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Petrolio ancora su e si aggiunge anche l’oro al rally, i mercati asiatici chiudono in negativo. Segnali preoccupanti

Mercati agitati, troppa incertezza a livello geopolitico. Gli investitori restano cauti

Petrolio ancora su e si aggiunge anche l’oro al rally, i mercati asiatici chiudono in negativo. Segnali preoccupanti
Ed Curran and others work on the floor at the New York Stock Exchange in New York, Monday, March 2, 2026. (AP Photo/Seth Wenig)

Risalgono sui mercati asiatici i prezzi del petrolio dopo aver perso ieri oltre il 5%, mentre gli investitori continuano a valutare l’impatto del conflitto in Medio Oriente sull’offerta globale. I future del Brent avanzano del 2,9% a 103 dollari al barile, quelli del Wti del 2,7% a 96 dollari.

Ieri i prezzi del greggio sono crollati poiché i timori di una prolungata chiusura dello Stretto di Hormuz si sono attenuati dopo che diverse petroliere hanno attraversato in sicurezza il punto critico durante il fine settimana, alimentando le speranze di una prossima riapertura del canale.

L’India sta inoltre negoziando l’ingresso di altre sei navi, mentre diversi Paesi trattengono colloqui informali con l’Iran per garantire il passaggio sicuro delle proprie imbarcazioni. Gli Stati Uniti consentono a Teheran di continuare a spedire greggio attraverso Hormuz, mentre Donald Trump ha chiesto ad altre nazioni di sostenere gli sforzi per salvaguardare l’attività commerciale nello stretto.

Secondo quanto riferito, è stato anche attivato un canale di comunicazione diretto tra Stati Uniti e Iran. Nel frattempo, gli Stati Uniti si stanno preparando a rilasciare la prima tranche delle riserve di greggio di emergenza, mentre l’Aie ha segnalato la possibilità di attingere ulteriormente alle scorte globali.

L’oro risale a circa 5.020 dollari l’oncia e resta vicino al suo livello minimo da quasi un mese, mentre gli operatori continuano a valutare l’impatto del conflitto in Medio Oriente sulle prospettive di inflazione e politica monetaria.

Il conflitto tra Stati Uniti e Israele con l’Iran è giunto alla terza settimana, con Teheran che ha intensificato gli attacchi alle infrastrutture energetiche in tutta la regione, mentre il presidente Trump ha minacciato un attacco diretto agli impianti petroliferi iraniani sull’isola di Kharg. Il conflitto ha mantenuto elevati i prezzi dell’energia, alimentando i timori che aumenti prolungati possano ulteriormente stimolare l’inflazione e rafforzare una politica monetaria restrittiva da parte delle banche centrali.

Si prevede che la Fed manterrà i tassi invariati questa settimana, e anche le altre principali banche centrali, tra cui la Bce, la Banca d’Inghilterra e la Banca del Giappone, dovrebbero mantenere le attuali impostazioni di politica monetaria.

La Borsa di Tokyo frena nel finale di seduta e il Nikkei perde lo 0,22% a 53.630,50, mentre il Topix sale dello 0,28% a 3.620,72 punti. Sul sentiment torna a pesare la corsa dei prezzi del petrolio, con le quotazioni del Brent nuovamente sopra i 100 dollari al barile, nonostante il rally del comparto tech.