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Opas Tim, Poste rilancia ancora: ecco qual è l’obiettivo. L’analisi

Per gli analisti il rilancio, a quattro giorni dalla chiusura dell’operazione promossa il 20 marzo scorso, aumenta le possibilità di successo dell’offerta

Opas Tim, Poste rilancia ancora: ecco qual è  l’obiettivo. L’analisi
Poste Italiane, sede

Poste rilancia su Tim e le conseguenze sono immediate in Borsa. Infatti l’azione Telecom Italia è salita del 2,5% a Piazza Affari a 7,65 euro, a fronte dei 7,66 euro dell’offerta di Poste azzerando dunque lo sconto di poco meno del 3% a cui l’offerta trattava alla chiusura di Borsa di ieri. Per gli analisti il rilancio, a quattro giorni dalla chiusura dell’operazione promossa il 20 marzo scorso, aumenta le possibilità di successo dell’offerta che fino ad ora languiva con adesioni pari solo al 6,15%.

L’offerta sale dunque da 1,67 a 1,97 euro mentre resta invariata quella in titoli, con 0,218 azioni di nuova emissione di Poste per una della società tlc. Il dato più importante del comunicato è però un altro. Ossia la rinuncia dell’obiettivo di raccogliere il 66,67% del capitale (Poste ha già un 20% mentre oltre il 50% è in mano a fondi italiani e soprattutto internazionali) che era stato fissato come condizione dell’offerta pena la decadenza dell’Opas. E dunque l’obiettivo del delisting di Telecom Italia dal listino di Borsa Italiana si allontana nel senso che potrà essere riproposto se verrà raggiunta la quota del 66,67% o superiore. 

Per capire cosa accadrà agli azionisti Tim che non aderiranno all’Opas bisognerà attendere venerdì prossimo, giorno di chiusura dell’operazione. L’offerta comunque sarà riaperta dal 21 al 26 settembre. Da quel momento gli scenari potranno essere molteplici. Poste acquisterà dunque anche un quantitativo inferiore al 66,67% con l’obiettivo di diventare comunque l’azionista di maggioranza anche se relativa. Infatti, se resta sotto il 50% del capitale, la governance che andrà negoziata con altri soci. La società di Matteo Del Fante  comunque rivendica la bontà dell’operazione per la creazione di un campione nazionale sul fronte dei servizi innovativi digitali.

Se la quota raggiunta supererà il 50% Poste sarà azionista di maggioranza controllando l’assemblea ordinaria. Potrà nominare il cda ma non ha i numeri per l’assemblea straordinaria per fusioni o modifiche dello statuto. Cosa che potrà avvenire solo con il superamento del 66,67% condizione necessaria per il delisting che però non è obbligatorio. Infatti solo in caso di adesione al 95% scatta l’obbligo di ritirare il titolo dalle contrattazioni. In ogni caso il gruppo di Del Fante concluderà il processo di Opas e avrà comunque una quota di maggioranza almeno relativa necessaria per portare avanti le strategie e sinergie promesse ed eventualmente cercando di completare l’operazione di delisting in momenti successivi. Certo la situazione è più fluida. Tra gli interrogativi c’è quello della governance. Riuscirà l’ad Pietro Labriola a restare al vertice del Gruppo Tim?  

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