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C'è un'imposta più silenziosa dell'Imu. Non viene pagata in acconti e saldi, ma si spalma, centesimo dopo centesimo, su quello che compriamo ogni giorno. E' l'Iva. Da luglio potrebbe aumentare dal 21 al 22% e fiaccare i già deboli consumi. Per evitare l'aumento, il governo sta cercando 2 miliardi. Ma cosa succederebbe se non dovesse trovarli? 

Gli effetti del nuovo incremento sono difficili da stimare, sia perché mancano i dati disaggregati necessari a calcolare spesa delle famiglie e gettito sui singoli beni soggetti a diverse aliquote, sia perché un’eventuale ulteriore contrazione dei consumi porterebbe a minore spesa e gettito. Tuttavia, con un certa approssimazione è possibile ipotizzare il maggior costo sopportato dalla famiglia media, in relazione alla variabile territoriale ed alla variabile reddituale.

La variazione di aliquota Iva interessa:

- alcuni prodotti alimentari, tra cui vino, birra, bibite
- tabacco e sigarette
- prodotti e servizi dell’industria culturale, come cd musicali e dvd (i libri hanno aliquota agevolata), e-books, cinema, teatro, concerti e spettacoli in genere
- prodotti per la casa e per l’igiene personale
- abbigliamento e tessili in generale, calzature, valigeria, orologeria e gioielleria,elettrodomestici, hi-fi e computers, telefonia,  casalinghi, giocattoli, materiali edili (i servizi edili hanno aliquota agevolata)
- veicoli (auto, moto, ciclomotori e biciclette, natanti), carburanti, assicurazioni
- beni e servizi di interesse generale come energia elettrica, telecomunicazioni, gas (GPL, metano da riscaldamento, mentre la quota stimata per cottura ha aliquota agevolata), trasporti (tutti)
- servizi dei liberi professionisti (esclusi medici e prestazioni diagnostiche che godono di aliquota agevolata), servizi di artigiani come riparazione e manutenzione della casa, dell’auto ecc., servizi di parrucchiere, barbiere, istituti di bellezza, palestre.
 

L’aumento dell’Iva peserà particolarmente in alcun settori in cui la spesa non è comprimibile (o lo è in misura limitata) e non è necessariamente proporzionata alle possibilità economiche della famiglia: trasporti, carburanti, assicurazioni auto, riparazioni auto e riparazioni domestiche, gas ad uso riscaldamento. Questo potrebbe determinare un aggravamento della condizione di molte famiglie attualmente sul filo del disagio economico e della povertà. Inoltre, alcuni settori produttivi come quello dell’auto e quello edilizio, già duramente colpiti dalla crisi, sembrano destinati a subire un’ulteriore contrazione del fatturato, con prevedibili ripercussioni dirette ed indirette sulle famiglie.

Il precedente incremento di un punto percentuale dell’Iva ordinaria ha determinato un effetto inflazionistico pari allo 0,2-0,3%, secondo l’Istat. Questo calcolo evidenzia un aggravio di spesa mediadi 96,65 €. Per il 2013 l’incremento dovuto alla nuova aliquota, in vigore solamente nel secondo semestre, va dimezzato e sarebbe pari a 48,32 in media nazionale, ma molto minore ad esempio nelle isole, dove sarebbe appena di € 28,85.

Il differenziale di spesa è relativamente basso per il settore alimentare (fra i circa 56 € del pensionato ed i circa 71 € dell’imprenditore ci sono appena 15 €, una quota pari al 26% della spesa del primo) e molto più elevato per il non alimentare (fra i 716 € del pensionato ed i 1.353 dell’imprenditore ci sono ben 637 €, una quota pari all’89% della spesa del primo). In linea generale, l’incidenza percentuale dei beni e servizi con aliquota Iva ordinaria sul paniere di spesa della famiglia, decresce con la capacità di spesa complessiva, attestandosi per le famiglie con capofamiglia pensionato o in altra condizione non lavorativa intorno a 4 punti percentuali in meno rispetto alle famiglie di imprenditori e liberi professionisti.

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