
Il governo Monti è in carica solo per il disbrigo degli affari correnti, ma sbaglia chi crede che questo significhi uno stop all’incremento della pressione fiscale, già balzata al 44%, in media annua, nel 2012, con un incremento dell’1,4% rispetto all’anno precedente (ma nel solo quarto trimestre si è toccata una punta del 52% secondo l’Istat, ossia l’1,5% in più dello stesso periodo del 2011). L’effetto delle manovre correttive varate lo scorso anno dal governo dell’ex rettore dell’università Bocconi, infatti, è destinato a “spalmarsi” anche sul 2013, con un ulteriore incremento previsto del peso del fisco in rapporto al Pil (si salirà dal 44% al 44,4% medio), col rischio che un calo superiore alle attese del Pil stesso possa ulteriormente esacerbare il rapporto.
Nel complesso, secondo studi della Cgia di Mestre, quest’anno usciranno dalle tasche, sempre più esauste, dei contribuenti italiani altri 14,7 miliardi in più di quanto già pagato l’anno passato. Se non interverranno modifiche, infatti, dal 1 luglio l’aliquota Iva (oggi al 21%) aumenterà di un punto (al 22%), con un incasso atteso, nel secondo semestre dell’anno, di 2 miliardi che però è giudicato da molti alquanto aleatorio visto che i consumi sono in calo (-2,9% nel 2012) e potrebbero in parte vanificare l’aumento dell’imposta. Se invece ci fosse un barlume di ripresa dei consumi, Confcommercio stima che un punto in più di Iva possa arrivare a valere fino a 7 miliardi l’anno di maggiori entrate fiscali.
Vi è poi il “rebus” Tares, imposta sui rifiuti destinata a sostituire (con incremento del costo da pagare) Tia e Tarsu. Il Parlamento a gennaio ne ha imposto un rinvio a luglio, così la prima rata, in arrivo nelle prossime settimane, si pagherà col vecchio metodo, dunque senza particolari incrementi. La seconda (sempre che non sia ulteriormente rinviata) sarà invece commisurata agli immobili, ossia alle rendite catastali, proprio come l’Imu e dovrebbe comportare un 20% di maggior costo per i contribuenti (pari a circa un miliardo in più di gettito).
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Sulla stessa Imu e sull’Irpef dovrebbero invece scattare ulteriori aumenti a livello di addizionale comunale e regionale, applicabile anche ai redditi bassi (che invece erano stati “graziati” lo scorso anno), mentre per chi possiede immobili all’estero scatta l’Ivie (aliquote analoghe all’Imu, lo 0,76% in via ordinaria, ridotto allo 0,4% nel caso di abitazione principale per chi lavora e abita all’estero, ma cambia la base imponibile, rappresentata dal valore dell’immobile), il cui gettito atteso è di poco inferiore al miliardo di euro.
Sulla benzina e sul gasolio gli aumenti sono già scattati a inizio anno: 50 centesimi in più al litro, peraltro anche in questo caso col rischio che il previsto maggior gettito sia in parte “bruciato” da un ulteriore frenata dei consumi di carburanti (anche se in teoria questi beni sono contraddistinti da una elasticità della domanda al prezzo inferiore a uno, ossia i consumi calano meno che proporzionalmente rispetto all’aumento del costo complessivo). A inizio marzo ha invece debuttato la tassazione sulle transazioni finanziarie che colpisce i saldi azionari e obbligazionari quotidiani e le transazioni ad alta frequenza con un’aliquota pari allo 0,12% (lo 0,1% dal 2014) per gli scambi realizzati a Piazza Affari, ovvero allo 0,22% per quelli “over the counter” (0,2% dal 2014).
Dalla “Tobin Tax” il governo si aspetta circa un miliardo ma anche in questo caso, indovinate, l’effetto immediato è stato un crollo degli scambi sulla piazza di Milano, con volumi crollati tra i 2 miliardi circa di marzo e gli 1,7 miliardi dei primi giorni di aprile, non solo sempre più distanti dal record storico le maggio 2007 (quando si toccarono a metà mese i 13,7 miliardi di scambi giornalieri) ma anche dai 2,5 miliardi circa ipotizzati dai tecnici di Monti nel valutare il gettito potenziale di questa controversa imposta che di fatto penalizza più i cassettisti e coloro che investono sulle maggiori “blue chip” del listino di chi fa trading, specie se su piccole capitalizzazioni (con l’ulteriore effetto di far ulteriormente aumentare la volatilità delle quotazioni).
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Sempre in ambito finanziario, con il 2013 sono andati a regime i nuovi bolli sui conti correnti bancari (34,2 euro per le persone fisiche e di 100 euro per le società, tranne i conti correnti di base ovvero quelli con giacenza media inferiore ai 5mila euro) e la cosiddetta “patrimonialina”, un versamento (a fine anno) pari allo 0,15% del valore di tutti gli investimenti finanziari effettuati durante l’anno. Se poi trovate che la “repressione fiscale” italiana non sia così feroce, è il caso di ricordare che accanto agli incrementi di imposte sono previsti ulteriori giri di vite a esenzioni e detrazioni.
Così molti invalidi rischieranno di perdere il diritto alla pensione perché da quest’anno il requisito di reddito per ottenerla sarà comprensivo di quello del coniuge e se insieme supereranno i 16.127,30 euro addio assegno. Tagli ancor più drastici per le auto aziendali, coi costi di auto intestate a imprese o liberi professionisti detraibili solo più per il 20% (rispetto al precedente 40%). Inoltre il contributo del premio Rc Auto per i veicoli al Servizio Sanitario Nazionale potrà essere portato in detrazione solo per la parte che eccede i 40 euro, una franchigia che impedirà a molti automobilisti di usufruire della detrazione.
Da ricordare infine che dal 3 luglio (e non dal 30 aprile, data prevista inizialmente) dovrebbe entrare in vigore il nuovo “spesometro”, mentre entro il 15 ottobre (in questo caso il termine originale era il 2 aprile) occorrerà effettuare la Comunicazione dei beni d’impresa concessi in uso ai soci, comunicazione che vale per i finanziamenti e alle capitalizzazioni effettuati dai soci nei confronti della società concedente, per i beni concessi in godimento dall’impresa ai soci (inclusi i familiari) e per i beni concessi in godimento dall’impresa ai soci (sempre inclusi i familiari) di altra società appartenente ad uno stesso gruppo.
Luca Spoldi
