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Economia

 

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Rimarrà pure la via d'uscita del "too big to fail", l'intervento in favore di una grande banca da parte del governo che in caso di imminente crack nazionalizza l'istituto e salva risparmi, conti correnti e tutti i dipendenti per non creare effetti a catena nell'economia reale. Ma tra poco, i banchieri non la faranno più liscia.

Non ci sarà, per intendersi, un altro caso scandaloso come quello di Richard "Gorilla" Fuld, l'arrogante amministratore delegato statunitense che dopo aver mandato a carte quarantotto la propria Lehman Brothers (giocava a golf mentre la sua banca si avvicinava inesorabilmente al default) piena zeppa di titoli tossici non ha fatto un solo giorno di galera. In più, è uscito senza perdere la sua influenza nei circoli esclusivi di Wall Street. In Inghilterra, la patria della finanza nel Vecchio Continente vogliono cambiar registro: se le banche da loro amministrate falliranno a causa di come verranno gestite, i grandi banchieri finiranno in prigione.  

E' la raccomandazione che la commissione finanze della Camera dei Comuni ha presentato ieri al ministro del Tesoro George Osborne, fresco di G8 in un atteso rapporto sulla situazione del settore bancario alla luce degli scandali che lo hanno contrassegnato negli ultimi anni. Il rapporto mette nero su bianco che un comportamento "avventato" (Lehman Brothers ha accumulato debiti per la propria condotta speculativa per circa 600 miliardi di dollari) da parte dell'amministratore delegato di una banca dovrebbe dare luogo a un'incriminazione penale e a una condanna carceraria e che è compito della giustizia predisporre meccanismi per sanzioni di questo tipo. Insomma, in Inghilterra non ci stanno e dopo i casi di Nothern Rock, Lloyds che sta per tornare privata e Royal Bank of Scotland, vogliono che i manager siano costretti ad assumersi pienamente la piena responsabilità.

Non sarà più possibile dunque, secondo i parlamentari britannici, che nello scandalo Libor, il tasso interbancario truccato sulla piazza di Londra, i banchieri possano dire di non sapere niente e di non essere assolutamente reponsabili degli accordi sottobanco fra le sale operative dei propri istituti. Davanti a una bancarotta, in sostanza, non dovrebbe bastare dimettersi, oltretutto con bonus e dorata buonuscita, ma chi sbaglia dovrà pagare. Soprattutto se i suoi errori sono il risultato di scelte azzardate.

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