Per alcuni pensionati il cedolino di settembre sarà ancora più basso del normale. L’INPS applica una trattenuta del 5% a chi non ha trasmesso determinati dati reddituali. Il termine per regolarizzare la posizione scade il 15 settembre.
La trattenuta colpisce agosto e settembre, poi l’INPS può revocare la prestazione e recuperare le somme
La trattenuta comparsa ad agosto torna anche sulla pensione di settembre. Riguarda i pensionati residenti in Italia titolari di prestazioni totalmente o parzialmente collegate al reddito che, nonostante i solleciti, non hanno comunicato all’INPS i dati reddituali relativi al 2022 richiesti dalla campagna RED 2023. L’Istituto applica una riduzione pari al 5% dell’imponibile pensionistico lordo del mese di luglio 2026 sia sul rateo di agosto sia su quello di settembre. Sul cedolino compare una specifica indicazione relativa alla mancata comunicazione reddituale.
Le pensioni di importo mensile fino a 100 euro non subiscono questa trattenuta. L’esenzione dalla decurtazione temporanea non elimina però il problema della mancata dichiarazione: anche per questi trattamenti l’INPS può procedere successivamente alla revoca se il pensionato non regolarizza la propria posizione. La data da segnare è 15 settembre 2026. Entro quel giorno è possibile presentare la domanda di “Ricostituzione reddituale per sospensione art. 35, comma 10-bis, D.L. n. 207/2008”, utilizzando il servizio online dell’INPS oppure rivolgendosi a un patronato.
Se il pensionato non interviene entro il termine, l’Istituto può revocare definitivamente la prestazione collegata al reddito e recuperare le somme considerate non dovute. Il controllo del cedolino e delle comunicazioni disponibili nell’area MyINPS permette di verificare se la trattenuta riguarda la propria posizione.

