OpenAI sposta l’IPO al 2027, i dubbi sono ancora molti. SoftBank crolla in Borsa
Le azioni di SoftBank sono scese alla Borsa di Tokyo del 12% dopo che il New York Times ha scritto che OpenAI starebbe valutando di rinviare la propria offerta pubblica iniziale (IPO) dal terzo trimestre 2026 al 2027. Softbank è uno dei principali investitori di OpenAi con una quota del 12%.
I consulenti di OpenAI hanno esortato l’amministratore delegato Sam Altman ad adottare un approccio cauto riguardo al collocamento della società che ha sviluppato ChatGPT. OpenAI puntava a una valutazione fino a 1.000 miliardi di dollari, in aumento rispetto all’ultima round di collocamento privato che valutava la società di 730 miliardi di dollari. Il New York Times ha scritto che le banche consulenti dell’operazione hanno frenato sul collocamento vista la volatilità dei mercati azionari e i dubbi sulla capacità delle società di intelligenza artificiale di giustificare valutazioni così elevate. Ma piuttosto che abbassare l’obiettivo di raccolta per accelerare il processo di quotazione, i dirigenti di OpenAI stanno valutando di attendere fino al 2027.
L’azienda madre dello sviluppo dell’intelligenza artificiale ha raggiunto lo storico traguardo di 2 miliardi di dollari al mese di ricavi. Ma le comunicazioni finanziarie pre-ipo fatte a Wall Street hanno rivelato anche una perdita netta molto elevata pari a 38,5 miliardi nell’ultimo anno, trainata da una spesa massiccia di 34 miliardi in potenza di calcolo, ricerca e sviluppo e ristrutturazioni aziendali. Certo, il clamoroso ingresso di SpaceX in Borsa a inizio mese era stato interpretato come un segnale positivo per i collocamenti di OpenAI e della rivale Anthropic.
Le tre società avrebbero realizzato una tripletta di quotazioni tech dalle valutazioni elevate: oltre mille miliardi di dollari l’una. Ma dopo tre sedute positive le azioni di SpaceX hanno cominciato a scendere fino a 153 dollari rispetto al picco di 202 dollari raggiunto. Questo arretramento, unito alla più ampia volatilità del settore tecnologico, ha spinto gli investitori ad essere prudenti. Il dubbio è semplice: riusciranno i ricavi legati all’intelligenza artificiale generativa a tenere il passo con gli astronomici costi infrastrutturali necessari per svilupparla?

