A- A+
Economia
Quattrosoldi/ Come fare affari coi Btp nel 2015

di Luca Spoldi

L’attesa conferma della disponibilità da parte della Bce di allargare i programmi di acquisto di titoli sul mercato (finora limitati ad Abs, ossia cartolarizzazioni di crediti, e covered bond, per un ammontare massimo di 200 miliardi di euro per ciascun tipo di asset) non è arrivata, ma al di là della reazione emotiva, più forte sui listini azionari ed in particolare sui titoli del comparto finanziario e su quelli ciclici, i mercati hanno nel complesso retto, col Btp decennale guida italiana che chiude la settimana con un rendimento vicino al 2% lordo annuo, che significa l’1,5% netto.

Per capire quanto abbiano corso negli ultimi dodici mesi i titoli di stato italiani (ma anche quelli spagnoli) basti dire che a inizio dicembre 2013 il rendimento del decennale guida italiano oscillava attorno al 4,2% vale a dire più del doppio di adesso. E visto che un Btp decennale ha una “duration” (durata finanziaria residua media di un titolo, ma anche sensibilità dello stesso alle variazioni dei tassi d’interesse) di pari a circa 7,7, questo significa che il calo di un 1,2% del rendimento si è tradotto, per i possessori del Btp in questione, in un capital gain del 9,2% circa.

Un rendimento francamente inatteso a inizio anno e che ha finito col semplificare la vita a chi aveva puntato su un “tranquillo” portafoglio in titoli di stato italiani, ottenendo mediamente un ritorno superiore a quello della borsa italiana visto che Piazza Affari ha praticamente azzerato nel secondo semestre il rialzo visto nei primi sei mesi dell’anno ed ora oscilla tra uno e due punti percentuali di guadagno avendo peraltro registrato una oscillazione massima, nel corso dell’anno, del 22%. E’ credibile che il “buy and hold” (acquista e mantieni in portafoglio) possa rivelarsi una buona strategia per chi vuole investire in titoli di stato italiani anche nel 2015?

In parte sì, se si riveleranno corrette le previsioni della Bce ha appena tagliato le proprie stime sia sulla crescita di Eurolandia (il cui Pil è ora visto in crescita dell’1% l’anno venturo, dal precedente +1,5%, e dell’1,5% nel 2016, dal +1,9%) sia sull’inflazione (vista a +0,7% nel 2015 dal +1,1% atteso tre mesi fa, e a +1,3% nel 2016 dal +1,4% precedente). Molto però dipenderà dall’atteggiamento della Bce, ossia dal fatto che Mario Draghi riesca a superare le perplessità di una parte del board, a partire dai membri tedeschi, che si sono sinora opposti a nuove misure “non convenzionali” per combattere le deflazione.

Draghi è stato chiaro su questo punto: l'Eurotower non intende lasciare la deflazione accentuarsi ulteriormente, ad esempio a causa del ribasso per molti destinato a durare nel tempo dei prezzi del petrolio, perché questo rischia di far aumentare i tassi d’interesse reali vanificando l’azione calmieratrice della stessa Bce e agendo da ulteriore freno ad una ripresa già debole di suo. Se si avesse sentore di questo, ha aggiunto l’ex governatore di Banca d’Italia, la Bce è autorizzata dal suo statuto ad intervenire e potrebbe farlo, come già accaduto in passato (ad esempio col programma Omt) anche solo approvando la decisione a maggioranza semplice.

Anche per questo gli analisti di Societe Generale hanno già sottolineato come l’avvio di un vero e proprio “quantitative easing”, magari non limitato ad acquisto di titoli di stato ma anche di altre carta finanziari, potrebbe aversi già a gennaio, in parallelo ad altre misure già annunciate (come il lancio di ulteriori Tltro dopo la seconda, in calendario l’11 dicembre prossimo). Ma quanti miliardi di titoli di stato potrebbe acquistare la Bce? Secondo alcuni osservatori visto che l’idea è di riportare ai livelli di fine 2012 l’attivo di bilancio della Bce (3,1 triliardi di euro circa, contro i 2 triliardi attuali) e tenendo conto che i programmi di acquisto di Abs e covered bond potrebbero essere a loro volta ampliati se sui mercati torneranno ad affluire emissioni idonee anche in termini di garanzie collaterali, tra i 500 e i 600 miliardi di euro potrebbero essere destinati all’acquisto di titoli di stato europei.

Si noti che non si può pensare in alcun modo che Draghi faccia comprare 600 miliardi di Btp, sollevando interamente la banche italiane (che al momento ne hanno in cassa per circa 470 miliardi) dal peso di sostenere le finanze pubbliche. Anche così Eurotower potrebbe puntare a raddoppiare il proprio portafoglio di Btp italiani che al momento vale circa 87 miliardi. I titoli vennero acquistati tra il gennaio 2011 e l’aprile 2012 e in quel periodo videro scendere il rendimento oscillare tra il 4,7%-4,8% iniziale e il 5,20%5,30% finale. La Bce fu infatti attenta a non “forzare” troppo la mano al mercato accentuando la caduta dei rendimenti, che di fatto si interruppe per poi riprendere nel corso del 2013 e durare fino a oggi. Se la cosa si ripetesse, i Btp a 10 anni potrebbero vedere il tasso risalire dal 2% attuale al 2,5%-2,7% e le quotazioni calare tra il 3,5% e il 5,5%.

Niente di drammatico, sia perché si verificherebbe presumibilmente un lieve rialzo anche dell’inflazione che potrebbe alla fine contribuire a mantenere i tassi reali stabili rispetto ai livelli attuali, sia perché basterebbe ridurre la duration del portafoglio (inserendo titoli a 3-5 anni accanto o al posto dei decennali) per ridurre i contraccolpi negativi. Tuttavia,dato anche i i livelli modesti di rendimento netto offerti attualmente (inferiore all’1% sui titoli decennali e prossimo allo zero nel tratto di curva fino a 3 anni), l’anno che verrà sarà meglio tenere d’occhio con maggior accortezza l’andamento delle quotazioni. E in caso di buoni guadagni in termini di capital gain (nell’ordine dei 3-5 punti percentuali) prendere profitto senza aspettare di vedere che succederà più in avanti. Per rientrare, a livelli di quotazioni meno “tirate” e rendimenti leggermente più interessanti, ci sarà tempo e modo nel corso del 2015 e ancor più del 2016.

Iscriviti alla newsletter
Tags:
btptitoli di statoinvestireportafogliobce
i più visti
in evidenza
CorporateCredit, l'intervista al Ceo Giordano Guerrieri

Pnrr e opportunità per le Pmi

CorporateCredit, l'intervista al Ceo Giordano Guerrieri


casa, immobiliare
motori
16 maggio 1968: Citroen presenta alla stampa mondiale la Mehari

16 maggio 1968: Citroen presenta alla stampa mondiale la Mehari

Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Angelo Maria Perrino - Reg. Trib. di Milano n° 210 dell'11 aprile 1996 - P.I. 11321290154

© 1996 - 2021 Uomini & Affari S.r.l. Tutti i diritti sono riservati

Per la tua pubblicità sul sito: Clicca qui

Contatti

Cookie Policy Privacy Policy

Cambia il consenso

Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.