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Economia
Al via il piano Garanzia Giovani: il lavoro è un labirinto

di Piero Righetti

I dati ufficiali della disoccupazione in Italia (febbraio 2014) sono da brividi: 3 milioni 307mila persone senza lavoro a fronte di 22 milioni 216mila occupati. Il tasso complessivo è pari al 13% con un aumento, su base annua, del 9%. Ancora più drammatico quello della disoccupazione giovanile, cioè quello dei giovani tra i 15 e i 25 anni: 42,3%, con tassi del 60/70 per cento nel Meridione.

Nella speciale classifica delle nazioni europee con il maggiore tasso di disoccupazione giovanile siamo riusciti "finalmente" a salire sul podio (superando allo sprint il Portogallo): medaglia di bronzo, “meglio” di noi solo Grecia e Spagna.

Abbiamo dunque raggiunto i livelli più alti di disoccupazione da quando (era il 1977) anche in Italia si può cominciare a parlare di statistiche ufficiali dei senza lavoro. A questi numeri, di per sé tali da evidenziare lo stato di gravissima crisi dell'economia di una nazione, si aggiungono quelli dei così detti NEET, di coloro cioè che non frequentano più la scuola né altri corsi di formazione e che non hanno un posto di lavoro né lo cercano.

Ho letto recentemente la lettera, inviata ad un giornale, di un ragazzo di 22 anni, disperatamente alla ricerca di un'occupazione che chiudeva con queste parole a dir poco disperate "...in questi ultimi anni le cose sono andate peggiorando... ci avete tolto anche la speranza...".

Matteo Renzi ha dichiarato che quello della disoccupazione è "un dato sconvolgente, ma nei prossimi mesi l'Italia tornerà sotto il 10% (complessivo)". Ma, ci chiediamo, questa riduzione di circa 800.000 disoccupati può essere davvero realizzabile? Vediamo di capirci qualcosa.

L'attuale Governo si sta muovendo su tre fronti:

- decreto legge n. 34/2014 da convertire in legge, con modifiche, entro il 25 maggio;

- disegno di legge delega di riforma del mercato del lavoro e degli ammortizzatori sociali, da poco presentato in Parlamento e destinato ad essere attuato non prima di 10/12 mesi da oggi;

- Piano "Garanzia Giovani" di lotta alla disoccupazione giovanile che dovrebbe partire il prossimo 1° maggio. Ed è questo l'argomento che, per la sua possibile immediatezza attuativa, vogliamo cercare di approfondire.

Quello della disoccupazione giovanile è un problema che riguarda, per la sua drammaticità ed importanza attuale e futura, l'intera Europa con ben poche fortunate eccezioni, in particolare Germania (anche se non del tutto), Finlandia, Austria e Svezia dove sono state sperimentate, con notevole successo, efficaci politiche attive del lavoro basate su uno stretto legame tra gli Uffici del lavoro e il sistema educativo e formativo.

Per cercare di risolverlo almeno in parte l'Unione Europea ha stanziato, nel febbraio 2013, la cifra complessiva di 6 miliardi di euro, di cui possono beneficiare, soprattutto le nazioni con la più alta disoccupazione giovanile, tra cui appunto l'Italia.

Il Governo Letta - è doveroso dargliene atto - si è subito mosso concretamente per poter ottenere una parte non irrilevante di questo finanziamento che, per poter essere concretamente utilizzato, necessita tuttavia di cofinanziamenti italiani e di specifici e concreti progetti di politica attiva del lavoro ed ha ufficialmente presentato a Bruxelles, il 29 novembre 2013, il Piano italiano di Garanzia Giovani che è stato accolto positivamente dalle autorità comunitarie.

Questo piano – che prevede il coordinamento nazionale del Ministero del lavoro e le competenze per la concreta attuazione da parte delle Regioni e delle Province autonome – deve realizzarsi sulla base di specifiche convenzioni tra lo Stato e le singole Regioni e ha lo scopo di proporre a tutti i giovani tra i 15 e i 29 anni di età, con un'attenzione particolare agli under 25, "un'offerta qualitativamente valida di lavoro, proseguimento degli studi, apprendistato o tirocinio o altre misure di formazione" (così ha dichiarato ufficialmente l'ufficio stampa del Ministero del Lavoro) entro un periodo massimo di 4 mesi dalla cessazione dell'attività scolastica o dall'inizio dello stato di disoccupazione. Per poterne fruire gli interessati devono obbligatoriamente iscriversi al portale www.garanziagiovani.gov.it. Ad iscrizione avvenuta, ha recentemente dichiarato il ministro Poletti, “verranno tutti chiamati da un'agenzia per l'impiego regionale o privata convenzionata per un colloquio da cui scaturirà un profilo (professionale). Sulla base di questo profilo entro 4 mesi sarà fatta (loro) una proposta concreta”.

Come già detto Regioni e Province devono però sottoscrivere preventivamente un'apposita Convenzione attuativa, le cui linee guida sono state da tempo approvate dalla Conferenza Stato-Regioni. Al momento, sempre secondo quanto dichiarato ufficialmente dall'Ufficio stampa del Ministero con un comunicato del 27 aprile u.s., "ad oggi sono state firmate quelle con le regioni Emilia-Romagna, Valle d'Aosta e Sardegna, mentre sono già pervenute quelle di Toscana e Veneto che saranno firmate nei prossimi giorni". In questo momento il sito risulta ancora in lavorazione e vi compare la scritta “presto on-line”.

Le aziende che parteciperanno a questo Programma Giovani potranno usufruire di incentivi, alternativi a quelli già in vigore, diversi a seconda dell'opportunità formativa o lavorativa che offriranno ai giovani attingendo ad una dotazione complessiva, valida per un biennio, di 1.513 milioni di euro, di cui 567 a carico del Piano Giovani europeo, 567 del Fondo sociale europeo e 379 di cofinanziamento italiano. Di questi 1.513 milioni, 100 sono stati riservati al Ministero del Lavoro per il portale e per il coordinamento nazionale, decisione questa che ha sollevato subito grossi malumori e critiche da parte di alcune regioni.

Fino ad ora va evidenziato per completezza che, per ciò che concerne il lato imprese, il Ministero ha già firmato apposite convenzioni di collaborazione con il Ministero della Pubblica Istruzione, Confindustria, Finmeccanica, Cia e Agia. Ormai da alcuni mesi inoltre alcune regioni, tra cui Toscana, Campania, Lombardia, Emilia, Puglia, Marche e Lazio, hanno avviato programmi in favore della disoccupazione giovanile dotandoli di specifici progetti e di propri finanziamenti, a seguito dell'entrata in vigore del D.L. n. 76/2013, convertito dalla legge n. 99/2013, a suo tempo emanato dal Governo Letta, programmi che oltre ai giovani hanno riguardato e riguardano anche disoccupati over 35/40 e anche 55 anni.

Le iniziative dunque sono certamente molte, non sempre però ben conosciute dagli stessi interessati e dal mondo imprenditoriale, spesso sconcertato dalla complessità e fumosità dei tanti adempimenti burocratici e requisiti da dimostrare agli uffici.

Al Piano Giovani sono potenzialmente interessati, oltre ai giovani disoccupati veri e propri (655.000 under 25), i circa 2 milioni 500mila Neet, coloro cioè che né studiano né lavorano né cercano un'occupazione. Dunque sono oltre 3 milioni le persone che potrebbero iscriversi a questo nuovo portale. L'ennesimo, a livello nazionale, oltre a quelli regionali e degli enti locali, spesso non in grado di colloquiare se non con se stessi e quindi quasi sempre inutilizzabili e inutilizzati.

Ma quali potranno essere i risultati concretamente raggiungibili nel breve e nel medio periodo? E' davvero difficile farsi grosse illusioni. Il Piano, nella sua struttura attuativa periferica, si avvale, oltre che di agenzie private autorizzate, dei Centri per l'impiego, la cui inefficacia è ben nota anche all'estero: 556 strutture ad oggi, per un totale (dati 2012, gli ultimi ufficiali) di 8.713 dipendenti, che di fatto riescono a fatica a "collocare" soltanto un 3/4 per cento di coloro che sottoscrivono un contratto di lavoro, in pratica solo quelli che hanno diritto al collocamento obbligatorio (invalidi e categorie equiparate).

Da tempo si parla della necessità di riformarli radicalmente ma in pratica, a parte l'avergli cambiato più volte il nome e un po' di competenze e l'avergli affiancato le Agenzie private - certamente più snelle ed efficienti - non si è fatto assolutamente niente. Oltre tutto attualmente dipendono dalle Province, organi che pochi hanno capito veramente se e come continueranno ad esistere.

Il problema più grave dell'Italia - oltre a disoccupazione, evasione fiscale e delinquenza - è purtroppo quello della inefficienza di quasi tutte le strutture pubbliche per disorganizzazione, dequalificazione, conflitti di competenza, eccesso e complessità di leggi e regolamenti.

Il rischio, purtroppo ricorrente, è che non si riesca a "spendere" tutte le somme oggi a disposizione, come ormai avviene sistematicamente e come più volte stigmatizzato pesantemente dagli organismi comunitari.

L'obbligo per i Centri per l'impiego e il diritto per i disoccupati di rispettivamente formulare e ricevere un'offerta di lavoro o di formazione entro un periodo massimo di 4 mesi dall'inizio della disoccupazione è legge in Italia ormai da 14 anni: l'art. 3 del decreto legislativo 21-04-2000 n. 181 stabilisce infatti che questi uffici (art. 3, lettera b) devono proporre a tutti i giovani, le donne e gli adolescenti un inserimento lavorativo o una iniziativa di formazione o di riqualificazione professionale entro 4 mesi dall'inizio dello stato di disoccupazione!!

Progetti bellissimi e particolarmente avanzati che però, nel 99 per cento dei casi, sono rimasti soltanto sulla carta. Scommetto che molti addetti ai lavori nemmeno conoscono queste disposizioni ma continuano a fare a gara nel proporre nuove modifiche, ennesime riforme, ulteriori inutili banche dati.

Il Programma Garanzia Giovani doveva partire il 1° gennaio 2014, poi il 1° marzo, ora il 1° maggio.

Seguiremo attentamente tutto quello che succederà (o non succederà), lieti di vedere eccessivo il nostro attuale pessimismo.

Ricordo che circa 3 anni fa fu approvato a tamburo battente un decreto legge che stabiliva rilevanti incentivi per le aziende operanti nel campo dell’energia alternativa che assumevano nuovo personale: le disposizioni attuative, necessarie per poterli ottenere, sono state emanate dopo 21 mesi!

Fino a pochi anni fa nel Friuli-Venezia Giulia erano ancora in vigore le disposizioni sul mercato del lavoro a suo tempo emanate dal Comandante militare del Territorio Libero di Trieste!

La legge istitutiva dell'assicurazione contro la disoccupazione obbligava il Governo ad emanare il regolamento attuativo entro il 31 dicembre 1924: da questa data sono già passati addirittura 90 anni e del regolamento non c’è ancora nessuna traccia!

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