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Economia
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La partita di Tetris che sta giocando Enrico Letta non si ferma a ministri e sottosegretari. Il presidente del Consiglio dovrà trovare il giusto incastro anche per poltrone pesanti in campo economico. Da Finmeccanica alle Ferrovie dello Stato, dalla direzione di Bankitalia alla presidenza dell'Istat.

Le scelte di Letta hanno liberato due posti. Anzi tre. La nomina di Enrico Giovannini al Lavoro ha aperto la corsa alla sua successione come presidente dell'Istat. A sceglierlo sarà proprio Letta. I tempi stretti stanno portando verso un commissariamento. L'iter per la nomina del presidente richiederebbe infatti la designazione tramite un decreto del Consiglio dei ministri che dovrebbe poi essere approvato dai due terzi dei componenti delle commissioni di competenza. Le commissioni, però, al momento non sono ancora state avviate e rappresentano già un rebus. Se si preferisse la scorciatoia del commissariamento, che rimarrebbe in carica fino alla naturale scadenza del board (nel 2014), la scelta sarà presa con tutta probabilità tra i membri del Cda dell'Istat: Pasquale Scandizzo, Emilia Mazzucca, Biagio Mazzotta e Luigi Paganetto. Già vice presidente del Cnr e presidente dell'Enea, è proprio Paganetto il favorito.

Il secondo posto vacante è legato alla nomina di Fabrizio Saccomanni. Il ministro dell'Economia libera in realtà due poltrone. Ma è come se fosse una, perché il direttore generale di Bankitalia è anche, per legge, presidente dell'Ivass, l'ente di controllo sulle assicurazioni che ha sostituito l'Isvap. Per questo doppio incarico si cerca la soluzione interna. Il successore sarà uno dei due vice dg: Salvatore Rossi è favorito su Fabio Panetta. L'eventuale promozione di Rossi garantirebbe uno scatto in avanti nella piramide di Via Nazionale: in pole c'è Valeria Sannucci, attuale direttore centrale. Tornerebbe così a Palzzo Koch quella "quota rosa" stinta dopo il trasmerimento di Anna Maria Tarantola in Viale Mazzini.   

Il gioco della sedia non riguarderà solo le istituzioni ma anche le imprese partecipate dallo Stato. Il nodo più intricato è quello di Finmeccanica. Monti ha scaricato il problema, rimandando il rinnovo dei vertici al suo successore. Dopo i guai di Guarguaglini e l'arresto di Orsi, il reggente è Alessandro Pansa, attuale Ad. Resta il favorito, anche se salgone le quotazioni di Giuseppe Zampini, amministratore delegato di Ansaldo Energia. Quanto alla carica di presidente, le scottature prese con gli ultimi due incaricati, stanno indirizzando il governo verso una scelta di garanzia

L'altro grande gruppo in ballo è Trenitalia. In questo caso però la situazione sembra più definita. L'ad Mauro Moretti è già sopravvissuto a governi di diverso orientamento. Da ex sindacalista Cgil a manager, ha il curriculum per mettere d'accordo la grande coalizione. Sulla sua riconferma ci sono pochi dubbi. Probabile anche il bis per il presidente Lamberto Cardia.

twitter @paolofiore

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