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Stoppani (FIPE-Confcommercio): “Per il gioco non servono meno regole, ma regole migliori”

Il presidente di FIPE durante il Forum ACADI 2026 richiama la necessità di completare il riordino del gioco fisico e punta su una regolazione nazionale uniforme, formazione, tecnologia e responsabilità delle imprese

Stoppani (FIPE-Confcommercio): “Per il gioco non servono meno regole, ma regole migliori”

Il presidente di FIPE durante il Forum ACADI 2026 richiama la necessità di completare il riordino del gioco fisico e punta su una regolazione nazionale uniforme, formazione, tecnologia e responsabilità delle imprese. Al centro, la tutela delle persone e il contrasto all’illegalità.

Una regolazione non dovrebbe essere giudicata soltanto per le intenzioni che la ispirano, ma soprattutto per gli effetti concreti che produce sulle persone e sulla collettività. È da questo principio che il presidente di FIPE Confcommercio, Lino Stoppani, ha sviluppato il suo intervento durante il Forum ACADI 2026, dedicato all’“impatto sociale delle regole”.

Nel settore del gioco con vincite in denaro, ha sottolineato Stoppani, la questione assume un rilievo particolare perché le scelte normative incidono contemporaneamente sulla legalità, sulla tutela delle persone più fragili e sulla responsabilità delle imprese.

Il presidente di FIPE ha richiamato innanzitutto l’attenzione sul riordino ancora incompleto del settore. Se il Governo ha esercitato la delega parlamentare sul gioco a distanza, resta infatti da definire la disciplina della rete fisica, che continua ad avere un peso rilevante per numero di giocatori, dimensione economica, presenza territoriale e occupazione. Una rete che attende una cornice nazionale organica in materia di distribuzione dell’offerta, orari, innovazione, formazione e rapporti tra Stato, Regioni e Comuni.

Uno dei passaggi centrali dell’intervento ha riguardato il ruolo dell’impresa autorizzata. Secondo il presidente di FIPE, la vera alternativa non è tra gioco e assenza di gioco, ma tra un’offerta legale, tracciabile e controllabile e un’offerta abusiva, opaca e incontrollata. L’operatore autorizzato è sottoposto a controlli, risponde alla legge, forma il personale e collabora con le autorità. L’operatore illegale, al contrario, non offre le stesse garanzie nella verifica dell’età, nell’intercettazione delle situazioni di fragilità e nel rispetto delle regole.

Da qui il valore attribuito alla rete dei pubblici esercizi, che rappresenta quasi la metà della rete regolamentata, con oltre 35 mila punti tra sale, bar ed esercizi di prossimità. Questa presenza capillare, secondo Stoppani, può diventare un elemento di tutela: un luogo nel quale rendere visibile la legalità, praticare concretamente la prevenzione e intercettare situazioni problematiche prima che si aggravino. Nel suo intervento al Forum ACADI, il presidente di FIPE ha quindi indicato cinque direttrici sulle quali costruire una regolazione più efficace.

La prima riguarda il presidio del territorio. Secondo FIPE, la protezione non può essere affidata principalmente alle distanze dai cosiddetti luoghi sensibili o alle limitazioni degli orari. Occorre piuttosto qualificare i punti vendita, controllare gli accessi e responsabilizzare efficacemente gli esercenti, anche attraverso il supporto delle nuove tecnologie. La seconda riguarda l’unità della cornice regolatoria. Regioni e Comuni devono essere coinvolti, ma all’interno di un quadro nazionale in grado di assicurare uniformità nelle regole relative a orari, distribuzione dell’offerta e standard dei punti vendita.

Il terzo punto è la formazione. Per Stoppani, la competenza degli operatori rappresenta una delle prime forme di prevenzione: un addetto preparato e responsabile può avere un ruolo concreto nella tutela dei consumatori. Per questo FIPE sostiene la necessità di una formazione nazionale e certificata, uniforme per tutti gli addetti. Una posizione ribadita anche attraverso l’Avviso Comune sottoscritto da FIPE ed EGP FIPE con le organizzazioni sindacali nazionali dei lavoratori maggiormente rappresentative dei pubblici esercizi.

Il quarto elemento è la tecnologia, considerata una vera infrastruttura di tutela. Verifica dell’età, strumenti di autoesclusione e automisurazione e sistemi capaci di individuare precocemente comportamenti anomali possono contribuire a rendere più efficace la prevenzione. Per il presidente di FIPE è quindi necessario mettere le imprese nelle condizioni di investire in queste soluzioni.

Infine, la prevenzione deve diventare una responsabilità condivisa. Né le imprese, né il sistema sanitario, né il Terzo Settore possono affrontare da soli il problema. Occorre costruire alleanze territoriali che valorizzino le buone pratiche esistenti e permettano di accompagnare le persone più fragili verso adeguati percorsi di supporto. A tenere insieme questi principi è un altro concetto richiamato dal presidente di FIPE: “stesso mercato, stesse regole”.

Non è sostenibile, secondo Stoppani, imporre a una parte degli operatori obblighi, costi e responsabilità crescenti mentre altri soggetti possono operare fuori dalle regole o nelle aree grigie tra gioco fisico e gioco a distanza. Allo stesso modo, è necessario interrogarsi sull’adeguatezza di regole fiscali pensate quando il gioco era prevalentemente fisico rispetto a un mercato profondamente trasformato dalla dimensione digitale.

La richiesta avanzata da FIPE, dunque, non è quella di ridurre la regolamentazione. Al contrario, il presidente ha concluso sottolineando che le imprese del gioco legale non chiedono meno regole, ma regole migliori: capaci di contrastare più efficacemente il gioco minorile, rafforzare la prevenzione, utilizzare le potenzialità protettive della tecnologia e concentrare l’azione repressiva sull’illegalità, compresa quella transfrontaliera. In questa prospettiva, anche il contrasto ai flussi finanziari collegati al gioco illegale rappresenta, secondo quanto evidenziato da Stoppani, un terreno sul quale esistono ancora margini di intervento a livello internazionale.

Il messaggio conclusivo dell’intervento è quindi quello di superare una contrapposizione tra tutela sociale e attività economica. Salute, legalità e sostenibilità d’impresa, ha sostenuto il presidente di FIPE, non sono obiettivi in conflitto, ma aspetti della stessa responsabilità pubblica. Ed è dalla condivisione di questa responsabilità, anche da parte del legislatore, che secondo Stoppani occorre ripartire per costruire il futuro del gioco legale.

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