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Cnpr, appello bipartisan per tutela professionisti contagiati dal coronavirus

“L’emendamento al Dl Sostegni che prevede l’introduzione di tutele per i professionisti contagiati dal Covid-19 è una misura di assoluto buon senso per la quale, auspico, venga superata la questione della copertura finanziaria posta dalla Ragioneria dello Stato”. Questo l’appello del viceministro allo Sviluppo economico, Gilberto Pichetto Fratin (Fi), lanciato nel corso del webinar “Semplificazione, l’isola che non c’è?” organizzato dalla Cassa nazionale di previdenza dei ragionieri, presieduta da Luigi Pagliuca.  

“Si tratta di una misura a sostegno di due milioni di lavoratori autonomi di fronte alla quale non deve essere posta nessuna questione di intestazione politica. Sono pronto a sottoscriverlo, senza ombra di dubbio”, ha aggiunto Pichetto Fratin.

“Se vogliamo procedere con il riequilibrio che l’Europa ci ha chiesto occorre procedere ad una riforma fiscale che sia in grado di mettere mano radicalmente al concetto di imposte dirette e indirette e alla delicata questione del criterio di progressività. Una riforma che riguardi anche gli immobili, facendo attenzione però al fatto che la casa è il bene rifugio per eccellenza per gli italiani. E l’Europa non ci chiede di tassare la prima casa bensì di adottare misure finalizzate all’attuazione del principio che chi più consuma più paga. Ma la vera sfida è quella di pensare al futuro favorendo l’accesso al credito. Abbiamo il dovere di mettere le imprese e le famiglie nelle condizioni di poter programmare di nuovo la loro vita e la loro attività. Sul fronte del superbonus -conclude il viceministro del Mise- ritengo infine i 19 miliardi messi a disposizione dal governo più che sufficienti a garantire la misura fino al 30 giugno 2022 e anche oltre, come chiedono tutte le forze politiche”.

Andrea De Bertoldi (Fdi), segretario della Commissione Finanze del Senato e primo firmatario del disegno di legge sugli infortuni e la malattia per i professionisti, giudica positivamente l’apertura dell’esponente governativo. “Quando parliamo del disegno legge sulla malattia e l’infortunio dei professionisti poniamo l’accento sulla necessità improrogabile del differimento dei termini di scadenza per i professionisti colpiti da eventi che impediscono loro di procedere con le attività lavorative. Una proposta trasversale che tuttavia ha incontrato diversi ostacoli che hanno fatto perdere del tempo prezioso. Mi auguro che il percorso legislativo possa essere approvato entro l’estate. Con questo spirito ho presentato l’emendamento al Dl Sostegni per ciò che riguarda il Covid. Anche in questo caso la proposta ha raccolto consensi bipartisan ma poi è stato bloccato dal Mef per la mancanza delle coperture. Siamo convinti che le risorse economiche individuate (5 milioni di euro), sarebbero più sufficiente. Su questo delicato argomento siamo pronti ad una determinata battaglia di civiltà. Ci batteremo con tutte le nostre forze per rivendicare il diritto da parte dei professionisti a potersi ammalare di Covid, senza dover pagare multe e sanzioni”.

Parere positivo sulla necessità di tutelare i professionisti è stato espresso anche dal deputato del Pd Umberto Buratti: “Condivido appieno la proposta per nuove tutele ai professionisti che, in particolare in questo periodo di Covid sono completamente esposti in tutti i sensi”.

Sul tema delle riforme, il parlamentare dem ha posto l’accento sull’intera materia fiscale, a partire da quella dell’Irpef, e dala richiesta dell’Europa di riequilibrare i carichi. “Dobbiamo ripensare l’intero sistema di tassazione declinandolo sui principi dell’equità e della sostenibilità. Vorrei rivolgere anche un appello al governo sulla delicata questione delle concessioni demaniali. La direttiva Bolkenstein è stata motivo di grande caos con ripercussioni durissime sui concessionari. E’ giunto il momento di aprire un confronto definitivo con l’UE su questo tema per fare chiarezza una volta per tutte. Non è possibile che ancora oggi gli operatori del settore sono costretti a ‘navigare’ nel mare dell’incertezza legislativa e giudiziaria. Con sentenze dei Tar spesso contraddittorie. Una situazione che di certo non invoglia a investire in un segmento che per l’Italia è strategico”.

La tutela dei professionisti è stata sollecitata anche dal senatore Stanislao Di Piazza (M5s): “Dobbiamo individuare un ‘paracadute’ per questa categoria che tuteli non solo nei confronti dell’emergenza Covid-19 ma anche in futuro. Occorre selezionare la formula giusta. Poi, sulle semplificazioni, che ritengo prioritarie, c’è la necessità di armonizzare il complesso sistema fiscale che complica le attività delle imprese e dei professionisti. Serve una riforma complessiva che metta fine alla mancanza di certezza fiscale, rivedendo gli scaglioni, cosa per la quale abbiamo ascoltato tutte le realtà coinvolte, per evitare che si continui a penalizzare i redditi medi. Quelli sopra i 30mila euro. Accanto a questo, è oramai prioritario risolvere il problema dell’accesso al credito per le microimprese e le Pmi eliminando tutti gli infiniti ostacoli che ne impediscono l’ottenimento della liquidità”.

Secondo Paolo Longoni (consigliere d’amministrazione della Cnpr): “In Italia è necessario semplificare tutte le procedure, riducendo i vincoli legati a percorsi burocratici, attuando il massimo decentramento possibile nelle decisioni e liberando dai timori i dirigenti della Pubblica amministrazione. Occorre inoltre intervenire in materia di crisi delle grandi imprese con strumenti più moderni rispetto a quelli delle procedure dell’amministrazione straordinaria e dell’amministrazione giudiziaria speciale. Due procedure spesso deludenti con risultati scarsi e a lunghissimo termine”.

Sul tema della semplificazione si è espressa anche Angela Perrone (commercialista e revisore legale dell’Odcec Roma): “Con il Parlamento che entro il 31 luglio riferrà sulla legge delega per la riforma dell’Irpef possiamo dichiarare ufficialmente aperto il ‘cantiere delle riforme’. Poi si dovrà passare ad affrontare il tema più ampio della materia fiscale e già si notano i distinguo tra il premier Draghi e altri esponenti del governo. La disputa tra modello danese, modello tedesco e atre ipotesi è tuttora accesa”.

 

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