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Convegno ADAPT. Massagli: “Un futuro di sostenibilità è possibile”
Emmanuele Massagli, Presidente ADAPT

Convegno “Tra due crisi: tendenze di un decennio. Alla ricerca di una nuova sostenibilità”. Presentato settimo Rapporto ADAPT

Cambiare le relazioni industriali per mettere al centro il loro contributo in materia di coesione sociale, di competitività e di crescita economica sostenibile” scriveva Marco Biagi nel working paper ADAPT “Cambiare le relazioni Industriali” del 2002. Oggi, a distanza di diciannove anni dal suo assassinio, ADAPT celebra la sua memoria con l’annuale convegno dedicato al mercato del lavoro italiano, che vede riunirsi intorno alla sua tavola rotonda voci autorevoli per dibattere sulla contrattazione collettiva e sugli ormai imprescindibili temi di innovazione e sostenibilità.

Tra due crisi: tendenze di un decennio. Alla ricerca di una nuova sostenibilità” è infatti il nome dell’edizione di quest’anno, per l’occasione traslata in digitale e trasmessa attraverso una diretta streaming multicanale per ovviare alle difficoltà dell’emergenza sanitaria.

ADAPT, associazione senza fini di lucro fondata da Marco Biagi, continua a promuovere da oltre vent’anni studi e ricerche sul mondo del lavoro, in un’ottica internazionale e comparata. L’obiettivo è quello di promuovere un modo nuovo di “fare Università”, formare e istruire, costruendo relazioni stabili e avviando interscambi tra le sedi dell’alta formazione e istituzioni, sindacati e imprese.

Cuore di questa edizione solo state le tendenze della contrattazione collettiva in Italia negli ultimi dieci anni, sintetizzate e verificate nel settimo Rapporto ADAPT (2020), frutto del lavoro dei dottorandi della Scuola ADAPT. Il convegno, aperto dagli interventi di Silvia Spattini (Direttore ADAPT) e Michele Tiraboschi (Università degli studi di Modena e Reggio Emilia), ha portato al centro del dibattito problematiche e temi sorti negli ultimi dieci anni, come sappiamo segnati da due crisi economiche.

Intorno alla tavola rotonda digitale sono quindi emersi spunti e riflessioni al riguardo, oltre che contributi sul sistema italiano della contrattazione collettiva, il cui fulcro sta diventando sempre più la contrattazione aziendale. Sono intervenuti nel corso della mattina Luigi Sbarra (Segretario generale CISL), Gaetano Miccicchè (Amministratore delegato UBI Banca e Chairman di IMI Corporate & Investment Banking Division di Intesa Sanpaolo), Pietro De Biasi (Responsabile Relazioni industriali Stellantis), Sonia Malaspina (HR Director South Europe Danone) e Maurizio Sacconi (Presidente della Associazione Amici di Marco Biagi).

Gli interventi e le riflessioni emerse oggi dimostrano che un futuro di sostenibilità per le relazioni industriali del paese, ma soprattutto per il mercato del lavoro, è possibile” commenta Emmanuele MassagliPresidente ADAPT, moderatore del dibattito odierno. Speriamo sia riuscito l’intento di far emergere racconti di esperienze e progettualità che vanno verso il raggiungimento di questo obiettivo. Temi che riprenderemo, analizzandoli nello specifico con i giovani della nostra Scuola di alta formazione”

Sostenibilità e valorizzazione dei giovani. La dichiarazione di Gaetano Miccicchè (AD di UBI Banca e Chairman di IMI Corporate & Investment Banking Division di Intesa Sanpaolo)

Si esprime sul tema della sostenibilità, della valorizzazione dei giovani e della centralità della formazione Gaetano Miccicchè (AD di UBI Banca e Chairman di IMI Corporate & Investment Banking Division di Intesa Sanpaolo), fornendo il suo punto di vista da quello che è il più grande gruppo bancario nel nostro Paese.

Oggi ci troviamo in uno scenario che vede la ricerca di occupazione diversa da quella a cui eravamo abituati vent’anni fa. A questo si aggiunge la triste attualità degli ultimi dodici mesi, considerato che nel 2020 abbiamo avuto 444mila occupati in meno rispetto al 2019. Abbiamo circa il 10% in meno di persone che cercano lavoro e abbiamo una percentuale di inattivi, cioè persone che non lavorano e non cercano lavoro, enormemente elevata”

Aggiunge poi, individuando due macro temi su cui soffermarsi: “C’è una riflessione che a mio avviso dobbiamo fare tutti, legata a quello che questi ultimi dodici mesi hanno generato a livello di cambiamenti culturali, cambiamenti di stile di vita e ciò che sarà la vita delle aziende nei prossimi anni. Chiaramente non sarà la stessa vita condotta fino alla fine del 2019. Io credo che dobbiamo darci degli obiettivi chiari: prima di tutto ridurre i mismatch fra domanda e offerta di lavoro, secondo obiettivo è quello di cui parliamo sempre più negli ultimi anni, ovvero aumentare la potenzialità di crescita del Paese.

Sul tema dei mismatch, la realtà è che le aziende non trovano le figure ricercate. La situazione data dal Covid19 ha aumentato la richiesta di competenze digitali, la cultura del digitale non è più una speciality, ma una commodity, nessuno puo più pensare di operare nel mondo del lavoro senza avere determinate caratteristiche professionali. Ad aiutarci c’è l’Università, che in questo momento deve indirizzare gli studenti verso studi che diano sbocco a nuovi mestieri e professionalità, che sono quelli che vengono ricercati dalle nuove aziende adesso. Fra studenti e laureati, oggi in Italia abbiamo una categoria nettamente inferiore di tecnici, che operano in stretto contatto con le aziende. Solo 11mila giovani escono da istituti tecnici superiori. In Germania ne escono ogni anno 290mila, 30 volte quello dell’Italia. Questo è un tema che sono certo verrà attenzionato dal Senato e dal Governo.

Il secondo tema è la crescita del paese. Abbiamo straordinarie eccellenze in tanti campi, ma dobbiamo riconoscere con crudezza che negli ultimi 19 anni, parlando dei dati pre-Covid19, siamo cresciuti a livello di prodotto interno lordo di 4,5 punti percentuali. Nello stesso periodo la Germania, la Francia e la Gran Bretagna sono cresciute fra il 25/26%, la Spagna del 35%, l’area dei paesi dell’Euro nella sua interezza è cresciuta di oltre 30%. Questo è un dato rilevantissimo nella sua criticità, perché la crescita significa: aziende più grandi, competitività, nuova occupazione e occupazione giovanile. E quindi maggiore possibilità di investimento da parte dello Stato in alcuni settori che sono determinanti. Partendo dal post crisi del 2008, l’Italia è ancora sotto di 3 punti percentuali. E allora interroghiamoci su questo, sul perché non riusciamo a far crescere il Paese nella sua interezza”.

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