Fincantieri Capital Markets Day: presentato il piano industriale 2026-2030 - Affaritaliani.it

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Ultimo aggiornamento: 16:07

Fincantieri Capital Markets Day: presentato il piano industriale 2026-2030

Folgiero (Ficantieri): "Prevediamo oltre 50 miliardi di euro di nuovi ordini nel periodo, una crescita media annua dei ricavi dell’8% e un utile netto di circa 500 milioni di euro nel 2030"

di Caterina Nicau Castanho

Fincantieri, al Capital Markets Day presentato il Piano Industriale 2026-2030 “F4”: ricavi attesi a 12,5 miliardi nel 2030

Fincantieri ha presentato oggi al Capital Markets Day il nuovo Piano Industriale 2026-2030, denominato “F4 – Fast Forward Further Future”, tracciando una traiettoria di crescita che punta a un deciso rafforzamento industriale e finanziario del Gruppo nei prossimi cinque anni.

Il Piano prevede al 2030 ricavi pari a circa 12,5 miliardi di euro, in aumento del 40% rispetto al 2025, con una crescita media annua dell’8% nel periodo 2026-2030. L’EBITDA è atteso a circa 1,25 miliardi di euro, in crescita del 90% rispetto al 2025, con un margine intorno al 10%, mentre l’utile netto è stimato a circa 500 milioni di euro. Parallelamente, è previsto un percorso strutturale di deleveraging che porterà il rapporto tra Posizione finanziaria netta ed EBITDA a circa 1,0x a fine Piano. Il Gruppo stima inoltre oltre 50 miliardi di euro di nuovi ordini nel periodo, con il comparto Difesa già trainante a partire dal 2026.

Il Piano si fonda su quattro pilastri strategici: incremento della capacità produttiva, aumento della produttività, rafforzamento dei progetti strategici e crescita nelle adiacenze. Le iniziative, di natura divisionale, trasversale e inorganica, sono orientate a consolidare il posizionamento competitivo del Gruppo e a migliorare in modo strutturale margini e ritorni sul capitale.

Una delle direttrici principali riguarda il rafforzamento della capacità produttiva nei cantieri italiani per rispondere alla crescente domanda nel segmento Difesa, con la previsione di nuovi contratti già dal 2026. Il Piano contempla il raddoppio dei volumi di produzione di navi di superficie per la Difesa nei cantieri italiani e una significativa riduzione dei tempi di costruzione delle fregate FREMM. Tra gli interventi previsti figurano la conversione del cantiere di Castellammare di Stabia alla sola produzione militare, la realizzazione di una terza linea di varo a Riva Trigoso e l’utilizzo delle aree dell’Arsenale di La Spezia per la produzione di sottomarini.

A livello globale, il sistema produttivo sarà riarticolato con la riallocazione di parte della produzione di sezioni di navi da crociera in Romania e la riorganizzazione del segmento Offshore e Navi speciali, anche attraverso il rafforzamento delle attività in Vietnam.

Il segmento Underwater rappresenta un’altra area di espansione strategica, con lo sviluppo di soluzioni non convenzionali, il rafforzamento delle sinergie con la Difesa e la valutazione di opportunità di crescita inorganica in un mercato ad alto valore tecnologico. La crescita è sostenuta dai programmi di espansione e adeguamento tecnologico delle flotte di sottomarini in Europa, Medio Oriente e Asia, nonché dall’evoluzione verso applicazioni civili e dual-use, comprese la protezione delle infrastrutture critiche e le attività di ispezione, manutenzione e riparazione.

Sul piano economico-finanziario, il Piano 2026-2030 prevede investimenti industriali per circa 1,9 miliardi di euro, interamente autofinanziati tramite la generazione di cassa operativa. Di questi, circa 250 milioni sono legati all’eventuale raddoppio della produzione Offshore in Vietnam. La generazione di cassa attesa consentirà di accelerare il deleveraging e di valutare l’avvio di una politica di dividendi a partire dal 2028, subordinatamente ai risultati dell’esercizio 2027 e all’approvazione del Consiglio di Amministrazione.

Al 2026 i ricavi sono previsti tra 9,2 e 9,3 miliardi di euro, con un EBITDA di circa 700 milioni e un margine intorno al 7,5%. Nel 2028 i ricavi sono stimati a circa 11 miliardi, con un EBITDA di circa 930 milioni e un margine dell’8,5%, mentre nel 2030 si prevede il raggiungimento di circa 12,5 miliardi di ricavi e 1,25 miliardi di EBITDA. L’utile netto è atteso in crescita progressiva, fino a circa 500 milioni nel 2030.

Presentando il Piano, l’Amministratore Delegato e Direttore Generale Pierroberto Folgiero ha dichiarato: “Con il Piano Industriale 2026-2030 Fincantieri compie un ulteriore deciso passo in avanti nella propria traiettoria di crescita, confermando la solidità della visione strategica dello scorso triennio, combinata con un aumento della capacità produttiva per assecondare i macrotrend della domanda, dimostrando la capacità di generare valore molto sostenibile nel tempo".

"In aggiunta al carico di lavoro complessivo record pari a circa 60 miliardi di euro già acquisito che fornisce elevata visibilità nel tempo, prevediamo oltre 50 miliardi di euro di nuovi ordini nel periodo, una crescita media annua dei ricavi dell’8% e un utile netto di circa 500 milioni di euro nel 2030 guidato da un aumento dei ricavi del 40% e dell’EBITDA del 90% rispetto al 2025. Tutto ciò sostenuto da una struttura finanziaria sempre più solida e da una significativa generazione di cassa idonea sia ad autofinanziare gli investimenti per l’aumento della capacità produttiva sia a perseguire gli obiettivi di disciplina finanziaria e deleveraging", ha continuato Folgiero.

Per quanto riguarda il comparto Difesa l'’Amministratore Delegato e Direttore Generale ha aggiunto che riveste "un ruolo centrale nella nostra strategia: l’aumento atteso della domanda e il raddoppio della capacità produttiva dei nostri cantieri italiani ci permetteranno di rafforzare la nostra posizione nei programmi nazionali e internazionali più rilevanti". Accanto a questo, "l’espansione accelerata dell’Underwater, con lo sviluppo del portafoglio prodotti nel business non convenzionale, la crescita tecnologica nel business Offshore e la profittabilità del business Cruise – sostenuto da una pipeline commerciale in crescita sia in quantità che in qualità, con ordini attesi già nei prossimi mesi che estenderanno la visibilità del backlog oltre il 2036 e con un incremento della profittabilità – rappresentano i pilastri e le sinergie su cui costruiamo il nostro futuro".

"La nostra strategia si articola su quattro direttrici: potenziamento della capacità produttiva, incremento della produttività, continuazione dei progetti strategici su evoluzione prodotti e processi costruttivi e crescita nelle adiacenze, con un piano di investimenti per circa 1,9 miliardi di euro interamente autofinanziati che includono circa 250 milioni di euro legati ad un possibile raddoppio della produzione Offshore in Vietnam con l’introduzione di un secondo cantiere, ove ne ricorrano le condizioni. Fincantieri si conferma quindi protagonista della trasformazione dell’industria navale globale che assume un crescente peso geopolitico, continuando a investire in tecnologia, digitalizzazione e capacità produttiva per garantire al Gruppo una leadership duratura nei segmenti a maggior valore aggiunto e una crescita profonda di lungo periodo”, ha concluso Folgiero.

Contestualmente, Fincantieri ha aggiornato la guidance per il 2025, confermando ricavi per circa 9 miliardi di euro e rivedendo al rialzo il margine EBITDA al 7,4%, con un utile netto atteso pari a 110 milioni di euro. Il total backlog a fine 2025 si attesta a circa 60 miliardi di euro, garantendo visibilità delle consegne fino al 2036 e sostenendo le ambizioni di crescita di lungo periodo, che guardano al 2035 con ricavi potenziali intorno a 18 miliardi, margine EBITDA al 13% e azzeramento dell’indebitamento dal 2032.

Le dichiarazioni di Pierroberto Folgiero, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Fincantieri, ad Affaritaliani

I driver di crescita, ha spiegato Pierroberto Folgiero, sono prima di tutto la capacità di raccogliere i frutti di quanto seminato negli ultimi tre anni. Un percorso che ha significato disciplina finanziaria, ottimizzazione nella gestione dei costi di acquisto e una serie di interventi già avviati per aumentare la produttività nei cantieri. Tra questi, il progetto Procurement Excellence rappresenta la prima grande eredità del lavoro impostato nel precedente ciclo industriale.

Accanto a quanto costruito internamente, l’azienda beneficia oggi di veri e propri “venti di poppa” sui tre core business: cruise, navale e offshore, a cui si aggiunge una crescita tecnologica rilevante nell’underwater. Fincantieri, ha sottolineato l’amministratore delegato, è nelle condizioni di intercettare questo scenario favorevole sia grazie alla disciplina economico-finanziaria sia perché è in grado di aumentare la propria capacità produttiva.

La crescita di ricavi e margini nasce anche dal fatto che non solo saturiamo la capacità esistente, assorbendo meglio i costi fissi, ma aumentiamo la capacità stessa”, ha affermato Folgiero. "'Il vento in poppa'", ha aggiunto, "porta ad 'aumentare la vela': questo significa investire in tutti i cantieri, in alcuni casi con nuove gru ed equipment per migliorare la produttività, in altri con interventi infrastrutturali più ampi. La combinazione tra performance derivante dagli interventi già realizzati e nuova capacità produttiva si traduce così in maggiori ricavi". L’aumento della produttività genera margini più elevati e si accompagna a un diverso mix di ricavi, con un peso crescente di Difesa e Underwater. Questo mix, insieme alla leva operativa, sostiene l’obiettivo di una crescita del 90% dell’EBITDA e del 40% dei ricavi rispetto al 2025.

Sull’Underwater, Folgiero ha evidenziato come il contributo sia particolarmente significativo in termini di marginalità più che di volumi. “È un business in cui la nostra ambizione è arrivare a 20, e oggi non siamo già lontani da lì”, ha dichiarato, definendolo il segmento più pregiato del portafoglio in termini di qualità degli utili.

Diverso il discorso sul nucleare, che il CEO ha descritto come una visione strategica di lungo periodo. È “un long shot, un colpo lungo”, ma le grandi rivoluzioni – ha osservato – richiedono di cominciare subito, anche se gli effetti non saranno immediati. Fincantieri sta già lavorando con la Marina, impegnata a definire la propria traiettoria tecnologica sul nucleare militare attraverso il progetto Minerva, e parallelamente sta studiando gli impatti ingegneristici delle soluzioni di nucleare a mare e dei reattori di quarta generazione. L’assunto, ha spiegato, è che il nucleare navale debba seguire una traiettoria tecnologica distinta rispetto a quello terrestre, con uno sviluppo ad hoc coerente con le specifiche esigenze operative.

Nel contesto geopolitico attuale, caratterizzato da un mondo sempre più diviso in blocchi, si registra un aumento della spesa militare e in particolare di quella navale. Ogni blocco, ha sottolineato Folgiero, dovrà rafforzare la propria capacità di difesa e la spesa navale è “più a prova di futuro” perché significa deterrenza, diplomazia militare e difesa dei commerci. È un investimento che mantiene rilevanza anche al di fuori delle fasi di crisi. Non solo: l’incremento della spesa navale si accompagna al rafforzamento della base industriale nazionale. I diversi blocchi, ha concluso, stanno trasformando questo spending in occupazione, trasferimento tecnologico e sviluppo della piccola e media impresa, una dinamica che è già evidente, ad esempio, in Medio Oriente.