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Poste-Tim, Del Fante difende l’offerta ma Labriola frena: “Decideranno mercato e azionisti”

Poste rivendica il premio per gli azionisti Tim e punta sulle sinergie da 700 milioni. Il cda della società telefonica prepara la valutazione

Poste-Tim, Del Fante difende l’offerta ma Labriola frena: “Decideranno mercato e azionisti”
Poste Italiane, Matteo Del Fante

Poste punta sulle sinergie da 700 milioni, Tim resta prudente e prepara il parere degli advisor

Per Matteo Del Fante, Ad di Poste italiane, l’offerta che la sua società ha fatto per Tim è corretta e le reazioni sono buone. “Qualcuno ha messo in dubbio il prezzo – ha detto – sostenendo che dovremmo offrire di più, ma noi riteniamo che la nostra offerta includa già un premio significativo per gli azionisti Tim del 16,8%. Ma anche quelli di Poste otterranno un premio di almeno il 10%”.  

Per contro nella conference call di Tim, che si è tenuta due ore dopo quella di Poste, l’ad della società telefonica non si è sbilanciato. “Abbiamo avuto solo ora – ha detto Labriola – qualche numero sull’operazione che prevede 700 milioni di sinergie. Non siamo in grado di commentare ma ovviamente il consiglio di amministrazione darà il suo parere e su questo stanno già lavorando gli advisor. Però sarà il mercato, gli azionisti a decidere se accettare o no l’offerta”. 

Facendo qualche piccolo conto il 17% promesso da Del Fante è sulle prospettive, ossia sulle possibilità di crescita del titolo Poste che, con Tim, secondo il manager, dovrebbe costituire un baluardo importante per lo sviluppo digitale del paese e per la fruizione di nuovi servizi. A momento però, visto che l’offerta Poste prevede 0,167 euro per ogni azione Tim conferita e 0,0218 in azioni, si evince che, nel caso un azionista avesse 10mila azioni Tim, che ai prezzi attuali valgono circa 6800 euro, dopo l’accordo (Poste quota 23,23 euro ad azione) se ne ritroverebbe in tasca un po’ meno, circa 6734. 

Certo Del Fante, incalzato dagli analisti in conference call, ha insistito. “Possiamo discutere quanto vogliamo se Tim fosse in una posizione di forza o meno al momento dell’offerta (valeva 0,59 euro contro gli 0,68 attuali ndr), ma sul lungo periodo il premio è indiscutibile. Abbiamo ancora mesi di lavoro davanti prima del lancio finale dell’offerta e useremo questo tempo per spiegare agli investitori perché l’integrazione con Poste sia l’opzione migliore”.

Poste prevede di chiudere l’operazione con Tim, di cui già ha in portafoglio il 27% circa e che ha già ricevuto la benedizione del governo italiano (che è il primo azionista di Poste con il 64%) entro il terzo trimestre di quest’anno. Comunque il 24 luglio la ex società postale, che ora ha nella vendita di prodotti finanziari, nei pagamenti e in altri servizi le sue fonti principali di ricavo, presenterà un piano strategico triennale stand alone senza dunque Tim. Per Del Fante comunque la società telefonica “è lo step naturale, industriale e finanziario, per l’evoluzione della nostra piattaforma”.  

Tim intanto continua per la sua strada. Labriola ha illustrato la strategia riguardante le torri di trasmissione per ottimizzare la sua infrastruttura e uscire dal contratto con Inwit nell’arco di 10 anni, utilizzando 8500 torri esistenti su complessive 30mila presenti sul mercato (senza contare quella di Inwit) e facendone costruire 6mila da terze parti. Quanto al possibile accordo commerciale tra Openfiber e Fibercop potrebbe fruttare a Tim fino al 75% di earnout sulle sinergie industriali che Fibercop riuscirà a realizzare dopo l’accordo. L’integrazione tra le due società avrebbe fruttato molto di più alla società di tlc: circa 2 miliardi di euro. Oggi, comunque, le azioni di Tim e Poste sono cresciute in Borsa in maniera questi paritaria che vuol dire oltre il 3%. 

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