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Profumo entra nella partita Stx-Naval.Benedizione M5S per Fincantieri-Leonardo

L’Italia prova finalmente a fare sistema e a riequilibrare i pesi all’interno del futuro “Airbus dei mari”. Gli utili si fanno con le navi militari

Profumo entra nella partita Stx-Naval.Benedizione M5S per Fincantieri-Leonardo

Leonardo, finalmente si gira pagina: paracadutato ai vertici dell’ex Finmeccanica dopo un trascorso come Ceo di Unicredit e presidente di Mps, Alessandro Profumo aveva fatto storcere il naso a qualche analista finanziario che temeva che la sua nomina potesse voler dire una vendita “al meglio” dei business del gruppo italiano, a partire da quelli più marginali o problematici. Un banchiere, era il ragionamento implicito, è essenzialmente un bravo valutatore e a cosa serve valutare quanto valgano i tuoi asset se non per valorizzarli al massimo e venderli al miglior offerente?

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Solo chiacchiere e valutazioni fatte nel parterre di Borsa. La “mission” implicita di Profumo risentiva in qualche modo anche della debolezza del governo Gentiloni, una debolezza che aveva pure impedito la rapida conclusione del tentativo d’acquisizione dei cantieri di Saint Nazare di Stx France da parte di Fincantieri.

Operazione ereditata dal governo Renzi. Il gruppo italiano aveva offerto 79 milioni di euro per il 66% della società francese, coinvolta nel fallimento del gruppo coreano Stx, ma il presidente Macron si era opposto.

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Macron aveva ottenuto dopo un duro confronto con le controparti italiane un accordo che ha visto lo stato francese salire in prima battuta al 100% in Stx France per poi procedere alla cessione di quote a Naval Group (10%), Fincantieri (50% pagato 59,7 milioni), dipendenti (fino al 2,4%) e fornitori (fino al 3,26%), con Naval Group pronta a sottoscrivere le azioni di dipendenti e fornitori che non fossero state sottoscritte e con lo stato francese che si confermava socio al 34,34%, di cui un 1% “in prestito” a Fincantieri ma col diritto di vederselo restituire nei prossimi 12 anni in caso di mancato rispetto di una serie di adempimenti.

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Macron ha poi proposto di allargare anche al business militare l’accordo, conscio del fatto che se Fincantieri è forte nella cantieristica civile, non lo è altrettanto in ambito militare (a differenza di Naval Group, gruppo controllato per due terzi dallo stato francese e per un terzo da Thales). Qui, si vocifera negli ambienti finanziari della City milanese, Profumo ha fiutato il “trappolone” e ha iniziato ad attivarsi perché Leonardo entrasse in partita, trovando una sponda importante all’interno del governo da parte del M5S.

I grillini, secondo alcuni rumors, vedrebbero di buon occhio un rafforzamento industriale della collaborazione e, perché no anche un’integrazione fra Fincantieri e Leonardo in modo che, insieme, raggiungano dimensioni e caratteristiche più simili a quelle di Naval Group che industrialmente svolge sia attività di cantieristica (come Fincantieri) sia quelle di sistemista (come Leonardo).  Insomma, gettare le basi per una partita alla pari con Parigi.

di maio intervista latella di maio ape
 

Leonardo, del resto, si occupa di sistemi di difesa e combattimento a bordo nave tramite Orizzonte, joint-venture tra Leonardo (49%) e la stessa Fincantieri (51%) che progetta e costruisce navi militari dalle corvette, alle fregate, fino alle portaerei. Proprio Orizzonte, tramite Società Horizon Sas partecipa già al Programma Orizzonte, nato inizialmente come progetto di difesa comune tra Gran Bretagna, Francia e Italia e che dopo l’uscita del Regno Unito si è focalizzato nella realizzazione della classe Fremm (Fregata europea multi missione), un business da 11 miliardi di euro spartito tra Fincantieri-Leonardo da parte italiana e Naval Group-Thales da parte francese.

Alessandro Profumo Leonardo
 

Delle 21 navi della classe Fremm (11 francesi, costruite da Naval Group, e 10 italiane, costruite da Fincantieri) sono istallati cannoni Oto Melara (gruppo Leonardo), lanciamissili Sylver (costruiti da Naval Group) e radar Selex (altra controllata di Leonardo). Proposte senza successo all’Australia (9 fregate per un controvalore di 23,5 miliardi di euro), le Fremm sono attualmente in fase di valutazione da parte degli Stati Uniti (20 fregate del valore atteso di 800-950 milioni di dollari l’una), Canada (15 fregate, valore della commessa 40 miliardi) e Brasile (5 navi per 2,5 miliardi di dollari).

Un business ricco, dunque, che rischierebbe di finire in mani prevalentemente francesi se la trattativa tra Francia e Italia si giocasse solo tra Stx-Naval Group/Thales e Fincantieri. Bene fa, dunque, Alessandro Profumo a cercare di sfruttare l’occasione e la ritrovata voglia del governo italiano di essere un protagonista non passivo di alleanze internazionali. Anche perché, a dirla tutta, il business militare ha margini decisamente più elevati di quelli della cantieristica da crociare civile.

Costruire “grandi e splendide navi” purtroppo è un business molto più maturo che quello automobilistico, con un problema di sovracapacità produttiva almeno 10 volte più grande e se Fincantieri può legittimamente sperare di imitare la strategia seguita da Fiat con Chrysler e crescere di peso approfittando della debolezza di un concorrente, riuscire a “fare sistema” da parte di due società come Fincantieri e Leonardo ha certamente un valore ancora superiore.

Luca Spoldi