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Pfizer alla Race for the Cure con una campagna sulla qualità di vita nel tumore al seno metastatico

Provera (Pfizer Italia): “La Voce oltre la Cura è nata dal profondo desiderio di ascoltare davvero le storie ed i bisogni delle donne che affrontano il tumore al seno metastatico, andando ben oltre i numeri e le statistiche”

Pfizer alla Race for the Cure con una campagna sulla qualità di vita nel tumore al seno metastatico

Pfizer a Race for the Cure con “La Voce oltre la Cura”: focus sulla qualità di vita nel tumore al seno metastatico

In occasione della 27ª edizione della Race for the Cure, l’iniziativa promossa da Komen Italia dedicata alla prevenzione e alla lotta contro il tumore al seno, Pfizer ha preso parte all’evento presentando la campagna di sensibilizzazione “La Voce oltre la Cura. Qualità di vita e tumore al seno metastatico”, focalizzata sulle donne affette da carcinoma mammario metastatico. Il progetto è stato pensato per rafforzare l’attenzione sulla qualità della vita e sul ruolo centrale della persona durante il percorso terapeutico, includendo anche quegli aspetti meno evidenti ma fondamentali dell’esperienza di malattia. La presenza dell’azienda all’edizione 2026 si inserisce inoltre in una collaborazione storica che dura da oltre 25 anni al fianco della manifestazione.

Secondo le più recenti rilevazioni 2025 dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), in Italia le donne che vivono dopo una diagnosi di tumore della mammella sono circa 925.000, di cui circa 55.000 con forma metastatica. I progressi della ricerca clinica e la disponibilità di terapie sempre più mirate hanno contribuito ad aumentare la sopravvivenza, rendendo però sempre più centrale l’attenzione alla qualità della vita, intesa come equilibrio tra gestione della patologia, autonomia quotidiana e benessere psicologico, fisico ed emotivo.

In questo contesto si colloca il progetto “La Voce oltre la Cura. Qualità di vita e tumore al seno metastatico”, che mira a dare spazio anche agli aspetti meno visibili del percorso di cura, come bisogni non espressi, vissuti individuali e dimensioni emotive spesso non intercettate, con particolare attenzione a tre ambiti fondamentali dell’esperienza della malattia: ascolto, percezione del corpo e relazione con il tempo.

Il progetto ha preso avvio proprio durante la Race for the Cure, dove è stato attivato attraverso iniziative pensate per tradurre l’ascolto in esperienza diretta e momento di confronto. All’interno dello spazio dedicato da Pfizer, concepito come punto informativo e di accoglienza, è stato realizzato anche “L’angolo delle parole mai dette”, un luogo aperto a donne, caregiver, familiari e amici, pensato per condividere emozioni, pensieri e necessità legate alla malattia, spesso non emerse nei percorsi clinici tradizionali. A questa attività si è affiancato un momento di approfondimento strutturato, una tavola rotonda dedicata al ruolo delle Breast Unit come ambienti in cui l’ascolto del paziente si traduce in decisioni cliniche condivise e percorsi terapeutici personalizzati.

La Voce oltre la Cura è nata dal profondo desiderio di ascoltare davvero le storie ed i bisogni delle donne che affrontano il tumore al seno metastatico, andando ben oltre i numeri e le statistiche“, racconta Marco Provera, Oncology Lead di Pfizer in Italia. “Da anni siamo impegnati nella ricerca sul tumore al seno metastatico, contribuendo a significativi progressi clinici che oggi ci consentono di porre una sempre maggiore attenzione non solo all’aspettativa, ma anche alla qualità di vita delle donne, intesa come benessere fisico, psicologico ed emotivo. Essere parte della Race for the Cure rappresenta per noi un momento unico e prezioso: è il luogo dove l’ascolto prende forma concreta, grazie al dialogo con le associazioni pazienti, gli specialisti multidisciplinari che compongono le Breast Unit e le donne, che ogni giorno vivono questa realtà. Solo partendo da questo ascolto autentico possiamo dare risposte che siano davvero umane e vicine a ciò che conta di più per le persone“.

Il valore dell’ascolto come elemento strutturale del percorso di cura è stato ulteriormente approfondito da Alessandra Fabi, Responsabile Medicina di Precisione in Senologia presso il Policlinico Gemelli e moderatrice della tavola rotonda, che ha sottolineato come il dialogo con la paziente sia parte integrante della presa in carico: “L’ascolto è parte integrante della presa in carico della paziente“, afferma Alessandra Fabi, Responsabile Medicina di Precisione in Senologia Policlinico Gemelli e moderatrice della tavola rotonda. “Nelle Breast Unit ascoltare significa creare uno spazio di relazione autentica in cui la donna possa sentirsi accolta nella sua globalità. È dal dialogo continuo tra team multidisciplinare e pazienti che nascono percorsi terapeutici realmente personalizzati, in cui la persona è al centro del percorso di cura“.

A partire da questa prospettiva, il confronto ha evidenziato come nelle Breast Unit l’ascolto debba includere anche elementi non immediatamente visibili. Lo ha spiegato Stefano Magno, Responsabile Terapie Integrate del Policlinico Gemelli: “Nelle Breast Unit, l’ascolto deve includere anche ciò che non è immediatamente visibile o misurabile. Sintomi come fatigue, insonnia o dolore incidono profondamente sulla vita delle pazienti e devono essere riconosciuti come parte integrante del quadro clinico”, continua il Dott. Magno. “In questo senso, i feedback diretti delle pazienti, anche attraverso strumenti come i PROMs, diventano fondamentali per comprendere tollerabilità dei trattamenti e impatto sulla qualità di vita, valorizzando il ruolo attivo della paziente e accompagnandola verso una maggiore consapevolezza del percorso terapeutico e degli aspetti legati allo stile di vita“.

La discussione si è poi spostata su una dimensione più personale, legata al rapporto con il proprio corpo e alla percezione del tempo. Giusy Giambertone, delegata della Regione Lazio per Europa Donna Italia, ha evidenziato come il percorso di cura passi anche attraverso la riconquista del proprio corpo: “Nel nostro lavoro accanto alle donne emerge con grande forza il bisogno di ritrovare una connessione autentica con il proprio corpo, che spesso viene vissuto come un doloroso promemoria della malattia“, spiega Giusy Giambertone, delegata della Regione Lazio per Europa Donna Italia. “Il percorso è quello di restituirgli significato, riconoscendolo come spazio di identità, femminilità e relazioni. Questo avviene attraverso supporto psicologico e approcci integrati che aiutano a ricostruire un equilibrio tra corpo e mente, permettendo alla persona di affermarsi al di là della diagnosi“.

Anche la dimensione temporale, profondamente modificata dalla malattia, è stata al centro del confronto. Alba Di Leone, Presidente Komen Italia e di Think Pink Italy ETS, ha sottolineato come il tempo rappresenti una risorsa da preservare e riorganizzare: “Il tema del tempo è centrale“, racconta Alba Di Leone, Presidente Komen Italia e di Think Pink Italy ETS, “la malattia impone ritmi e priorità nuove. Per questo è fondamentale lavorare su percorsi di cura più sostenibili, che riducano la cosiddetta time toxicity: un deterioramento importante della quotidianità tra visite frequenti e lunge attese. È fondamentale, quando possibile, favorire strumenti per riorganizzare le priorità, in modo da consentire alle donne di recuperare tempo di qualità da dedicare a sé stesse, alle relazioni e alla propria esistenza“.