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Economia

"E' ovvio che la Cina contagia il resto dei paesi limitrofi ma anche l'andamento delle Borse europee e americaner". Gianluca Verzelli, vice-direttore centrale di Banca Akros, analizza con Affaritaliani.it l'ennesimo tonfo dei mercati azionari asiatici. "L'elemento scatenate di questa crisi ferragostana è stato lo scoppio della bolla cinese e il ritorno a previsioni di crescita meno ottimistiche. Da anni diciamo che la Cina, insieme agli Stati Uniti, è il motore che dà la spinta alla ripresa economica mondiale, se viene meno il presupposto fondamentale tutto viene messo in discussione. Ora dobbiamo capire se è una crisi ferragostana, quindi una correzione, o se invece è in atto un rallentamento globale e un'inversione di tendenza. Lo capiremo con il ritorno di tutti gli operatori dalla vacanze e non con i mercati vuoti e molto volatili. Tutti i report delle case d'affari a inizio 2015 erano ottimisti sulla crescita mondiale e c'erano grandi aspettative. La Cina è un elemento di brusco stop e questo scenario va rivisto, come stanno stanno facendo i mercati. In certi momenti saliva tutto, azioni, bond e materie prime. Ma non deve essere sempre così, si può anche stare liquidi per un certo periodo. Meglio attendere, stand-by per capire cosa accadrà e per vedere se ci saranno opportunità".

Ultima seduta settimanale da dimenticare per la Borsa di Milano che ha chiuso in forte calo, e sui minimi di giornata, una sessione sempre negativa, a parte un tentativo di recupero a fine mattinata. Piazza Affari, in linea con il resto dei mercati europei, continua a essere penalizzata dalla preoccupazione degli investitori per l'andamento dell'economia cinese, cui si aggiunge l'incertezza politica in Grecia dopo le dimissioni di Tsipras. Il bilancio finale ha visto il Ftse Mib cedere il 2,83% e perdere cosi' quota 22mila punti (21.746); All Share -2,78%. Particolarmente bersagliato dalle vendite il comparto finanziario; mentre si e' salvato il titolo Saipem, l'unica blue chips a chiudere con il segno positivo.

Pesanti ribassi in particolare per i bancari, con Bpm a -4,56%, Mediobanca -4,65%, Intesa Sanpaolo -3,6%, Unicredit -3,49%. Tra gli assicurativi Generali -3,08%, nel risparmio gestito Mediolanum -2,08%. Saipem, reduce dai minimi degli ultimi sei mesi, e' stato l'unico titolo in positivo del listino principale con un +0,54%. Tra gli altri energetici, Enel -2,07%, Eni -2,72%. Negativi anche gli industriali (Fca -1,36%, Finmeccanica -2,36%) e il lusso, con Tod's a -0,94%, Ferragamo -1,76% e Luxottica -2,69%. Telecom Italia in calo dell'1,14% a quota 1,124 euro per azione.

Chiusura in forte calo per le borse europee, zavorrate dai timori per la frenata dell'economia cinese rafforzati dai dati negativi sul manifatturiero. A pesare anche i bassi prezzi del petrolio, le incertezze della Fed sui tassi e l'instabilita' politica in Grecia. La performance peggiore e' quella di Parigi che cede il 2,94%; Londra perde il 2,5%. A Milano l'indice Ftse Mib segna -2,83% a 21.746 punti. Francoforte va giu' del 2,7% e Madrid del 2,81%.

Negli Stati Uniti si è ormai parlato di "panic selling", le vendite incontrollate che segnano una brusca inversione di tendenza dei listini, ovviamente al ribasso. A usare la temuta locuzione è ad esempio l'agenzia Bloomberg che nota come la dinamica sembri destinata a espandersi anche all'Europa, dopo che gli indici di Wall Street hanno registrato perdite tali da erodere i guadagni da inizio anno.

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