi come ciclo dei rifiuti, costruzioni, impianti per gli edifici, logistica e mobilità, cura del paesaggio, solo per fare alcuni esempi. C’è tanto lavoro da fare!”.

Secco anche il commento del segretario regionale Stefano Binda: “Se collochiamo la Lombardia dentro il quadro delle maggiori regioni europee, vediamo che perde il 9,4 per cento di Pil contro un calo intorno al 5% di Baviera, Baden Wurttemberg e Renania Nord - Vestfalia. Se dilatiamo lo sguardo lungo l’asse cronologico degli ultimi 10 anni, vediamo che le tre Regioni tedesche citate sono cresciute tutte tra il +12% e il +21%, la nostra Lombardia del 3,6%. C’è senza dubbio un tema di redistribuzione della catena del valore nell’economia globale, ma siamo convinti che a tale redistribuzione il sistema delle autonomie territoriali tedesche abbia saputo e potuto rispondere meglio sotto il profilo dell’organizzazione dell’istruzione, della fiscalità, degli stimoli economici al tessuto produttivo. La Lombardia ha bisogno di stare al passo dell’Europa continentale. Questo obiettivo definisce uno sforzo di volontà e di intelligenza ma anche l’esigenza di una maggiore autonomia su alcune materie per farlo.”

Le proiezioni                                                                                                                                                                  Le ultime proiezioni delineano un quadro economico in leggero miglioramento rispetto alle stime precedenti (-9,8%). Per il 2021 si attende una riprese del 5%, più robusta rispetto alle stime di gennaio (+3,9%), anche se insufficiente a riportarlo ai livelli pre-covid (-4,8% rispetto al 2019).

Nel 2020 i consumi delle famiglie in Lombardia dovrebbero aver subito una contrazione dell’11,3%, dato che conferma sostanzialmente le stime precedenti (-11,1%). Nel 2021 i consumi dovrebbero crescere del 4,3%, posizionandosi tuttavia ad un livello ampiamente inferiore rispetto a quello del 2019 (-7,5%).

La dinamica degli investimenti si dimostra particolarmente sensibile all’evoluzione della pandemia: le ultime stime per il 2020 indicano infatti un calo degli investimenti a livello regionale del 9,1% (proiezione precedente -8,2%). Nel 2021 si prevede una robusta inversione di tendenza con +9,7%, sfiorando i livelli pre-covid.

Il numero di imprese attive a marzo 2021 risulta sostanzialmente stabile rispetto a fine 2019 (-0,1%), a fronte di una leggera crescita a livello nazionale (+0,2%).Si segnala il calo del manifatturiero, del commercio-turismo e della logistica.

Nel 2020 l’occupazione si è ridotta di circa 77.400 unità, con una contrazione dell’1,7% rispetto al 2019.

Prosegue anche nel 4° trimestre del 2020 la ripresa dell’export (+3,8 miliardi di euro).  Nel 2020 le minori esportazioni delle imprese lombarde ammontano a 13,5 miliardi (-10,6%).

Tra il 2019 e il 2020 le esportazioni dei comparti manufatturieri in Lombardia fanno registrare una contrazione del 10,2%. La flessione interessa tutti i comparti, con la sola eccezione dell’agroalimentare (+1,3%). Tra i comparti maggiormente compiti figurano sistema moda, sistema casa, metallurgia e metalli.

Le prospettive per la ripresa                                                                                                                                        La seconda parte dello studio condotto dall’Osservatorio si concentra sulle prospettive della ripresa che si basano su due cardini. Il primo è la Transizione ecologica. La piccola e media impresa ha già iniziato il percorso con filiere che si muovono in questa direzione, basti pensare all’adozione di strumenti quali il Superbonus che sta dimostrando tutte le sue potenzialità operative per quanto riguarda il comparto Casa, e l’istituzione delle Comunità Energetiche, incentivo importantissimo per diffondere la cultura green oltre che reale opportunità di risparmio.

Una possibile “griglia di partenza” è rappresentata dalla analisi di alcuni settori suddivisi tra quelli in prima fila vale a dire quelli che possono, da subito, cogliere le opportunità di transizione o che lo stanno già facendo. Tra questi: produzione e fornitura di energia elettrica; ciclo rifiuti; attività di costruzioni; impianti e finitura di edifici; informatica e gestione dei dati; collaudi e analisi tecniche; noleggio di auto e altri beni; cura del paesaggio; riparazioni PC e comunicazione, per un totale di 61.312 unità locali pari al 14,4 del totale regionale di cui 95 sono microimprese, per 181.539 addetti (10,3 del totale regionale, di cui il 58,5 sono occupati in microimprese).

Tra i settori in seconda fila: agroalimentare, legno, carta, fabbricazione di veicoli e componenti, commercio e riparazione di veicoli, motori elettrici e accumulatori, apparecchi per illuminazione, fabbricazione di cablaggi, materiali da costruzione, pari a 19.346 unità locali (4,5 del totale regionale di cui 85,5 sono microimprese; 143.487 addetti pari al 8,2 del totale regionale di cui il 31% sono occupati in microimprese).

Turismo                                                                                                                                                                          Nel 2020 il movimento turistico in Lombardia si è più che dimezzato: infatti, si contano 11,4 milioni di arrivi in meno (+65% rispetto al 2019) e una contrazione di 23,4 milioni di presenze (-58%). Il calo è imputabile soprattutto alle presenze all’estero (+68%). Mentre la flessione degli italiani è stata leggermente più contenuta (-42%). Inoltre il ridimensionamento del movimento turistico regionale ha interessato soprattutto il settore alberghiero (-66%), con una riduzione pressoché totale delle presenze nelle stagioni intermedie (-80%).Quasi la metà delle minori presenze turistiche in Lombardia è imputabile alla Provincia di Milano (-7,1% rispetto al 2019).

Nel 2020 il turismo è stato soprattutto interno (italiani hanno superato gli stranieri) e sempre più concentrato nella stagione estiva (51%), anche in ragione del migliore andamento della curva epidemiologica.

Nonostante il Covid, nel 2021 il 55% degli italiani andrà in vacanza: di questi, più del 67% sceglierà località italiane.Come accaduto l’anno scorso, nel 2021 i flussi turistici si concentreranno prevalentemente nei mesi estivi. Nell’anno della pandemia e degli spostamenti brevi, il ricorso all’auto per i viaggi è passato dal 57% al 74%. Il Covid ha dimezzato il ricorso alle agenzie: nel 2020 il 74% delle prenotazioni sono state fatte direttamente. Il passaggio ad un turismo «orientato al valore» è fondamentale per la sopravvivenza, poiché le forme di turismo che si concentrano sull’incremento del numero di visitatori sono destinate a non funzionare più dopo la pandemia (fonte Unioncamere-Isnart).

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