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Economia
Droga e prostituzione nel Pil. L'economista Deaglio ad Affari : "Aiutino da 90 mld"

di Andrea Deugeni
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@andreadeugeni

L'economia illegale? Darà una mano ai disastrati conti italiani. Già, perché a partire dal 2014 tutti i Paesi Ue, compreso il nostro, dovranno inserire "una stima nei conti (e quindi nel Pil)" delle attività illegali, come il "traffico di sostanze stupefacenti, servizi della prostituzione e contrabbando (di sigarette o alcol)", in coerenza con le linee Eurostat. Modifica contabile che per l'economista Mario Deaglio, contattato da Affaritaliani.it, "costituirà un piccolo aiutino per il Pil del nostro Paese nell'ordine di circa 90 miliardi di euro l'anno. Circa il 6% del Pil". Aiutino che andrà ad impattare sugli altri indicatori contabili significativi per l'Unione Europea come "il deficit-Pil e il debito-Pil che diminuiranno, consentendo al governo italiano maggiore manovrabilità sulla spesa".

L'Istat ha fatto sapere che il  2014 segna il passaggio "ad una nuova versione delle regole di contabilità". Le innovazioni dei metodi di misurazione e delle fonti che saranno introdotte nei nuovi conti nazionali, sono state suddivise in tre macro categorie: quelle legate alla cosiddetta metodologia Sec2010 (il nuovo standard per i Paesi Ue), altre condivise a livello europeo e specifiche nazionali che riguardano l'aggiornamento delle misurazioni dei conti nazionali con l'inclusione di nuove fonti statistiche.

Per quanto riguarda le attività illegali, si tratta di una novità che rientra nelle modifiche condivise a livello europeo e connesse, evidenzia l'Istat, al "necessario superamento di riserve relative all'applicazione omogenea tra paesi Ue degli standard già esistenti". Nello specifico, tra le riserve trasversali avanzate ce ne è una, sottolinea l'Istituto, che "ha una rilevanza maggiore", in quanto, appunto, riguarda l'inserimento nei conti delle attività illegali, che già il precedente sistema dei conti nazionali, datato 1995, aveva previsto, "in ottemperanza al principio secondo il quale le stime devono essere esaustive, cioè comprendere tutte le attività che producono reddito, indipendentemente dal loro status giuridico".

La misurazione di queste attività, fa sapere l'Istat, è molto difficile, per l'ovvia ragione che si sottraggono a qualsiasi forma di rilevazione. Fra l'altro lo stesso concetto di attività illegale può prestarsi a diverse interpretazioni. Per garantire la massima comparabilità tra le stime prodotte dagli stati membri, Eurostat ha fornito linee guida ben definite. Le attività che verranno prese in considerazione sono: il traffico di sostanze stupefacenti, i servizi della prostituzione e il contrabbando di sigarette o alcol.

Tra le novità che riguardano invece il modello Sec2010 (e che - secondo le stime della Commissione Europea dello scorso gennaio - peseranno tra l'1 e il 2% del Pil per l'Italia, sotto la media Ue del 2,4%) rientrano le spese per ricerca e sviluppo e per armamenti: queste saranno classificate nella spesa per investimenti, determinando un effetto positivo sul Pil. Per la ricerca, anche la componente relativa alla spesa delle amministrazioni pubbliche, "benché già contabilizzata quale domanda finale in quanto parte dei consumi intermedi e quindi della produzione di servizi a uso della collettività, avrà comunque un effetto positivo sul valore aggiunto, pari all'ammortamento dello stock di capitale di R&S che contribuisce, per definizione, a tale aggregato".

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