Per un ristorante si parte da 272 euro a Milano; per un hotel Palermo è la città più cara del campione
Scade domani il termine utile per sottoscrivere la polizza Cat Nat, l’assicurazione contro i danni da calamità naturali che diventa obbligatoria per le micro e piccole imprese del comparto turistico e della ristorazione. La scadenza riguarda anche le attività della pesca e dell’acquacoltura. Il tema non è solo normativo: il punto è capire quanto pesa davvero questo adempimento sui bilanci delle attività. Secondo un’analisi realizzata da Facile.it in collaborazione con Italfinance e Finital, i premi annuali non sono proibitivi in assoluto, ma cambiano in modo sensibile in base al territorio, al tipo di impresa e al valore dei beni da assicurare.
Per misurare i costi, l’analisi ha preso in esame due attività tipo, un ristorante e un hotel, in tre città campione: Milano, Roma e Palermo. Per il ristorante è stato considerato un terreno da 10.000 euro, un fabbricato da 500.000 euro, attrezzature industriali e commerciali per 150.000 euro e impianti e macchinari per altri 150.000 euro. Con queste caratteristiche, il premio annuo parte da 272 euro a Milano, sale a 628 euro a Palermo e arriva a 776 euro a Roma.
Più alto il conto per un hotel, dove crescono i valori assicurati. In questo caso la simulazione considera un terreno da 30.000 euro, un immobile da 1,5 milioni di euro, attrezzature per 200.000 euro e impianti e macchinari per 300.000 euro. A Milano il premio annuo parte da 556 euro, a Roma da 835 euro, mentre a Palermo tocca quota 2.111 euro. È il dato che colpisce di più, perché mostra quanto il fattore territoriale possa incidere sul costo finale della copertura.
Le differenze di prezzo, spiegano gli esperti, dipendono da una serie di elementi: la rischiosità del territorio in cui si trova l’immobile, la probabilità di eventi calamitosi, la vulnerabilità dei beni assicurati, le caratteristiche costruttive dell’edificio, il tipo di attività svolta, la collocazione dell’immobile all’interno dello stabile, il capitale assicurato e anche le politiche commerciali e tariffarie delle singole compagnie. È qui che si gioca la vera partita dei costi: non esiste un prezzo standard valido per tutti.
Sul fronte delle conseguenze, l’analisi chiarisce che al momento non sono previste sanzioni pecuniarie per le aziende che non sottoscrivono la polizza. Chi non si adegua, però, non potrà accedere ad agevolazioni o contributi pubblici. Non solo. In caso di evento calamitoso, l’impresa rischia di dover affrontare in autonomia i danni subiti senza poter contare su eventuali indennizzi da parte dello Stato.
C’è poi un altro punto decisivo, leggere bene che cosa copre davvero la polizza. L’obbligo di legge riguarda sismi, alluvioni, frane, inondazioni ed esondazioni. Restano invece fuori altri fenomeni atmosferici come grandine, trombe d’aria e bombe d’acqua, per i quali servono garanzie accessorie specifiche. Non basta quindi fermarsi alla parola “catastrofale”: bisogna verificare in concreto quali eventi sono compresi e quali no.
Attenzione anche alle esclusioni e alle definizioni. La frana, ad esempio, è coperta se l’evento si manifesta in maniera “rapida”; se invece si tratta di un fenomeno “graduale”, non è coperto. Tra le esclusioni compaiono anche mareggiate, valanghe e slavine. Fuori dalla possibilità di assicurazione, chiaramente, anche gli edifici abusivi e quelli non a norma. È il motivo per cui, oltre al prezzo, contano coperture, franchigie, massimali e limiti di polizza.

