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Economia


Le tensioni politiche nazionali, riacutizzatesi in questi giorni, provocano i primi contraccolpi sul mercato primario dei titoli di stato e dopo i buoni risultati delle aste di Bot e Ctz degli scorsi giorni il Tesoro italiano deve accontentarsi di limitare i danni, collocando venerdì 3 miliardi di Btp scadenza 2018 a tassi stabili sul 3,38% lordo annuo e 3 miliardi di Btp scadenza 2029 con un rendimento che sale dal 4,50% dal 4,46% precedente, avendo dovuto l'emittente, segnalano alcuni trader, accettare di collocare il titolo sul "bid side", ossia il prezzo offerto dagli acquirenti, e non sul "sell side" (il prezzo proposto dal venditore) come di consueto.

Un campanello d'allarme che assieme al nuovo allargamento dello spread contro Bund (il cui rendimento resta attorno all'1,83% sulla scadenza decennale, mentre nel caso del titolo guida italiano si è ormai tornati sul 4,36% dal 4,25% visto fino a pochi giorni fa) sopra la soglia del 2,50%, dopo essere calato a metà settembre anche sotto il 2,40%, dovrebbe indurre ad una maggiore prudenza gli investitori italiani. Il consiglio è dunque di cercare ove possibile di limitare la duration del proprio portafoglio bond, investendo semmai su Ccteu come le scadenze ottobre 2017 o aprile 2018, che quotano sotto quota 95 (mentre verranno rimborsate a 100 come tutti i titoli di stato) e rendono attorno al 2,4% netto annuo, o su titoli a breve-medio termine come i Ctz (la scadenza giugno 2015 offre un 1,58% di rendimento netto) o i Btp Italia (le emissioni marzo 2016 e ottobre 2016 quotano attorno o poco sopra 101 e rendono rispettivamente l'1,225% e l'1,275% netto annuo).

Quanto agli investimenti azionari, molte case d'investimento sono convinte che la corsa dei principali listini mondiali potrà proseguire ed anzi scommettono che la recessione in Europa sia ormai finita e convenga maggiormente scommettere sulle borse e sui titoli del vecchio continente (o del Giappone, grazie alla politica espansiva del governo Abe) che non su Wall Street (dove la decisione della Federal Reserve di rinviare il taglio degli acquisti di bond sul mercato si scontra con le rinnovate tensioni in merito all'andamento di deficit e debito pubblico).

Tra le case d'investimento il Credit Suisse in particolare ha ritoccato in questi giorni la propria selezione dei migliori 30 titoli su cui puntare in tutto il mondo in cui, cosa non sorprendente, non compare neppure un titolo italiano. Può dunque valere la pena di prenderlo ad esempio per iniziare a diversificare i propri investimenti rispetto alla tradizionale preferenza accordata a Piazza Affari (in queste settimane dominata da voci circa il destino di Telecom Italia, le possibili rivoluzioni del comparto bancario, gli alti e bassi delle quotazioni petrolifere e la "riscoperta" delle utilities e società del comparto infrastrutture).

Una premessa: il portafoglio "Top30" di Credit Suisse ultimi 12 mesi ha registrato una crescita del 17%, battendo di oltre un punto percentuale la performance registrata dall'indice Msci World. In questi giorni gli esperti svizzeri hanno introdotto sette nuovi titoli, puntando in particolare sul Giappone (con l'ingresso nel paniera di Toyota, Bridgestone e Sumitomo Mitsui Financial) e sull'Europa (sono entrate le tedesche HeidelbergCement e Sap e le francesi GdF Suez e Sanofi). Sono invece state rimosse alcune blasonate società americane (Oracle, Merck & Co., Starbucks),europee (Centrica, Royal Dutch Shell) e dell'Asia-Pacifico (Japan Tobacco, National Australian Bank).

Se in particolare vi dovessero piacere titoli in grado di pagare buoni dividendi, potreste concentrarvi, tra le trenta proposte, sui soli titoli di GdF Suez (il cui rendimento da dividendo è previsto al 7,9%, basandosi sulle attese dei risultati di quest'anno), Allianz (4,6% di rendimento da dividendo atteso), British Land (4,5%), Hsbc (4,4%), Philip Morris (4,1%) e Jp Morgan Chase (3,8%). Anche dando per scontata la possibilità di sorprese negative, una buona diversificazione e la qualità mostrata storicamente da queste società nel conseguire gli obiettivi di redditività fissati dovrebbero mettere i vostri capitali al riparo da eventuali "pazzie" dei mercati o anche solo della politica nazionale o estera.

Luca Spoldi
 

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