Il pannello bianco è stato rimosso, le transenne non proteggono più il mosaico e il rito scaramantico può ricominciare. Il restauro del Toro rampante nella Galleria Vittorio Emanuele II è concluso: il mosaico, fa sapere Palazzo Marino, è stato stabilizzato, levigato e restituito alla fruizione pubblica. Da oggi milanesi e turisti possono tornare a compiere i tradizionali tre giri sulla pavimentazione dell’Ottagono.
L’intervento arriva dopo giorni di curiosità, ironie e polemiche. Il mosaico era stato svelato dopo una prima fase del restauro, ma era poi tornato coperto per consentire il completamento dei lavori. Nel frattempo, sui social e tra le opposizioni si era aperto il caso: secondo molti cittadini, il Toro appariva diverso rispetto al passato, con cromie non omogenee e soprattutto con gli “attributi” non più riconoscibili come prima. Da qui la battuta, circolata rapidamente online, secondo cui “non è più un toro, adesso è un bue“.
Palazzo Marino: “Il disegno non è stato modificato”
Nella nota diffusa oggi, il Comune chiarisce che l’intervento ha seguito un approccio filologico. Il restauro è stato eseguito da Gianluca Galli, restauratore e mosaicista che da anni conosce la pavimentazione storica della Galleria. Le tessere deteriorate sono state rimosse e sostituite con marmi della stessa natura di quelli originari, privilegiando la cromia storica del mosaico ottocentesco.
Palazzo Marino precisa inoltre che, con il naturale assestamento dei materiali nel tempo, la lettura complessiva del mosaico dovrebbe risultare progressivamente più uniforme. Un passaggio importante, perché proprio la differenza tra le tessere nuove e quelle già presenti era stata una delle principali critiche emerse nei giorni scorsi.
Il Comune ribadisce anche un punto centrale: la conformazione del Toro sarebbe quella originaria della pavimentazione ottocentesca. “L’intervento non ha modificato il disegno“, si legge nella nota, ma ha reintegrato le parti usurate dal passaggio quotidiano di decine di migliaia di persone.
Le polemiche sugli “attributi” del Toro
Il caso era esploso dopo la pubblicazione, da parte dell’assessore alle Opere pubbliche Marco Granelli, delle immagini del mosaico restaurato. “E come previsto il mosaico del toro è tornato in Galleria Vittorio Emanuele, completamente restaurato. Complimenti al nostro artigiano per il lavoro di restauro del mosaico”, aveva scritto l’assessore sui social. La reazione, però, non era stata esattamente quella attesa. Diversi cittadini avevano contestato il risultato, parlando di tessere di colore e dimensioni diverse, fughe irregolari e soprattutto della scomparsa degli elementi anatomici più celebri del Toro, quelli su cui da oltre un secolo si concentra il rito scaramantico della “giravolta con il tallone“.
La polemica era stata immediatamente raccolta anche dall’opposizione. Samuele Piscina, segretario cittadino della Lega e consigliere comunale di Milano, e Silvia Scurati, consigliere regionale della Lega in Lombardia, avevano chiesto “un intervento immediato della Soprintendenza affinché venga fatta piena chiarezza e venga eseguito il ripristino dell’opera nella sua configurazione originaria”. Deborah Dell’Acqua, vice coordinatore di Fratelli d’Italia Milano, aveva sintetizzato così la posizione del centrodestra: “Il Toro deve tornare com’era all’origine, senza se e senza ma“.
Un simbolo di Torino nel cuore di Milano
Il Toro raffigurato nell’Ottagono della Galleria è lo stemma di Torino, una delle capitali d’Italia celebrate nei mosaici della pavimentazione. La presenza dello stemma richiama la storia stessa della Galleria Vittorio Emanuele II, la cui costruzione iniziò nell’Ottocento, con la posa della prima pietra nel 1865.
Nel tempo, però, il mosaico è diventato soprattutto uno dei luoghi più fotografati e frequentati di Milano. Il rito dei tre giri con il tallone, già in voga nell’Ottocento, prometterebbe fortuna e l’occasione di tornare in città. Il risultato pratico, meno poetico ma molto concreto, è che quella porzione di pavimento viene consumata ogni giorno da migliaia di passaggi, fino a rendere necessari interventi periodici di restauro.
Conte e Granelli: “Un patrimonio che appartiene a tutti”
Gli assessori Emmanuel Conte, con delega al Demanio, e Marco Granelli, con delega alle Opere pubbliche, rivendicano il senso dell’intervento: “Il mosaico del Toro è uno dei luoghi più frequentati di Milano, guardato con affetto dai suoi cittadini e con curiosità da chi arriva da ogni parte del mondo. Restituirlo integro, con materiali e tecniche coerenti con la storia del mosaico, è il modo giusto di prendersi cura di un patrimonio che appartiene a tutti”.
Il restauro, insomma, è formalmente chiuso. Resta da vedere se si chiuderà anche la polemica. Perché a Milano si può discutere di urbanistica, sicurezza, grandi opere e bilanci. Ma quando si tocca il Toro della Galleria, anche una tessera di marmo può diventare questione politica.

