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Pensioni, quasi un italiano su due non ha versato abbastanza contributi: sistema al collasso

Emblematico il caso dell’assegno sociale, richiesto da 270mila italiani negli ultimi 3 anni che per la maggior parte erano sconosciuti a Inps e Fisco

Pensioni, quasi un italiano su due non ha versato abbastanza contributi: sistema al collasso
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Pensioni, oltre 7 milioni di italiani riceve prestazioni senza aver versato sufficienti contributi

Su 16,3 milioni di pensionati in Italia, ben 7,2 milioni ricevono prestazioni totalmente o parzialmente assistite, ovvero che non corrispondono a contributi adeguati. Ciò significa che quasi la metà dei pensionati non ha versato abbastanza (se non addirittura nulla) di quanto ha percepito ogni mese. A dirlo è Alberto Brambilla, presidente del Centro Studi Itinerari previdenziali, in un’analisi basata sui dati Istat e della Ragioneria di Stato pubblicata sul Corriere della Sera.

Prendiamo ad esempio l’assegno sociale, un contributo pari a 546,24 euro per 13 mensilità che spetta agli over 67 con redditi bassi. Negli ultimi 3 anni hanno richiesto questo sostegno circa 270mila italiani ma la maggior parte sarebbe del tutto sconosciuta all’Inps e all’Agenzia delle Entrate. Non solo, su 9,916 milioni di pensioni previdenziali in pagamento (invalidità, vecchiaia, superstiti) quasi 3 milioni sono integrate al minimo o maggiorate. La pensione di anzianità si ottiene a 67 anni di età e almeno 20 anni di contributi ma, sottolinea l’analista, la maggior parte beneficia di “contributi figurativi” a carico dello Stato per coprire periodi di disoccupazione, malattia e infortuni, “anche per oltre 5 anni”. La maggior parte, quindi, avrebbe versato contributi per circa 14/15 anni. Non solo, lo Stato arriva anche a raddoppiare l’assegno: pensioni che in base ai contributi varrebbero circa 350 euro al mese diventano fino a 768,30 euro con le maggiorazioni sociali.

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In questo scenario si aggiungono poi i sostegni esentasse come la quattordicesima mensilità (655 euro l’anno), la carta “Per te” (480 euro l’anno), i bonus per l’affitto (fino a 3.500 euro l’anno), canone tv e bollette.

Il problema principale secondo Brambilla sta nel paradosso dell’Isee: per ottenere i benefici bisogna dichiarare redditi bassi e ciò incentiverebbe a lavorare e dichiarare il meno possibile. Non sarebbe un caso che il 49,9% dei contribuenti dichiari meno di 20.000 euro e versi quindi solo il 5,64% dell’Irpef totale. Questo circolo poco virtuoso tra assistenza e previdenza, in cui la minoranza sostiene la maggioranza, sottolinea Brambilla, influisce negativamente sui “cittadini onesti che pagano i contributi a ulteriori riduzioni delle loro rendite, come accaduto con la riforma Fornero e con la mancata indicizzazione delle pensioni alte del governo Meloni”.

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