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Nvidia vola con il boom dell’IA: ricavi record. Parte la sfida Musk-Altman a colpi di Ipo

Il gruppo guidato da Jensen Huang batte le attese con ricavi a 81,6 miliardi e spinge il buyback da 80 miliardi

Nvidia vola con il boom dell’IA: ricavi record. Parte la sfida Musk-Altman a colpi di Ipo
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Nvidia accelera ancora grazie al boom dell’intelligenza artificiale e archivia un trimestre record. Il colosso dei chip ha chiuso i primi tre mesi dell’anno con ricavi in crescita dell’85% a 81,6 miliardi di dollari e un utile netto di 58,3 miliardi, oltre tre volte rispetto allo scorso anno e ben sopra le attese del mercato. A trainare i risultati sono soprattutto i data center, che hanno generato 75,2 miliardi di ricavi. I conti spingono il gruppo ad annunciare un nuovo piano di buyback da 80 miliardi di dollari e un aumento del dividendo a 25 centesimi per azione. “Lo sviluppo delle infrastrutture per l’IA sta accelerando a una velocità straordinaria”, ha dichiarato l’amministratore delegato Jensen Huang, definendolo “la più grande espansione infrastrutturale della storia umana”.

Per il secondo trimestre Nvidia prevede ricavi compresi tra 89,18 e 92,82 miliardi di dollari. Una guidance considerata prudente da parte del mercato, dove alcuni analisti si aspettavano ricavi fino a 96 miliardi: il titolo è così arrivato a perdere oltre il 3% nelle contrattazioni after hours. Il rally di Nvidia arriva mentre si intensifica anche la corsa finanziaria all’intelligenza artificiale. Secondo indiscrezioni, OpenAI sarebbe pronta a presentare a breve la documentazione per la quotazione in Borsa, con una valutazione che potrebbe superare i 1.000 miliardi di dollari.

Sul fronte opposto Elon Musk rilancia la sfida a Sam Altman: SpaceX ha depositato alla Sec il prospetto per la propria Ipo, che potrebbe diventare la più grande della storia. La società punta a raccogliere circa 75 miliardi di dollari e a quotarsi al Nasdaq con il ticker “Spcx”, per una valutazione stimata oltre i 2.000 miliardi. La corsa all’IA continua però ad alimentare anche dubbi e timori negli Stati Uniti, soprattutto per l’impatto energetico dei data center e per le possibili conseguenze sul mercato del lavoro. In controtendenza rispetto a molti economisti, Jeff Bezos ha sostenuto che l’intelligenza artificiale non provocherà una distruzione di posti di lavoro, ma addirittura una futura “carenza di manodopera“.

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