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Bersani si allei con Silvio. Ecco cosa vogliono i mercati


 

berlusconi bersani 500

Di Luca Spoldi
e Andrea Deugeni

 

Non ci voleva un genio per immaginarlo, visto che già ieri sera quando è apparso chiaro che la vittoria del Pd di Pierluigi Bersani aveva il sapore di una vittoria di Pirro gli investitori a Wall Street hanno iniziato a prendere profitto dall’azionario per rifugiarsi nel “porto sicuro” dei T-Bond. Così la reazione di stamane era in gran parte attesa ma non per questo è stata meno violenta, con Piazza Affari che ha aperto in calo di quasi 5 punti prima di veder scattare qualche ordine d’acquisto che ha ridotto le perdite a meno del 4%, col rendimento sul Btp decennale schizzato fino al 4,93% per poi ridiscendere al 4,69% e lo spread Btp-Bund che si muove tra il 3,20% e il 3,35% a seconda dei minuti.

Una reazione violenta e istintiva dettata, come notano tra gli altri gli analisti del Credit Suisse, dall’incertezza in merito ai possibili scenari post-elettorali per l’Italia: alla vittoria alla Camera non ha fatto seguito per il Centrosinistra di Bersani una maggioranza anche al Senato così da poter dare vita a un governo sufficientemente stabile. Non solo: visti i pochi seggi guadagnati, neppure un’alleanza con Mario Monti, ipotizzata nelle scorse settimane da più parti, potrebbe arrivare a garantire una maggioranza.

Le uniche alternative al ritorno alle urne, che secondo gli analisti sia il presidente della Repubblica sia molti esponenti politici vedrebbero come una “estrema ratio” da valutare solo dopo aver esplorato ogni altra possibilità, sembrano dunque consistere nel tentativo da parte di Bersani di coinvolgere il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo in un programma di governo incentrato su pochi punti specifici (lotta alla corruzione, conflitti d’interesse), partendo da una collaborazione che è già nata a livello locale in qualche caso, o puntare ad una “grande coalizione” col Pdl di Silvio Berlusconi.

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Borsa Affari LP (2)

Quest’ultima ipotesi al momento sembra la soluzione che sarebbe “l’opzione preferita” dai mercati “sotto certe condizioni, al momento” anche se gli esperti del Credit Suisse dubitano “che essa potrebbe durare a lungo, visto che già nel 2006 una situazione simile “si era conclusa con elezioni anticipate meno di due anni dopo“.

Ultimo ma non trascurabile problema, il dollaro in queste ore sta salendo con l’euro che oscilla stamane a 1,3080 contro il biglietto verde, altro segnale (assieme alla crescita del Cds dell’Italia di 45 punti base al 2,90%) di quanto i mercati temano l’incertezza italiana e i possibili effetti negativi che da questa situazione potrebbero derivare per l’intera Eurozona.

Verrebbe da dire che era forse il caso di pensarci prima da parte dei partner europei, ma questa è chiaramente un’altra storia. Per il momento da Bank of America Merrill Lynch a Citigroup, da Barclays a Morgan Stanley è tutto un lanciare allarmi sui rischi che un Parlamento italiano ingovernabile getta in particolare sui titoli bancari e ciclici e sui titoli di stato italiani. In attesa che Roma o Bruxelles trovino una soluzione che al momento nessuno è in grado di indicare con sicurezza. La banca britannica Barclays avverte che alla luce dei risultati elettorali, è possibile che l’Italia debba tornare alle urne, il che “sarebbe lo scenario meno favorevole dal punto di vista dei mercati. L’aumento dell’instabilità politica potrebbe influenzare il giudizio delle agenzie di rating sul paese sebbene un deterioramento della fiducia nell’Italia tale da portare alla richiesta di un programma di assistenza non sia al momento il nostro scenario di base”.