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Economia
Parmalat/ Geronzi e Arpe, pg Cassazione: "Le condanne vanno confermate"

Vanno confermate le condanne inflitte all'ex presidente di Banca di Roma-Capitalia, Cesare Geronzi, e all'ex direttore generale di Capitalia, Matteo Arpe, nell'ambito del processo sulla vendita delle acque minerali Ciappazzi, una 'costola' dell'inchiesta sul crac della Parmalat. E' quanto ha sollecitato il sostituto pg di Cassazione, Pietro Gaeta, al termine di una lunga requisitoria davanti ai giudici della Quinta Sezione Penale della Suprema Corte, chiamati a decidere se rendere definitiva o meno la sentenza emessa dalla Corte d'Appello di Bologna, il 7 giugno 2013.

Secondo il pg Gaeta, vanno rigettati tutti i ricorsi presentati dagli imputati e, dunque, confermate la condanna a cinque anni per Geronzi, a tre anni e sette mesi per Arpe, nonche' quelle inflitte ad altri sei imputati. La Corte d'Appello bolognese aveva, nel giugno 2013, confermato la sentenza di primo grado, emessa dal tribunale di Parma il 29 novembre 2011.

Secondo il pg Gaeta, inoltre vanno confermate anche le pene accessorie inflitte dai giudici del merito agli imputati, quali l'interdizione dai pubblici uffici per un periodo pari a quello della condanna. Geronzi e' imputato per bancarotta fraudolenta e usura, mentre Arpe deve rispondere del reato di bancarotta fraudolenta. La sentenza dei supremi giudici e' attesa per i prossimi giorni: domani e dopodomani sono in programma le arringhe dei difensori, mentre la camera di consiglio, al termine della quale i giudici emetteranno sentenza, dovrebbe svolgersi presumibilmente venerdi' prossimo. Secondo l'accusa, la Parmalat di Calisto Tanzi avrebbe acquistato nel 2002 "a prezzo gonfiato" (35 miliardi di vecchie lire) l'azienda Di acque minerali siciliana Ciappazzi, dal 1996 di proprieta' di Ciarrapico: tale acquisto, secondo i pm sarebbe avvenuto su pressione di Banca di Roma. "Ciascuno pressava come poteva e dove poteva - ha detto il pg Gaeta nella sua requisitoria - Banca di Roma aveva bisogno di Parmalat per scaricare il fardello insostenibile di Ciarrapico, e Tanzi aveva bisogno di Banca di Roma: ognuno ha giocato la partita come poteva". Certo, ha rilevato il pg, la societa' Ciappazzi "era un totale disastro dal punto di vista economico, aveva strutture obsolete, completamente in eternit, che andavano bonificate e Parmalat non era mai stata interessata ad investire nelle acque minerali. I fatti smentiscono la tesi della libera scelta imprenditoriale, cosi' come quella del desiderio imprenditoriale di Parmalat di svilupparsi nel settore delle acque minerali". Se i supremi giudici accoglieranno la richiesta del pg, confermando le condanne, queste sarebbero coperte, in parte, da indulto, con, dunque, l'eventuale sconto di pena di tre anni.

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