
Si avvicina lo sbarco a Piazza Affari dei piumini Moncler (nella foto Charlotte Casiraghi), operazione più volte “annunciata” gli anni passati ma mai concretizzatasi? Se a giugno l’operazione era sembrata imminente, le ultime novità annunciate oggi fanno propendere per un arrivo a fine anno, o a inizio 2014, incrociando le dita. Gli azionisti della società, ossia la banca d’investimenti Eurazeo (45%), lo stilista Remo Ruffini (32%), i fondo Carlyle (17,75%) e Brands partner II (5%) e i manager (0,25%), avevano del resto già incaricato la banca francese Lazard e la boutique di advisory del banchiere d’affari Claudio Costamagna di avviare le attività propedeutiche al collocamento.
Attività che sembrano aver portato all’ingresso, indiretto, di un nuovo socio finanziario, Tamburi Investment Partners, che attraverso la controllata Clubsette ha annunciato oggi l’acquisizione di una quota del 14% di Ruffini Partecipazioni Srl (società dello stesso Remo Ruffini a cui fa capo il 32% del capitale di Moncler) in cambio di 103 milioni di euro. Facendo due conti Tip sembrerebbe aver accettato una valutazione di Moncler attorno ai 2,3 miliardi di euro: niente male, se si pensa che nel 2011 Eurazeo aveva accettato una valutazione implicita di 1,2 miliardi, pari a 12 volte il Margine operativo lordo.
Dato che lo scorso anno Moncler ha registrato un Margine operativo lordo (Mol o Ebitda) di 170 milioni, Tamburi, che ha sottoscritto un impegno di lock-up a sei anni (mentre gli altri soci di Clubsette hanno limitato l’impegno a tre anni circa), sembrerebbe dunque aver accettato di valutare il marchio dei piumini ancora di più: 13,5 volte contro le 12 volte accettate da Eurazeo. Si frega le mani Marco De Benedetti, capo delle attività europee (ed italiane) di Carlyle: entrato nel 2008 rilevando inizialmente il 48% del capitale, il fondo aveva infatti valutato l’intera società appena 220 milioni di euro e in soli cinque anni ha visto la propria partecipazione decuplicare di valore.
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Si potrebbe credere che sia difficile che il mercato accetti di pagare questi prezzi, tanto più con Wall Street sui massimi storici, i listini europei che hanno già corso parecchio da inizio anno e persino l’Ftse Mib di Milano che in dodici mesi è cresciuto del 22% abbondante (il 5,35% da inizio anno), il tutto mentre la ripresa in Europa e in Italia è ancora una speranza più che una certezza e mentre dalla Cina all’America Latina aumentano i segnali di un rallentamento della corsa dei mercati emergenti. Ma il risiko nel settore della moda-lusso è ormai ripartito, come hanno confermato le recenti acquisizioni di Loro Piana da parte di Lvmh o di Pomellato Gioielli da parte di Kering.
Così in borsa titoli come Brunello Cucinelli (+85% circa rispetto a un anno fa), Salvatore Ferragamo (+60% negli ultimi 12 mesi) o Tod’s (+70% nell’ultimo anno) sono letteralmente volati, ignorando tensioni politiche e incertezze macroeconomiche. Ultimo ma non meno importante dettaglio, l’arrivo di Tip (che nel suo azionariato può contare su soci del calibro di D’Amico società di navigazione col 10,4% circa, di Generali, con quasi il 6,2%, piuttosto che Isabella Seragnoli con poco meno del 4,9% e Giuseppe Ferrero con oltre il 3,5%) rafforza la componente italiana dell’azionariato.
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Il che significa che si dovrebbe evitare di vedere un altro marchio del made in Italy finire a breve in mani estere, come invece accaduto di recente a Novi Cioccolato (ceduto dalla famiglia Averna ai turchi di Toksoz) piuttosto che alle cucine Berloni (di cui alla famiglia fondatrice resta una piccola quota del 6% dopo aver ceduto il 44% ad Intermedia ed il 50% ai cinesi di Hcg). Chissà che qualcuno ora non si ricreda sulla valenza della finanza come strumento per consentire di creare ricchezza e porre le premesse per far ripartire la crescita anche nel Belpaese.
Luca Spoldi
