In Francia Hollande si barcamena tra imprenditori e i lavoratori. Se da una parte si è autodefinito “il presidente delle imprese”, dall’altro ha dato il via libera a un provvedimento che non è piaciuto alle associazioni datoriali: dal primo gennaio, i nuovi contratti part-time non potranno avere durata inferiore alle 24 ore settimanali. Per quelli in corso, la data è rimandata al 2016.
Il provvedimento ha diviso il mondo del lavoro transalpino tra chi è convinto che rappresenti una protezione per i precari e chi pensa sarà un ostacolo a nuove assunzioni.
L’associazione delle piccole e medie imprese si oppone. I vincoli costerebbero “migliaia di costi di lavoro” perché, da qui al 2016, diminuiranno i contratti part-time. Soprattutto in quei settori (fast-food, volantinaggio, pulizia) dove l’impiego è ridotto a poche ore.
Il secondo intoppo, affermano i detrattori della legge, porterebbe in tribunale. Il dispositivo rende possibile alcune eccezioni. Ma nei casi previsti, dovrà essere il datore di lavoro a provare la necessità di un contratto più leggero. Il dipendente potrebbe quindi con facilità trascinare l’imprenditore davanti al Tribunale del Lavoro. Il rischio è un’ondata di cause.
Dall’altra parte della barricata, c’è chi pensa al nuovo contratto come a una garanzia per i precari. I vincoli sarebbero, al più, un falso problema. Prima di tutto perché già oggi, in Francia, la maggior parte dei contratti part-time super la 24 ore settimanali (la media è pari a 24,4). E poi perché la legge prevede tante e tali eccezioni da non limitare nuove assunzioni. Le nuove disposizioni non valgono per gli studenti under 26 o per tutti i lavoratori che richiedano esplicitamente non lavorare meno ore. Senza dimenticare che le singole categorie possono stipulare contratticollettivi che fissino altri limiti. Solo in assenza di questi accordi, si applicherà la soglia delle 24 ore.
