Economia
Pensioni 2026, aumenti in arrivo: da gennaio più soldi nel cedolino. Buone notizie per gli italiani
L’adeguamento 2026 non farà miracoli sui cedolini: parliamo di incrementi modesti. Ecco tutti i dettagli

Pensioni 2026, aumenti in arrivo: da gennaio più soldi nel cedolino. Buone notizie per gli italiani
Ogni autunno il meccanismo della perequazione automatica torna a ricordarci che anche le pensioni, come tutto il resto, devono fare i conti con l’inflazione. È una piccola manovra di manutenzione del potere d’acquisto, che prova a correggere l’erosione causata dall’aumento dei prezzi. Per il 2026 il governo ha fissato un adeguamento provvisorio dell’1,4%, che entrerà in vigore con le pensioni di gennaio. Solo a fine anno si saprà se la percentuale sarà confermata o ritoccata, con eventuali conguagli nelle mensilità di dicembre.
Aumenti minimi (ma non per tutti)
L’adeguamento 2026 non farà miracoli sui cedolini: parliamo di incrementi modesti, legati allo scarto di inflazione registrato nell’ultimo anno. A beneficiarne in misura piena saranno soltanto gli assegni fino a quattro volte il trattamento minimo.
Una pensione da 1.000 euro lordi, ad esempio, salirà a 1.014 euro, mentre una da 1.500 euro arriverà a 1.521 euro. Gli importi, moltiplicati per 13 mensilità, saranno poi soggetti all’applicazione dell’Irpef e delle detrazioni da pensione, che determineranno il valore netto in busta.
Non tutti ricevono il pieno adeguamento
Il sistema di rivalutazione funziona a scaglioni, non diversamente dall’Irpef. L’indice del +1,4% si applica integralmente solo fino a 2.413,60 euro lordi al mese. Oltre quella soglia, la percentuale si riduce progressivamente:
* Fino a 2.413,60 euro: aumento pieno dell’1,4%.
* Tra 2.413,61 e 3.017 euro: 33,79 euro + 1,26% sulla parte eccedente.
* Oltre 3.017 euro: 41,39 euro + 1,05% sulla parte eccedente.
Altroconsumo porta due esempi utili. Una pensione da 2.600 euro rientra nella seconda fascia e crescerà di 36,14 euro, arrivando a 2.636,14 euro. Una da 3.400 euro, invece, riceverà un adeguamento di 45,41 euro, per un nuovo importo lordo di 3.445,41 euro.
Come funzionano le fasce di rivalutazione
Il riferimento è sempre il trattamento minimo, che cambia di anno in anno. Sulla base di questo valore, lo Stato stabilisce tre livelli di adeguamento:
* Fino a 4 volte il minimo: rivalutazione al 100%.
* Tra 4 e 5 volte il minimo: rivalutazione al 90%.
* Oltre 5 volte il minimo: rivalutazione al 75%.
In pratica, chi ha una pensione superiore a quattro volte il minimo vedrà applicato l’indice pieno solo fino a quel limite, mentre la parte eccedente sarà rivalutata in misura ridotta.
La pensione minima sale a 620 euro
Con il nuovo indice provvisorio, la pensione minima di riferimento passa a 611,85 euro (7.954 euro annui). Ma per chi effettivamente percepisce il minimo interviene un’ulteriore maggiorazione dell’1,3% introdotta dal governo con la scorsa manovra. Risultato: dal 2026 l’assegno minimo salirà a 619,69 euro (con un paradosso rivelato nei giorni scorsi dalla Cgil: il sistema, così come è stato strutturato, può premiare chi ha lavorato meno e penalizzare chi ha lavorato di più.
