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Banche venete, non solo Npl. Padoan ha in mano un tesoretto da 1,2 mld

E sul decreto arriva un emendamento del relatore in Commissione Finanze alla Camera: si amplia la platea dei rimborsi per gli obbligazionisti

Banche venete, non solo Npl. Padoan ha in mano un tesoretto da 1,2 mld
banca popolare vicenza

E’ soddisfatto il ministro dell’Economia e Finanza, Pier Calo Padoan, che parlando alla radio rassicura: non vi saranno ulteriori “focolai di crisi” dopo la liquidazione di Bpvi e Veneto Banca. Al di là dell’ottimismo “d’ordinanza”, Padoan ha qualche asso nella manica per contenere il costo di un intervento straordinario che potrebbe costare allo stato fino a 17 miliardi (i 5 miliardi “anticipati” a Intesa Sanpaolo più i 12 miliardi di garanzie offerti sempre all’istituto guidato da Carlo Messina) e che non ha mancato di dare adito a molte critiche.

RIMBORSI OBBLIGAZIONI BANCHE VENETE/ Ampliare la platea dei risparmiatori di Veneto Banca e Popolare Vicenza che potranno accedere al rimborso delle obbligazioni subordinate. E’ la proposta avanzata dal relatore al decreto, Giovanni Sanga (Pd) con un emendamento che prevede il rimborso dei bond acquistati entro il 1 febbraio 2016. La domanda andrà inoltrata al Fitd entro il 31 ottobre.

Tra gli asset che Intesa Sanpaolo non si è offerta di rilevare e dunque sono rimasti alla Sga (Società gestione attivi, la bad company che 20 anni fa ereditò già le attività deteriorate del Banco di Napoli, i cui asset sani vennero rilevati dall’Istituto SanPaolo, poi confluito in Intesa Sanpaolo) figurano infatti 18 miliardi lordi di sofferenze assorbite dalle due banche e trasferiti per 10 miliardi (valore di libro a fine 2016) e 2 miliardi di partecipazioni. Proprio tra queste ultime potrebbe nascondersi un “tesoretto” per Padoan che andrebbe a ridurre l’esborso finale per il Tesoro e dunque per i contribuenti italiani.

Le partecipazioni in questione fanno riferimento al 71,4% di Banca Intermobiliare (Bim), al 40% di Arca Sgr, al 9% di Cattolica Assicurazioni, al 40% delle joint venture di bancassurance Berica Vita, Cattolica Life ed ABC Assicura (costituite con la stessa Cattolica Assicurazioni) oltre che al 70,8% di Farbanca e al 100% di Prestinuova. Quanto valgono realmente queste partecipazioni? Meno dei 2 miliardi per cui sono iscritte in bilancio, ma sicuramente non zero, anzi. Partiamo dalle quotate: Banca Intermobiliare in borsa capitalizza poco più di 217 milioni di euro, mentre Cattolica Assicurazioni capitalizza circa 1.207 milioni. Ne deriverebbe un valore rispettivamente di 155 e di 109 milioni di euro. Ma con un patrimonio netto di 237,2 milioni a fine 2016 Banca Intermobiliare potrebbe valere circa 882 milioni, applicando un multiplo quale il price/book value (prezzo/patrimonio netto) medio delle principali società di asset management quotate, che Bloomberg indica pari a 3,8 volte. Il che vorrebbe dire un valore di circa 630 milioni per la partecipazione finita in mano a Sga.

In base allo stesso calcolo Arca Sgr, il cui patrimonio netto a 31 dicembre 2016 era pari a 217,9 milioni, varrebbe circa 828 milioni (il che appare verosimile, visto che nel 2015 Anima aveva provato a offrire tra 700 e 800 milioni per il 100% della società) e dunque il suo 40% circa 331 milioni. Naturalmente sia nel caso di Banca Intermobiliare sia di Arca Sgr i potenziali acquirenti potrebbero cercare di giocare al ribasso, tuttavia se non interverranno fattori “politici” quali il tentativo di conservare “in mani italiane” il controllo delle due società, è verosimile che le valutazioni non si discostino eccessivamente da quelle medie di mercato e che dunque già da queste due partecipazioni Sga possa incassare 900-960 milioni di euro.

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Vi è poi la quota in Cattolica Assicurazioni: in questo caso il multiplo è pari a circa 0,9 volte, a fronte di un patrimonio netto (a fine marzo) pari a 2.129 milioni, che vorrebbe dire un valore di 1.916 milioni per l’intera compagnia assicurativa (circa il 37% più dell’attuale capitalizzazione) e di circa 172 milioni per la quota ora in mano a Sga. Più delicata la questione riguardante il 40% posseduto in ciascuna delle trae joint-venture di bancassurance stipulate proprio con l’assicurazione veronese che qualche mese fa ha rescisso unilateralmente l’accordo avvalendosi della facoltà di cedere (a Bpvi) le proprie quote (il 60% di ciascuna joint-venture) per un controvalore di 186,1 milioni. Se Cattolica Assicurazione cambiasse idea, magari per poter poi stipulare un nuovo accordo di bancassurance con un altro partner (si è parlato nelle ultime settimane di Creval piuttosto che di Banco Bpm), Sga passerebbe all’incasso, altrimenti dovrebbe sobbarcarsi prima un ulteriore esborso e poi cercar di collocare il 100% delle tre società sul mercato.

In ogni caso con un patrimonio netto complessivo di poco meno di 123 milioni a fine 2016 le quote in questione varrebbero poco più di 49 milioni (per il 40%) ovvero 111 milioni (per il 100%), dunque molto meno di quanto Cattolica Assicurazione pretende per il suo 60%, cosa che come minimo dovrebbe portare a rinegoziare tale prezzo. Infine resterebbero da vendere il 70,8% di Farbanca e il 100% di Prestinuova, iscritte in bilancio rispettivamente a 43,9 e a 35 milioni di euro. Posto che la valutazione sia congrua si tratterebbe di una ulteriore ottantina di milioni. Pallottoliere alla mano, Sga può sperare di cedere il tutto (tra cui anche Bim Suisse, controllata elvetica di Banca Intermobiliare per cui è stata oggi prorogata fino a fine mese l’esclusiva concessa a Banca Zarattini per rilevare il 100% della società) per una cifra tra i 600 e i 1.200 milioni di euro. Una forchetta molto ampia, come si vede, indicativa del fatto che molto dipenderà dalla pazienza e abilità di coloro che saranno incaricati di trattare la vendita e dall’effettivo interesse dei potenziali acquirenti.

Se tutto andrà bene, tuttavia, Padoan potrebbe trovare oltre la metà degli 1,7 miliardi di euro che spera di ricavare dagli asset conferiti a Sga già cedendo queste partecipazioni. Quanto ai 18 miliardi nominali di sofferenze, se queste fossero in gran parte “unsecured” varrebbero, a prezzi di mercato, tra il 5% e il 10% del valore nominale, ossia tra 900 milioni e 1,8 miliardi. Nell’ipotesi peggiore Sga dovrebbe incassare dunque non meno di 1,5 miliardi complessivi, ma vi è la possibilità che la cifra salga fino a 3 miliardi. Padoan tirerebbe un sospiro di sollievo, i contribuenti italiani pure.

Luca Spoldi