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Pacchi extra Ue, nuova mazzata: da novembre scatta la nuova tassa da 2 euro

In molti casi si sommerà ai 3 euro già in vigore, portando il sovrapprezzo a 5 euro a prodotto

Pacchi extra Ue, nuova mazzata: da novembre scatta la nuova tassa da 2 euro
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Pacchi extra Ue, da novembre scatta il prelievo di 2 euro: chi paga e quali sono le regole

Dal prossimo mese, salvo imprevisti dell’ultima ora o uno stop da parte di Europarlamento e Consiglio dell’Unione, debutterà alle dogane il nuovo importo di gestione collegato alle norme doganali aggiornate. Negli ultimi giorni, gli uffici fiscali di Bruxelles hanno diffuso un manuale aggiornato che chiarisce punto per punto come funzionerà questo passaggio.

Il contributo sui pacchi in arrivo

Il nuovo prelievo entrerà in vigore all’inizio di novembre. Questo contributo di gestione ha una finalità esclusivamente pratica: serve infatti a rimborsare gli ingenti costi d’ufficio sostenuti dai controllori europei per accertare che i beni siano sicuri e di qualità. Un lavoro cruciale: le verifiche mirate svolte nel 2025 su tecnologia, giochi, trucchi e integratori hanno dimostrato che oltre 6 prodotti su 10 non rispettavano le regole europee, per via di sostanze proibite o etichette incomplete. L’intento principale è frenare lo strapotere dell’e-commerce senza freni.

A cosa si applica

La quota fissa è di 2 euro per ogni singolo pezzo comprato in rete da un commerciante non europeo, a prescindere dall’importo dell’articolo. A differenza della misura provvisoria da 3 euro attiva da luglio (valida solo per le spedizioni entro i 150 euro), questo nuovo contributo non prevede tetti di spesa né scadenze temporali. Riguarderà qualunque compera a distanza di beni spediti ai cittadini europei da venditori esteri (Cina in testa).

La sovrapposizione dei costi

Come ricordato, da quest’estate è già presente una cifra provvisoria di 3 euro per ogni voce doganale, prevista fino a metà 2028 per i pacchi sotto i 150 euro che rispettano determinati parametri. Da novembre i due importi si sommeranno per gli ordini di valore inferiore a quella cifra, portando il totale da versare a 5 euro al pezzo. Per gli acquisti oltre i 150 euro, invece, la nuova quota si aggiungerà alle spese doganali ordinarie.

La gestione dei resi

Bisogna fare attenzione anche all’eventuale restituzione del pacco. Il contributo scatta nel momento esatto in cui la documentazione viene registrata e non si può riavere indietro. Si paga anche se la merce viene bloccata o la pratica annullata, dato che gli operatori hanno comunque effettuato la lavorazione.

La misura da 3 euro valida fino al 2028

Il prelievo da 3 euro stabilito dalle norme europee si applica temporaneamente a tutti i beni ordinati online e spediti nell’Unione fino a un tetto di 150 euro. Con il superamento dell’esenzione sui piccolissimi pacchi, questo importo — stabilito per due anni fino a luglio 2028 — si paga a prescindere dalle modalità d’Iva usate e riguarda anche prodotti prima esclusi da determinati sconti, come alcolici, fragranze e tabacchi. Vale anche se la merce non viaggia direttamente dal Paese d’origine al cliente finale. I vertici europei si riservano di decidere entro fine 2027 se prolungare la misura.

Chi si occupa del pagamento

Il vademecum specifica quali sono le figure responsabili del versamento, individuando prima di tutto chi presenta la documentazione in dogana. Può trattarsi dei gestori delle piattaforme con corsia Iva semplificata, delle aziende che usano procedure speciali, dei rappresentanti indiretti o di altri intermediari incaricati di seguire le pratiche.

Il nodo della tassa italiana da 2 euro

Sullo sfondo resta la questione del contributo nazionale da 2 euro programmato dall’Italia. Pensata inizialmente con la legge di bilancio per il 2026 per anticipare l’Europa, questa imposta è stata poi messa in pausa dai ritmi rapidi di Bruxelles. L’avvio, fissato prima a luglio, è già slittato due volte (a ottobre e poi a dicembre). Se il Governo decidesse di eliminarla per non far pagare due volte i cittadini, si creerebbe un ammanco nei conti pubblici; d’altro canto, sommarla alla quota europea risulterebbe molto complicato da gestire.

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