Dalla privacy dei minori agli aumenti in Italia: Netflix affronta due fronti giudiziari
“Quando guardi Netflix, Netflix ti guarda” recita la denuncia presentata al tribunale statale nella contea di Collin, vicino a Dallas. Ma non è l’unico guaio giudiziario che coinvolge il gigante dello streaming a pagamento. La società è stata infatti citata in giudizio anche dal procuratore generale del Texas Ken Paxton, che l’ha accusata di spiare bambini e altri consumatori raccogliendo i loro dati senza consenso e di aver progettato la propria piattaforma in modo da creare dipendenza.
Il procuratore ha affermato che Netflix, per anni, ha falsamente dichiarato di non raccogliere né condividere i dati degli utenti, mentre in realtà monitorava le abitudini e le preferenze di visione e vendeva i dati agli intermediari e alle società che offrono inserzioni pubblicitarie, guadagnando, in questo modo, miliardi di dollari all’anno.
Nella denuncia è citato anche l’ex amministratore delegato di Netflix Reed Hastings che ha recentemente rassegnato le dimissioni e che, nel 2020, aveva affermato perentorio: “Non raccogliamo nulla”. Cercando così di distinguere Netflix da altri protagonisti del web come Amazon, Facebook e Google sul fronte della raccolta dei dati.
L’azienda con sede a Los Gatos, in California, è stata anche accusata di utilizzare di nascosto “dark patterns” per mantenere gli utenti incollati allo schermo, tra cui una funzione di riproduzione automatica che avvia un nuovo programma quando ne finisce un altro.
Netflix ha spiegato che la causa è priva di fondamento e si basa su informazioni inesatte e distorte. “Netflix – ha detto un portavoce- prende sul serio la privacy dei propri membri e rispetta le leggi sulla protezione dei dati ovunque operi”.
Il procuratore Paxton, repubblicano, ha chiesto che l’azienda elimini i dati raccolti illegalmente, non li utilizzi per pubblicità mirata senza il consenso degli utenti e paghi multe fino a 10mila dollari per ogni violazione. In Italia ad aprile il Tribunale di Roma ha emesso una sentenza contro Netflix Italia, definendo illegittimi gli aumenti di prezzo applicati dalla società tra il 2017 e il 2024perchè fatti senza adeguate giustificazioni contrattuali. La sentenza potrebbe aprire la strada a rimborsi fino a 500 euro per circa 5,4 milioni di abbonati italiani. Netflix ha già dichiarato l’intenzione di fare appello.

