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Università, calano le matricole e frenano le Stem: ma per le telematiche si apre uno spazio nuovo nella corsa agli studenti

I primi dati del Mur segnalano un calo del 3,3% degli immatricolati a febbraio 2026. Tengono Economia e area umanistica, mentre cresce il peso della flessibilità formativa

Università, calano le matricole e frenano le Stem: ma per le telematiche si apre uno spazio nuovo nella corsa agli studenti
Università Statale di Milano

Meno iscritti negli atenei italiani, il rallentamento riapre il tema di modelli universitari più accessibili

L’università italiana rallenta. I primi dati elaborati dal Mur sulle immatricolazioni a febbraio 2026 indicano una flessione del 3,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno accademico precedente: i nuovi iscritti scendono da 338.893 a 327.468. È una frenata che pesa soprattutto perché arriva in un Paese che continua a registrare tassi di occupazione giovanile più bassi rispetto ai principali partner europei e che avrebbe bisogno, al contrario, di allargare la platea dei laureati.

I dati MUR confermano un’urgenza: l’università tradizionale, da sola, non riesce più a intercettare la domanda formativa in un’Italia che invecchia. Il calo delle STEM è un segnale d’allarme per il nostro PIL. In questo scenario, il modello delle telematiche non è solo un’alternativa, ma un pilastro strategico per rendere l’alta formazione flessibile e accessibile, abbattendo quelle barriere geografiche ed economiche che oggi frenano migliaia di potenziali talenti.

Il dato va letto con prudenza perché si tratta ancora di statistiche provvisorie. Il confronto, però, offre già una tendenza chiara: il sistema universitario fa più fatica a intercettare studenti. Il calo riguarda in particolare il primo anno di corso e coinvolge soprattutto gli atenei tradizionali, proprio mentre la domanda di formazione appare sempre più legata alla compatibilità con lavoro, tempi di vita e aggiornamento professionale.

A pagare il prezzo più alto sono le discipline Stem. L’intera area si ferma a 93.478 immatricolati, in calo sia nei valori assoluti sia nella quota percentuale. Scendono architettura e ingegneria civile, informatica e tecnologie Ict, agrario-forestale, medico-sanitario e farmaceutico, oltre alle scienze motorie e sportive. In controtendenza c’è invece l’ingegneria industriale e dell’informazione, che cresce da 41.403 a 44.901 iscritti.

Segnali diversi arrivano dall’area economico-giuridico-sociale, che somma 121.171 studenti. A brillare è soprattutto Economia, che passa da 51.632 a 52.635 matricole. Il settore giuridico sale da 25.866 a 26.307, mentre arretra l’area politico-sociale e comunicazione, che scende da 28.463 a 28.386. Psicologia registra invece un lieve aumento, da 13.748 a 13.843.

L’area umanistica offre un altro spunto interessante. In valore assoluto gli immatricolati diminuiscono da 59.534 a 57.506, ma il peso sul totale resta elevato e sale dal 17,1% al 17,5%. Dentro questo comparto crescono educazione e formazione, che passano da 17.312 a 18.258, mentre arretrano arte e design, letterario-umanistico e linguistico.

È proprio dentro questa fotografia che le università telematiche possono leggere un’opportunità. Non perché il report del Mur misuri direttamente la loro performance, ma perché il calo complessivo delle immatricolazioni rimette al centro il nodo dell’accessibilità. Quando gli atenei tradizionali perdono capacità di attrazione, contano di più flessibilità, organizzazione dei tempi, compatibilità con il lavoro e possibilità di seguire un percorso senza l’obbligo della presenza costante. È su questo terreno che l’offerta telematica può consolidare la propria spinta.

La partita, insomma, non riguarda solo i numeri di oggi ma il modello universitario di domani. Se la base degli iscritti si restringe, diventa decisivo intercettare pubblici nuovi: lavoratori, adulti in formazione, studenti fuori sede, persone che cercano una laurea compatibile con altri impegni. Le telematiche, in questo scenario, possono presentarsi non come alternativa di ripiego ma come una delle risposte più immediate a una domanda formativa che sta cambiando.