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Economia
Pensioni d'oro, sì al contributo di solidarietà. Asse fra il presidente Inps e la minoranza Dem

Anche l'ex ministro e presidente della Commissione Lavoro della Camera Cesare Damiano, intervistato da Affaritaliani.it, si dice d'accordo con la proposta del presidente dell'Inps Tito Boeri di introdurre un "contributo di solidarietà a carico delle pensioni d'oro e di chi ha cumulato diversi assegni, compresi i vitalizi regionali, nazionali ed europei dei parlamentari". Sulla flessibilità in uscita, Damiano boccia la riforma Cameron in Inghilterra e si aspetta che "il governo introduca dei criteri meno rigidi" che abbassino l'età pensionabile, a fronte di almeno 35 anni di contributi versati. E sull'Italicum...


L'INTERVISTA

Recentemente, ha definito “inaccettabile un taglio alle pensioni liquidate con il sistema retributivo”. Perché?
"Perché non accetto il principio secondo il quale le pensioni liquidate con il sistema retributivo sarebbero di per se' un furto perpetuato nei confronti della collettività. Stiamo attenti, perché tutte le vecchie pensioni, da quelle che vanno dai 1.000 ai 3.000 euro, son state liquidate con quel sistema e hanno alle spalle 35-40 anni di contributi. Un conto è intervenire sulle pensioni d'oro. Un altro è evidenziare le differenze percepite da coloro che, pongo il caso, con 30 anni di contributi sono andati in pensione prima e hanno retribuzioni paragonabili all'80% della media degli ultimi stipendi, cosa che ai comuni mortale dell'Inps non è consentito neanche col retributivo. E un altro ancora è colpire di nuovo, se dovesse passare l'idea di una tosatura delle pensioni da 2.000 euro lordi in su e cioè 1.500 netti, il ceto medio del lavoro. Soggetti che sono stati già penalizzati dal blocco parziale o totale delle indicizzazioni. Cosa vogliamo ancora da queste persone?".

Ma anche fra i pensionati ci sono i privilegiati...
"Sono d'accordo nel colpire i privilegi: fissati gli standard minimi per cui si può avere l'80% della media degli ultimi stipendi con almeno 40 anni di contributi e non meno, è logico intervenire su quelli che al contrario non percepiscono un assegno non correlato alla media degli stipendi degli ultimi 10 anni ma solo sull'ultima busta paga".

E l'introduzione del contributo di solidarietà, anche proposta dal presidente dell'Inps Tito Boeri?
"Lo condivido, ma sulle pensioni da 90 mila euro lordi annuali in su che equivalgono a 5.000 euro netti. Aggiungo che sono per colpire in maniera drastica quelle pensioni che sommano i diversi assegni percepiti, compresi i vitalizi regionali, nazionali ed europei dei parlamentari. Poi però rivolgo anche delle domande all'Inps".

Quali?
"Va benissimo la statistica della trasparenza, ma sottolineo che rientra nel principio della trasparenza rispondere anche alle seguenti domande: 'Quant'è costato ai pensionati in termini di perdita del potere d'acquisto il blocco dell'indicizzazione degli assegni? Le stime della Ragioneria dello Stato sui risparmi conseguiti dal 2012 al 2020 sono giuste? Che fine faranno gli 80 miliardi e non 20 che verranno risparmiati grazie alla riforma Fornero? Quali sono poi le stime, sempre sul risparmio, fra il 2020 e il 2060?' Poi un'ultima domanda: 'Quanti sono veramente gli esodati non coperti dalle attuali salvaguardie?'. Se l'Inps vuole l'operazione trasparenza, è necessario che questa si faccia su tutto anche per dimostrare che il sistema retributivo paga di più".

Il governo e la stessa Inps stanno lavorando ai correttivi da introdurre alla riforma Fornero introducendo maggiore flessbilità in uscita. Anche lei è d'accordo sull'ammorbidire le modalità di uscita dal mercato del lavoro...
"Sì, una delle mie proposte è quella di permettere ai lavoratori che hanno raggiunto i 62 anni di età, di andare in pensione con almeno 35 anni di contributi versati e riducendo dell'8% l'assegno previdenziale. A quelli che hanno 63 anni, invece permettere il ritiro con una riduzione del 6% e così via. Oppure, indipendentemente dall'età, è possibile andare in pensione con 41 anni di contributi versati e senza penalizzazioni. Una proposta per venire in contro agli occupati precoci e cioè quelli che hanno iniziato a lavorar presto".

Quale sarà la sintesi che farà il governo Renzi sulla flessibilità?
"Non lo so. Quello che mi aspetto dall'esecutivo è che si introduca un criterio di flessibilità in un sistema troppo rigido che ha due conseguenze".

Quali?
"La prima è che chi perde il lavoro a 60 anni e deve aspettare i 7 anni per andare in pensione, alla fine diventa un po' più povero. La seconda è che se tendiamo a mantenere i 70enni nel mercato del lavoro non ci lamentiamo poi se i nostri figli rimangono disoccupati".

Cosa pensa della riforma Cameron entrata in vigore ieri in Inghilterra che prevede la possibilità, per chi ha raggiunto almeno i 55 anni di età, di ritirare tutto il montante dei contribuiti annui?
"Credo che finalmente qualcosa si muova in Europa, anche se non penso che la strada proposta da Cameron sia quella giusta. Ma è un principio di flessibilità che fa capolino nel sistema".

Cambiamo argomento. Il 27 apprile l'Italicum tornerà in Aula alla Camera. Sono possibili delle modifiche o il governo ha ormai chiuso la porta a ogni cambiamento rispetto al testo approvato nella Direzione del Pd?
"Abbiamo fatto un appello come area riformista firmato da una settantina di parlamentari. Ci auguriamo che il premier Renzi comprenda la necessità di aprire al dialogo sulla legge elettorale".

Tags:
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