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Savona ha guidato una ricerca realizzato da T.E.H. Ambrosetti sulle materie plastiche italiane. E' un settore strategico dalle proprietà virtuose ma ancora poco conosciute. I numeri sono di tutto rispetto: in Europa la plastica dà lavoro a circa 1,5 milioni di addetti, di cui quasi 160.000 in Italia, dove rappresenta il 14% (circa 43 miliardi di euro) del fatturato totale del manifatturiero. L’Italia è al terzo posto in Europa per occupati, fatturato e valore aggiunto delle fasi di produzione e trasformazione delle materie plastiche, il secondo mercato di consumo e il secondo produttore di macchinari, e può vantare eccellenze industriali nei materiali innovativi, anche di livello mondiale.

Le proiezioni attribuirebbero grandi potenziali di crescita non solo per tutto il manifatturiero ma anche per l'economia: per ogni 100 Euro di PIL prodotto nel settore della plastica verrebbero generati 58 Euro di PIL per la manifattura e 238 Euro di PIL complessivo per il sistema economico nel suo insieme; per ogni unità di lavoro in più nel comparto plastica si può prevedere un +2,74 unità di lavoro; un miglioramento del 10% del fatturato complessivo della filiera della plastica italiana può portare ad un aumento dello 0,6% del PIL nazionale (+4,6% nel comparto manifatturiero) e alla creazione di oltre 40.000 nuovi posti di lavoro.

Lo studio “L’eccellenza della filiera della plastica per il rilancio industriale dell’Italia e dell’Europa”, presentato oggi a Milano dal Prof. Paolo Savona, che ha collaborato alla sua realizzazione, ha identificato anche linee strategiche precise per indirizzare il settore verso un percorso virtuoso, superando gli ostacoli che ne frenano lo sviluppo. Anzitutto le barriere culturali: quasi un italiano su due mostra diffidenza verso la plastica; i motivi sono tanti, ma il più condiviso è la preoccupazione per l'impatto ambientale lungo tutto il ciclo di vita, compresa la termovalorizzazione.

“Un timore infondato: sostituire le materie plastiche oggi comporterebbe un aumento del consumo di energia del 57% e delle emissioni di CO2 del 61% – ha dichiarato Daniele Ferrari, Presidente di PlasticsEurope Italia, Associazione dei produttori di materie plastiche di Federchimica”.

“Serve una campagna informativa che comunichi ai cittadini il reale valore della plastica e le sue corrette modalità di utilizzo. La plastica ci fa risparmiare risorse ed energia, consente migliori e più ricchi raccolti della nostra agricoltura, contribuisce a ridurre le emissioni e l’impatto ambientale, ad esempio attraverso l’isolamento degli edifici e ci permette di utilizzare l’energia proveniente da fonti rinnovabili. Rende la nostra vita più sicura e confortevole: non esiste altro materiale che abbia le proprietà per sostituirla”.

Giorgio Quagliuolo, Presidente Unionplast e Corepla elenca tutti i pregi del riciclo della plastica: "Evita il ricorso alla discarica, dà linfa a un indotto fatto di 5 mila addetti. Buttare la plasitca è buttare valore". Anche l'Italia dovrebbe puntare al livello "zero discarica". Ma a frenarla c'è "la battaglia  ideologica contro la termovalorizzazione. Con il recupero energetico , saremmo vicini ai Paesi del nord Europa". Oltre alle barriere ideologiche ci sarebbero anche "le organizzazini che hanno interesse a gestire le discariche". Il governo si muoverà? "Sono poco fiducioso"

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"La nostra Industria - precisa Quagliuolo - ha il preciso obiettivo di eliminare i rifiuti in discarica entro il 2020 col progetto Zero Plastics to Landfill by 2020. La trasformazione dei rifiuti plastici in energia attraverso la termovalorizzazione – anche per una percezione errata dell’opinione pubblica – è ancora poco utilizzata: esempi dall’Europa centro-settentrionale dimostrano come sia possibile attivare meccanismi virtuosi per la co-combustione dei rifiuti, attraverso impianti moderni che garantiscono il contenimento delle emissioni in atmosfera”.

"E' importante che il legislatore riservi le adeguate risorse ai segmenti della manifattura capaci di generare dei moltiplicatori sul Pil", dice Giorgio Colombo, Presidente di Assocomaplast. "Servono normative che agevolino il mantenimento di questo settore strategico".

colombo
 

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"La ricerca  - conclude  Colombo - deve essere focalizzata su aree strategiche, ad esempio i settori trainanti del Made in Italy, anche per essere attrattivi a livello internazionale. Voglio ricordare che la filiera italiana delle materie plastiche presenta più punte di assoluta eccellenza, ad esempio il settore delle macchine di trasformazione”.

2013-11-25T15:22:49.427+01:002013-11-26T13:00:00+01:00truetrue1466116falsefalse3Economia/economia4130888714662013-11-25T15:22:49.487+01:0014662013-11-26T15:41:07.653+01:000/economia/plastica-federchimica251113false2013-11-26T14:08:39.743+01:00308887it-IT102013-11-26T13:00:00"] }
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Economia

"Se vogliamo tornare a crescere, la nostra strada passa per l'Europa". Ma pare che Letta abbia intrapreso la via del cambiamento con troppa timidezza. Lo afferma ad Affaritaliani.it Paolo Savona, economista e già ministro dell'Industria nel governo Ciampi. Serve che a Bruxelles ci siano "nuove regole, con una politica monetaria che si ispiri alla Fed e con una politica fiscale dinamica". Altro che rigidità tedesca. "L'obiettivo non è la stabilità ma lo sviluppo". E cosa potrà fare il governo? "Se non riusciremo a rovesciare i rapporti di forza in Europa il resto è solo un tamponamento della crisi".

Non basta "privatizzare a piccoli pezzi". E' necessario, continua Savona "una cessione del patrimonio pubblico per abbattere il debito". E non solo: non si può ridurre la spesa senza "riorganizzare lo Stato e i servizi sociali".

paolo savona

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Savona ha guidato una ricerca realizzato da T.E.H. Ambrosetti sulle materie plastiche italiane. E' un settore strategico dalle proprietà virtuose ma ancora poco conosciute. I numeri sono di tutto rispetto: in Europa la plastica dà lavoro a circa 1,5 milioni di addetti, di cui quasi 160.000 in Italia, dove rappresenta il 14% (circa 43 miliardi di euro) del fatturato totale del manifatturiero. L’Italia è al terzo posto in Europa per occupati, fatturato e valore aggiunto delle fasi di produzione e trasformazione delle materie plastiche, il secondo mercato di consumo e il secondo produttore di macchinari, e può vantare eccellenze industriali nei materiali innovativi, anche di livello mondiale.

Le proiezioni attribuirebbero grandi potenziali di crescita non solo per tutto il manifatturiero ma anche per l'economia: per ogni 100 Euro di PIL prodotto nel settore della plastica verrebbero generati 58 Euro di PIL per la manifattura e 238 Euro di PIL complessivo per il sistema economico nel suo insieme; per ogni unità di lavoro in più nel comparto plastica si può prevedere un +2,74 unità di lavoro; un miglioramento del 10% del fatturato complessivo della filiera della plastica italiana può portare ad un aumento dello 0,6% del PIL nazionale (+4,6% nel comparto manifatturiero) e alla creazione di oltre 40.000 nuovi posti di lavoro.

Lo studio “L’eccellenza della filiera della plastica per il rilancio industriale dell’Italia e dell’Europa”, presentato oggi a Milano dal Prof. Paolo Savona, che ha collaborato alla sua realizzazione, ha identificato anche linee strategiche precise per indirizzare il settore verso un percorso virtuoso, superando gli ostacoli che ne frenano lo sviluppo. Anzitutto le barriere culturali: quasi un italiano su due mostra diffidenza verso la plastica; i motivi sono tanti, ma il più condiviso è la preoccupazione per l'impatto ambientale lungo tutto il ciclo di vita, compresa la termovalorizzazione.

“Un timore infondato: sostituire le materie plastiche oggi comporterebbe un aumento del consumo di energia del 57% e delle emissioni di CO2 del 61% – ha dichiarato Daniele Ferrari, Presidente di PlasticsEurope Italia, Associazione dei produttori di materie plastiche di Federchimica”.

“Serve una campagna informativa che comunichi ai cittadini il reale valore della plastica e le sue corrette modalità di utilizzo. La plastica ci fa risparmiare risorse ed energia, consente migliori e più ricchi raccolti della nostra agricoltura, contribuisce a ridurre le emissioni e l’impatto ambientale, ad esempio attraverso l’isolamento degli edifici e ci permette di utilizzare l’energia proveniente da fonti rinnovabili. Rende la nostra vita più sicura e confortevole: non esiste altro materiale che abbia le proprietà per sostituirla”.

Giorgio Quagliuolo, Presidente Unionplast e Corepla elenca tutti i pregi del riciclo della plastica: "Evita il ricorso alla discarica, dà linfa a un indotto fatto di 5 mila addetti. Buttare la plasitca è buttare valore". Anche l'Italia dovrebbe puntare al livello "zero discarica". Ma a frenarla c'è "la battaglia  ideologica contro la termovalorizzazione. Con il recupero energetico , saremmo vicini ai Paesi del nord Europa". Oltre alle barriere ideologiche ci sarebbero anche "le organizzazini che hanno interesse a gestire le discariche". Il governo si muoverà? "Sono poco fiducioso"

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"La nostra Industria - precisa Quagliuolo - ha il preciso obiettivo di eliminare i rifiuti in discarica entro il 2020 col progetto Zero Plastics to Landfill by 2020. La trasformazione dei rifiuti plastici in energia attraverso la termovalorizzazione – anche per una percezione errata dell’opinione pubblica – è ancora poco utilizzata: esempi dall’Europa centro-settentrionale dimostrano come sia possibile attivare meccanismi virtuosi per la co-combustione dei rifiuti, attraverso impianti moderni che garantiscono il contenimento delle emissioni in atmosfera”.

"E' importante che il legislatore riservi le adeguate risorse ai segmenti della manifattura capaci di generare dei moltiplicatori sul Pil", dice Giorgio Colombo, Presidente di Assocomaplast. "Servono normative che agevolino il mantenimento di questo settore strategico".

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"La ricerca  - conclude  Colombo - deve essere focalizzata su aree strategiche, ad esempio i settori trainanti del Made in Italy, anche per essere attrattivi a livello internazionale. Voglio ricordare che la filiera italiana delle materie plastiche presenta più punte di assoluta eccellenza, ad esempio il settore delle macchine di trasformazione”.

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