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Economia
Portafoglio/ Il Paese in ripresa è sull'Aim Italia: ecco i titoli su cui scommettere

Di Luca Spoldi

Gli allarmi per la possibile ricaduta in recessione dell’economia italiana si moltiplicano, con anche Moody’s che pur giudicando “una misura importante” gli 80 euro in busta paga che il governo Renzi ha varato da fine maggio ha limato le previsioni sulla variazione del Pil a fine 2014 portandola da uno striminzito +0,1% ad un altrettanto misero, ma più preoccupante (per la tenuta dei conti pubblici) -0,1%, mentre gli analisti di Aiaf avvertono: se non ci sarà crescita il rapporto deficit/Pil rischia di sfondare il 3% (contro il 2,9% che Renzi spera di centrare e il 2,8% che più ottimisticamente indica la stessa Moody’s).

Eppure nonostante tutto un’Italia che riesce ancora a crescere esiste e si sta conquistando un proprio “posto al sole” anche sui mercati finanziari ed è quella delle piccole e medie imprese che decidono di quotarsi sul’AIM Italia, il mercato alternativo dei capitali che col debutto di Go Internet e Tecnoinvestimenti ha visto salire a 54 il numero complessivo delle società quotate, in maggioranza appartenenti ai settori dell’energia e “green economy”, della finanza e dell’Ict e media digitali, per una capitalizzazione complessiva che ormai sfiora i 2 miliardi di euro (ma l’obiettivo resta quello di salire ad almeno 60 società  quotate e superare decisamente quota 2 miliardi di capitalizzazione entro fine anno).

Niente male per un mercato che solo dal luglio dello scorso anno è rappresentato da un apposito indice (l’Ftse Aim Italia) formato da tutti i titoli quotati sull’AIM e revisionato, come capita per i principali indici del listino milanese, ogni tre mesi (la prossima scadenza sarà a settembre). Un mercato comunque ancora rischioso per i piccoli investitori “fai da te” visto che pur a fronte di una buona crescita dei fondamentali (+23% il fatturato alla fine del primo semestre dell’anno rispetto all’analogo periodo del 2013 e +12% in termini di redditività) mediamente solo un’azienda ogni cinque quotate (il 22% del mercato) annuncia piani strategici e solo 5 società (Digital Magics, Enertronica, First Capital, Innovatec e Primi sui Motori) hanno finora indicato obiettivi quantitativi.

Del resto si tratta realmente di piccole-medie imprese: solo quattro aziende (Metherios Capital,  attiva nella consulenza finanziaria indipendente, Net Insurance, compagnia assicurativa che opera nei rami Danni e Vita, Rosetti Marino, società di servizi d’ingegneria e per le costruzioni e Tecnoinvestimenti, che si occupa di distribuzione di soluzioni informatiche ad alto valore tecnologico) superano i 100 milioni di capitalizzazione, mentre la capitalizzazione media è attorno ai 37 milioni, a fronte di un fatturato medio è pari a 27 milioni (ma la metà lo scorso anno ha visto il giro d’affari fermarsi sotto i 10 milioni).

Quali sono le società che meglio rappresentano quell’Italia tenace e vincente che neppure la crisi riesce a piegare? Se si guarda all’andamento delle assunzioni (indicatore quanto mai significativo in un paese che soffre da tempo di un’elevata disoccupazione, specialmente tra i suoi giovani), si scopre che il gruppo Green Power (leader nazionale nel mercato delle energie prodotte da fonti di energie rinnovabili e nell’efficientamento energetico) l’ha aumentata del 139% nell’ultimo anno, Italia Independent Group (occhialeria e accessori di moda) del 121%, Notorious Pictures (distribuzione cinematografica) del 50% e Primi sui Motori (leader in Italia nel marketing e posizionamento sui motori di ricerca) del 13%.

Lo sbarco sull’AIM Italia rappresenta per questi alfieri del “nuovo” made in Italy un passaggio importante, perché spesso costituisce la premessa per poter successivamente lanciare aumenti di capitale o emissioni obbligazionarie con le quali finanziare un’ulteriore fase di crescita o l’acquisizione di qualche concorrente senza dover far ricorso esclusivamente al credito bancario, il che in un paese ancora eccessivamente banco centrico come l’Italia è una strategia che potrà dare frutti anche quando la “stretta sul credito” che tuttora riduce l’ossigeno per molte aziende tricolori si sarà allentata. Insomma, se siete pronti ad accettare qualche rischio e tenendo a mente che sarà sempre bene non investire più di una piccola porzione (10% o poco più) dei propri capitali, puntare su qualche nome dell’AIM Italia potrebbe essere una strategia vincente anche in termini di portafoglio.
 

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