Natuzzi riparte dalla Design Week: dal flagship store in via Durini alla presenza al Salone tra innovazione e visione internazionale, l’intervista a Pasquale Junior Natuzzi
Natuzzi è tornata alla Milano Design Week 2026 con un messaggio che va ben oltre il rientro al Salone del Mobile dopo anni di assenza. È il segnale di un cambio di passo, di una fase in cui il gruppo pugliese amplia il proprio posizionamento puntando sempre più sul progetto, sulla relazione con i professionisti e su una visione evoluta dell’interior design. Una direzione che, come emerge dalle parole di Pasquale Junior Natuzzi, si muove tra entusiasmo creativo e consapevolezza delle complessità del contesto attuale.
Negli ultimi anni l’azienda aveva progressivamente spostato il proprio baricentro milanese sul flagship store di via Durini, trasformato in un punto di incontro per architetti e designer. È proprio da questa esperienza che nasce oggi il ritorno in fiera, accompagnato dal concept “Harmony Creators”, che mette al centro il dialogo e la co-creazione. Un’impostazione coerente con quella che Natuzzi Junior definisce una nuova fase del business, sempre più orientata al coinvolgimento diretto dei professionisti e alla costruzione di vere e proprie community.
Tra le principali novità presentate al Salone spicca “Natuzzi Studio”, retail concept dedicato alla progettazione condivisa, insieme al rafforzamento della divisione Project nei segmenti residential e contract. Un’evoluzione che riflette una strategia più ampia: superare la dimensione del prodotto per abbracciare servizi, relazioni e percorsi progettuali integrati. In parallelo, il flagship di via Durini ospita la nuova collezione firmata da Mauro Lipparini e Claudio Bellini, con l’ingresso del designer cinese Frank Chou, a sottolineare un’apertura sempre più internazionale e orientata alla contaminazione creativa.
Questo scenario, fatto di rilancio creativo ma anche di sfide ancora aperte, viene qui descritto in un’intervista a Pasquale Junior Natuzzi. Un racconto che mette in luce le linee guida del gruppo: dall’innovazione continua delle collezioni alla centralità dell’armonia, fino al ruolo strategico della co-creazione e alla visione di un “Natuzzi Lifestyle” capace di andare oltre il prodotto, per costruire esperienze e relazioni durature.
L’intervista di Affaritaliani a Pasquale Junior Natuzzi
Pasquale Junior Natuzzi ha dichiarato ai microfoni di Affaritaliani: “È un anno molto particolare. Da un lato c’è sempre l’entusiasmo dei creativi, quella spinta positiva e propositiva che caratterizza il mondo della creatività e del design, così come le eccellenze italiane delle tre F – fashion, food e furniture. La ciclicità degli eventi, dal Salone del Mobile alla Design Week fino alle Fashion Week, ci porta naturalmente a esprimere la nostra capacità di creare. Dall’altro lato, però, questo slancio si confronta con uno scenario complesso, fatto di dinamiche che mettono in discussione gli sforzi compiuti e i risultati futuri. Nonostante ciò, durante questa Design Week, particolarmente intensa, abbiamo scelto di concentrarci sugli aspetti più positivi: il colore, il progetto e l’innovazione nel product design”.
“Per quanto riguarda l’innovazione, per noi significa innanzitutto lavorare sulle collezioni esistenti, interrogandoci su come migliorarle in termini di versatilità e funzionalità. Analizziamo costantemente i dati di vendita per capire come i prodotti performano e intervenire di conseguenza: ampliamo le collezioni con nuovi moduli, configurazioni, colori e rivestimenti. Può sembrare un dettaglio, ma per un brand come il nostro è fondamentale. Abbiamo introdotto soluzioni modulari più evolute, con isole e angoli irregolari, capaci di reinterpretare i modelli in chiave contemporanea”, ha detto Pasquale Junior Natuzzi.
“Il tema cromatico è centrale. Se molti brand puntano su contrasti forti e palette audaci per interpretare la contemporaneità, noi continuiamo a credere nel valore dell’armonia. È un principio che deriva dalla filosofia di mio padre: l’armonizzazione di colori, materiali e forme come base per creare ambienti equilibrati. Ci riconosciamo in una visione di ‘quiet luxury’, fatta di ‘tono su tono’, di coerenza visiva e comfort percettivo. In questo senso, figure come Giorgio Armani rappresentano un punto di riferimento per la loro capacità di interpretare colore e materia con eleganza senza tempo”, ha dichiarato Natuzzi Junior.
“Il progetto, poi, è diventato il nostro nuovo modello di business. Quello che era tradizionalmente B2C si sta evolvendo in un approccio B2B2C, dove il ruolo dei professionisti, architetti, interior designer, decoratori, è centrale. Sono loro a interpretare il DNA del brand e a guidare progetti complessi. Con loro”, ha proseguito Pasquale Junior Natuzzi, “entriamo nei progetti anche con anni di anticipo, leggendo i trend futuri e costruendo relazioni che vanno oltre la semplice vendita. Oggi è fondamentale creare community di brand lovers, mettere le relazioni prima delle transazioni, costruire rapporti autentici che portino crescita reciproca. Dietro ogni buon prodotto e ogni buon brand ci sono prima di tutto le persone”.
“Guardando al futuro, credo molto nella co-creazione: nella possibilità di mettere in dialogo il DNA mediterraneo di Natuzzi Italia con culture e sensibilità diverse, da quelle giapponesi a quelle scandinave. Non è solo una leva di marketing, ma un approccio concreto al progetto, profondamente radicato nel design. Allo stesso tempo, immagino sempre più una Natuzzi Lifestyle: un brand che non si limiti a sviluppare prodotti o ambienti, ma che sappia creare esperienze, generare ricordi. Questo significa guardare anche a mondi come l’hospitality e l’entertainment. Il nostro flagship di via Durini, con il suo bar, è già un primo segnale in questa direzione”, ha raccontato Natuzzi Junior.
“Infine, credo in una continua evoluzione della nostra capacità di progettare: semplificare i processi senza rinunciare alla sofisticazione. Per me i dettagli non hanno dimensione: sono ciò che definisce la qualità. E questo richiede grande attenzione, sia nelle relazioni sia nei progetti, e un lavoro costante sulle persone, sul mindset, affinché l’azienda continui a evolversi con una cultura sempre più orientata al progetto”, ha poi concluso Pasquale Junior Natuzzi.




