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Petrolio a 113 dollari: ecco perché il prezzo sale ancora. Gli iraniani e il blocco della “porta delle lacrime” (altro stretto)

Una nuova minaccia, ecco perché aumenterebbe la crisi energetica mondiale

Petrolio a 113 dollari: ecco perché il prezzo sale ancora. Gli iraniani e il blocco della “porta delle lacrime” (altro stretto)
Mandatory Credit: Photo by Hindustan Times/Shutterstock (16761422a) The Liberia-flagged crude oil tanker Shenlong Suezmax successfully docked at Mumbai Port after navigating the high-risk Strait of Hormuz amid the intensifying West Asia conflict on March 11, 2026 in Mumbai, India. The vessel, which arrived from Saudi Arabia’s Ras Tanura port, is the first India-bound tanker to pierce the de facto maritime blockade following recent military strikes involving the U.S., Israel, and Iran. Oil Tanker Shenlong Reaches India Via Strait Of Hormuz Amid Tensions, Mumbai, Maharashtra – 11 Mar 2026

Il prezzo del petrolio torna a salire dopo un fine settimana in cui la guerra in Iran si è ulteriormente infiammata, tra lanci di missili sui Paesi vicini e le minacce e gli insulti di Donald Trump al regime degli ayatollah. Il Wti segna un rialzo dell’1,93%, a 113,69 dollari al barile, mentre il Brent si attesta a quota 110,67 dollari (+1,64%). Apertura in rialzo per Borsa di Tokyo. L’indice Nikkei guadagna lo 0,7% grazie ai titoli tecnologici, nonostante l’incertezza sulla fine della guerra in Iran. Positivo anche l’indice Topix (+0,29 %). Dietro questa nuova impennata del prezzo del greggio potrebbe esserci anche uno stretto, ma non Hormuz.

Un alto consigliere della Guida Suprema iraniana Ali Khamenei ha avvertito che Teheran potrebbe prendere di mira altri snodi strategici delle rotte energetiche in caso di intensificazione degli attacchi contro l’Iran. Il “comando unificato della resistenza” considera lo Stretto di Bab el-Mandab “altrettanto strategico dello Stretto di Hormuz”, ha affermato Ali Akbar Velayati, ex ministro degli Esteri, citato da Al Jazeera, alludendo allo stretto davanti alle coste dello Yemen che collega il Mar Rosso con il Golfo di Aden e il Mar Arabico. I ribelli Houthi in Yemen, alleati del regime degli ayatollah, hanno affermato più volte di essere pronti a colpire lo stretto, denominato la “porta delle lacrime“, forse perché le sue acque in passato videro numerosi naufragi o forse per le sofferenze legate al passaggio di migranti.