Le partite Iva dichiarano redditi medi in crescita nel 2024. Oltre metà dei lavoratori autonomi monitorati dagli ISA resta però sotto la soglia considerata affidabile dal Fisco.
Partite Iva, redditi su ma pagelle fiscali basse
Le partite Iva crescono e dichiarano di più, ma il Fisco continua a trovare milioni di posizioni poco convincenti. Le nuove tabelle del Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) sugli ISA 2024 mostrano un aumento dei redditi medi dell’8,6%, superiore alla crescita registrata dai lavoratori dipendenti. Dietro il miglioramento resta però una spaccatura netta.
Su circa 2,7 milioni di autonomi, professionisti e imprese individuali sottoposti agli Indici sintetici di affidabilità fiscale, il 53% rimane sotto la soglia considerata affidabile. Significa che più di un contribuente su due non raggiunge il punteggio che permette al Fisco di classificare la posizione come pienamente coerente con ricavi, costi, settore e dimensioni dell’attività.
Gli ISA funzionano come una pagella. Misurano l’affidabilità fiscale su una scala da 1 a 10. Chi ottiene punteggi alti può accedere a vantaggi nei controlli e nei rimborsi. Chi resta basso finisce in un’area più esposta alle verifiche.
Partite Iva ed evasione fiscale: i settori più osservati dal Fisco
Le differenze tra categorie sono ampie. Secondo i dati pubblicati, alcune attività dichiarano redditi molto più bassi rispetto ai contribuenti considerati affidabili nello stesso comparto. In certi casi il divario arriva fino a sei volte.
Tra le categorie più esposte compaiono attività legate a ristorazione, turismo, commercio, noleggio di autoveicoli, pesca, ricerche di mercato, tintorie, discoteche, scuole di danza e assistenza domiciliare. Sono settori dove pesa molto il rapporto tra incassi, costi dichiarati, personale impiegato e consumi necessari per svolgere l’attività.
Il caso dei ristoranti rende bene la distanza tra numeri ufficiali e percezione economica. Una quota molto alta di attività risulta sotto la soglia di affidabilità, nonostante prezzi aumentati, coperti pieni in molte aree turistiche e costi di gestione cresciuti. Il Fisco guarda proprio a queste incoerenze: se un’attività sostiene spese elevate ma dichiara utili molto bassi, l’algoritmo ISA abbassa il punteggio. Restano comunque in vigore strumenti di sostegno come il bonus giovani under 35.
Partite Iva, cosa rischia chi resta sotto soglia
Un punteggio ISA basso non equivale da solo a evasione accertata. Può però aumentare la probabilità di controlli, lettere di compliance e richieste di chiarimento. L’Agenzia delle Entrate usa questi indicatori per selezionare le posizioni dove i conti non tornano.
Per chi lavora in proprio, la differenza non è solo fiscale. Un contribuente con punteggio alto può ottenere benefici premiali, compensazioni più semplici e minori vincoli su alcuni adempimenti. Chi resta in basso perde queste agevolazioni e deve prepararsi a giustificare ricavi, margini e costi.
Il dato arriva mentre il governo punta a rafforzare strumenti come il concordato preventivo biennale. L’obiettivo è far emergere base imponibile senza aumentare le aliquote. Per milioni di partite Iva, però, la distanza tra redditi dichiarati e affidabilità fiscale resta un problema aperto nei rapporti con l’amministrazione finanziaria.

