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Economia
Scaroni accelera sul cashflow: ecco il piano industriale dell'Eni
Di Andrea Deugeni
twitter@andreadeugeni
 

Un tasso di crescita annuale del 3% nella produzione di idrocarburi, una rinegoziazione dei contratti di approvvigionamento di gas ai prezzi di mercato e una riduzione della capacità di raffinazione in linea con le nuove condizioni del settore.

Sono le principali leve industriali che, assieme alle dismissioni di asset (9 milirdi) e agli investimenti, l'amministratore delegato dell'Eni Paolo Scaroni  azionerà nel prossimo triennio per consentire al Cane a sei zampe d'imprimere entro il 2017 una forte crescita (+55%) al flusso di cassa operativo (cashflow) del colosso petrolifeo e assicurare così un rendimento ai soci che per il 2014 sarà di 1,12 euro (+1,8%) per azione. Il tutto in un contesto operativo che, come quello attuale, continuerà a rimanere difficile per le criticità persistenti in Libia e in Nigeria (difficoltà geopolitiche che per l'Eni rientreranno non prima del 2015), per una domanda debole zavorrata dalla bassa crescita del Pil in Italia e in Europa, per la compressione dei margini nel mercato del gas e per i margini negativi nella raffinazione.

 
 
DOSSIER DISMISSIONI/ Da dove arriveranno i 9 miliardi di dismissioni che il Ceo dell'Eni Paolo Scaroni ha fissato nel nuovo piano industriale? Lo spiega lo stesso manager durante la conferenza stampa: "2,3 miliardi della contabilizzazione, a gennaio di quest'anno, della transazione conclusa però nel 2013 su Artic Russia, altri 3 miliardi circa da disinvestimenti in Snam e in Galp e i rimanenti arriveranno invece dalla cessione di asset esplorativi (come ad esempio nel 2013 in Mozambico, ndr) che non intaccheranno il livello complessivo di produzione di oil del gruppo".
Il nuovo piano industriale dell'Eni al 2017, strategie che Scaroni ha presentato oggi alla comunità finanziaria a Londra, si affiderà ancora una volta al forte driver della divisione Exploration&Production guidata da Claudio Descalzi. Divisione che, grazie alla fortunata serie di scoperte fatte dal 2008 in poi (oggi l'ennesima, molto importante, in Congo, appena annunciata al mercato), riuscirà ad aumentare la produzione annuale di olio equivalente (petrolio e gas) di un 3% all'anno fino al 2017. Tasso che diventerà del 4% invece nel periodo 2017-2023. Una crescita sostenuta da 26 progetti che l'Eni ha avviato soprattutto in Africa, nel bacino del Pacifico, nel Mare di Barents e a Cipro. Sempre per la divisione E&P, l'aumento dei flussi di cassa operativi supererà quello dei volumi, con un tasso annuo del 9% a prezzi costanti del petrolio.
 
Per controbilanciare consumi di gas "ampiamente al di sotto dei livelli pre-crisi" (spiega la società), Scaroni ha deciso di rinegoziare poi tutti i contratti di approvvigionamento (i principali sono con la russa Gazprom, l'algerina Sonatrach e la svedese Statoil) entro il 2016, con l’obiettivo di raggiungere un pieno allineamento con le nuove condizioni di mercato in termini di prezzi, flessibilità e volumi. Parallelamente, l'Eni si focalizzerà sui segmenti ad alto valore aggiunto come quello del gas naturale liquefatto (Gnl), del trading e del retail. Azioni che, assieme a una riduzione dei costi fissi e della logistica in grado di generare oltre 300 milioni di euro di risparmi entro il termine del piano, consentiranno al colosso petrolifero di raggiungere il break-even con un Ebit positivo (divisione Gas&Power) già nel 2015. 
 
A fronte dell’eccesso di capacità di raffinazione che vi è nel bacino del Mediterraneo, il contributo al piano della divisione Refining&Marketing, invece, arriverà da un'ulteriore riduzione della raffinazione in Italia e da un aumento del tasso di utilizzo degli impianti all’80%. Parallelamente, come fatto finora, il gruppo di San Donato continuerà a sostenere i margini attraverso una razionalizzazione della logistica, una riduzione dei costi fissi e sinergie con il trading per cogliere i benefici dei differenziali di prezzo tra differenti qualità di greggio gestite. 
 
Scaroni, che secondo i rumors di mercato si prepara ad incassare a maggio una riconferma ai vertici del gruppo per il suo quarto mandato (al netto di incarichi ministeriali nel nuovo governo, si vocifera anche), azionerà queste leve industriali, proponendosi di portare il cashflow operativo della società dagli 11 miliardi del 2013 a una media annua di 15 miliardi nel 2014-2015 e di 17 miliardi nel 2016-2017. Crescita che si realizzerà nonostante il Cane a sei zampe stimi che nel 2015 il prezzo del petrolio (Brent) calerà a 98 dollari al barile dai 104 del 2014, a 94 nel 2016 e a 90 nel 2017. La generazione di cassa, infine, si beneficierà anche di 9 miliardi di dismissioni (in parte, come quelle di quest'anno in Mozambico e in Russia; vedi box in alto) e del risultato di 54 miliardi di investimenti che Eni metterà in cantiere nei prossimi 4 anni (-5%, però, rispetto al precedente piano). Tiepida l'accoglienza del mercato alle nuove strategie dell'Eni: a fine seduta il titolo ha chiuso a 16,98 euro, poco sotto la parità, un andamento fisiologico con quello dell'Ftse-Mib.
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