L’estate 2026 nei presidi ospedalieri italiani sta registrando una vera e propria crisi di tenuta organica e gestionale. Il COINA, Sindacato delle Professioni Sanitarie, traccia un bilancio drammatico dell’assistenza sanitaria nazionale durante le settimane centrali di luglio e agosto 2026.
Con l’entrata in vigore dei piani ferie e la fisiologica riduzione dei contingenti in turno, la forza lavoro infermieristica attiva nei servizi d’emergenza registra un calo medio compreso tra il 25% e il 30%, a fronte di un aumento degli accessi nei presidi d’urgenza di oltre il 15-20%, alimentato dalle eccezionali ondate di calore estive e dalle crescenti fragilità della popolazione anziana.
I dati diffusi dalla società scientifica di medicina d’emergenza (SIMEU), integrati con i monitoraggi istituzionali di Agenas, tracciano un quadro critico: solo il 30% dei Pronto Soccorso dispone di un organico di assistenza adeguato, mentre nel restante 70% delle strutture le scoperture in turno per i piani ferie oscillano tra il 25% e il 70% del personale previsto. La diretta conseguenza del sotto-organico e della carenza di posti letto nelle degenze ordinarie (boarding) è la permanenza forzata dei pazienti su una barella dalle 48 fino alle 72 ore in attesa di ricovero.
A questa paralisi si aggiunge la piaga dell’impiego improprio delle competenze: le indagini di settore indicano che il 94,5% degli infermieri è costretto a svolgere abitualmente mansioni burocratiche, logistiche e ausiliarie non proprie, sottraendo il 32,6% del tempo lavorativo totale alla cura diretta del paziente. Per garantire la tenuta dei servizi a Ferragosto, il ricorso straordinario a doppi turni e il salto dei riposi riguarda oltre il 65% dei professionisti dell’assistenza rimasti in servizio.
L’aggravarsi della pressione sui reparti d’urgenza è la diretta conseguenza del blocco estivo della rete sanitaria territoriale. Durante la settimana di Ferragosto, la sospensione o la drastica riduzione dell’operatività degli ambulatori specialistici territoriali e dei presidi di continuità assistenziale azzera le risposte intermedie. Questo vuoto convoglia verso l’ospedale migliaia di cittadini con patologie croniche o riacutizzazioni minori che non trovano altri riferimenti sul territorio.
Parallelamente si consuma la crisi delle Residenze Sanitarie Assistenziali. Nelle RSA si riscontra una carenza strutturale di infermieri stimata al 21,7% (dati CERGAS Bocconi / ANASTE), causata dal continuo esodo di personale verso la sanità pubblica o verso l’estero. Senza una copertura infermieristica adeguata all’interno delle strutture residenziali, qualsiasi complicazione clinica o malessere legato al gran caldo si trasforma inevitabilmente in un ricovero forzato in Pronto Soccorso.

