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Economia
La Mela è tornata ad essere Grande: è tempo di investire in America

La debolezza del mercato azionario statunitense è più evidente nei titoli legati a settori ciclici come le commodity, le compagnie aeree o le automobili, e sembra anticipare apparentemente una recessione negli Stati Uniti. Eppure per Cédric Le Berre, Multi-Management & Fund Research di Union Bancaire Privée - UBP, è il momento di investire al di là dell'Oceano.

"Anche se siamo consapevoli del fatto che la debolezza economica presente in Europa e in Asia - spiega l'esperto - e il rafforzamento del dollaro siano tutti fattori sfavorevoli per gli utili societari statunitensi, a nostro avviso, al momento non c’è alcun segnale che indichi un’imminente recessione negli USA, né una bolla che possa causare un crollo. I tassi d’interesse statunitensi, infatti, sono ancora bassi, i disavanzi pubblici stanno diminuendo, il tasso di disoccupazione è in calo e, al momento, si attesta sotto la media di lungo periodo. Inoltre, gli utili societari, i flussi di capitale e i bilanci sono ancora fermamente solidi".

"Riteniamo, poi - continua -, che il recente crollo dei prezzi del petrolio sia legato al conflitto tra l’Arabia Saudita e l’Iran, piuttosto che a un aumento della produzione USA di petrolio di scisto o alla debole domanda da parte di Europa e Asia. Tuttavia, secondo noi, i prezzi bassi del petrolio più che un aspetto negativo, rappresentano un vantaggio complessivo per l’economia americana".

"A nostro parere, infatti, le valutazioni del mercato azionario statunitense sono piuttosto ragionevoli con l’indice S&P 500 che tratta a valori di utili stimati pari a 14,5x per il 2015 e crediamo che al momento, a livello globale, il mercato USA offra le migliori opportunità d’investimento nel lungo periodo, in termini di rendimento aggiustato per il rischio. Siamo inoltre convinti che un rialzo dei prezzi del petrolio costituisca un rischio economico nettamente maggiore rispetto a un calo degli stessi. Di conseguenza, il fatto che gli Stati Uniti si stiano incamminando verso l’indipendenza energetica li rende meno esposti a tale rischio, di quanto non lo siano Europa, Asia o i Paesi BRIC".

"Riconosciamo, infine, che esistano dei problemi sostanziali in Europa, dove questioni culturali e politiche stanno limitando la capacità dei Paesi dell’area euro di ridurre i costi e di risanare le finanze pubbliche. Inoltre, la dicotomia tra l’unione economica, da un lato, e divergenza politica con un crescente nazionalismo, dall’altro, sta creando una serie di incertezze di lungo termine nella struttura della moneta unica. L’Asia, poi, sta chiaramente rallentando, con eventuali conseguenze sconosciute, la Russia non è una democrazia vera e propria e il Medio Oriente sembra impantanato in un conflitto settario che si sta diffondendo senza che si intraveda una fine precisa. Tutte queste problematiche avvalorano, per tanto, la nostra tesi sul fatto che gli Stati Uniti siano il posto migliore e più sicuro in cui investire. Inoltre, siamo dell’idea che le elezioni imminenti negli USA e l’eventualità di una riforma societaria, creino un ulteriore potenziale al rialzo per i mercati americani. Attualmente, il sistema finanziario degli Stati Uniti è in ottima forma e non vediamo all’orizzonte nessuna bolla speculativa che possa minare il sistema finanziario in generale".

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