Pensioni, la Lega accelera sul superamento della Fornero: ipotesi uscita anticipata entro i 67 anni, cosa cambierebbe
La Lega starebbe lavorando a una nuova proposta sul fronte delle pensioni che punta a introdurre una forma di uscita anticipata dal lavoro entro i 67 anni. L’obiettivo dichiarato sarebbe quello di superare la legge Fornero, che da oltre un decennio rappresenta il principale pilastro del sistema previdenziale italiano. È quanto riporta Il Giornale, secondo cui il dossier sarebbe stato al centro di un confronto interno tra il vicepremier Matteo Salvini, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon.
L’ipotesi si inserisce in un dibattito che da anni attraversa la politica italiana e che riguarda la possibilità di rendere più flessibile l’accesso alla pensione, soprattutto per alcune categorie di lavoratori. Nel tempo, infatti, accanto al sistema ordinario, sono stati introdotti diversi strumenti di anticipo pensionistico, come Quota 100 e successive varianti, pensati per consentire un’uscita dal lavoro prima dei requisiti standard. Al centro del confronto resta però la cosiddetta riforma Fornero, introdotta nel 2011 durante il governo Monti con Elsa Fornero ministra del Lavoro. La legge, varata in un momento di forte pressione sui conti pubblici, ha innalzato in modo significativo l’età pensionabile e ha reso più rigidi i criteri per la pensione anticipata, legandoli anche all’aspettativa di vita. L’impianto è stato successivamente modificato in più punti, ma continua a rappresentare il riferimento principale del sistema previdenziale.
Proprio questo assetto è da anni al centro delle critiche della Lega, che ha fatto del superamento della Fornero uno dei punti qualificanti della propria agenda politica. Le proposte del Carroccio hanno storicamente puntato su meccanismi di flessibilità in uscita, con l’idea di consentire il pensionamento prima dei requisiti ordinari, bilanciando però tali misure con la sostenibilità dei conti pubblici. Resta ora da capire se l’ipotesi allo studio possa tradursi in una proposta concreta e compatibile con gli equilibri di bilancio, tema su cui – inevitabilmente – sarà decisivo il confronto all’interno della maggioranza e con il Ministero dell’Economia.

