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Società pubbliche e raccomandazioni politiche. Ma quale meritocrazia ?

Qualche anno fa ho lavorato in una società pubblica e ho potuto constatare personalmente la veridicità dell’esistenza di alcune gravi problematiche che tali società vivono relativamente alle raccomandazioni connesse alle assunzioni…

di Biagio Maimone

di Biagio Maimone

Qualche anno fa ho lavorato  in una società pubblica e ho potuto constatare personalmente  la veridicità dell’esistenza di  alcune gravi problematiche che tali società vivono relativamente alle  raccomandazioni connesse alle  assunzioni.

Ciò che colpisce di più non  è tanto la raccomandazione in quanto tale , piuttosto  il fatto che  sovente  il raccomandato non solo non  si prefigge l’obiettivo di  svolgere in modo professionale  il proprio  lavoro , ma anche la propria relazione con le altre risorse umane e con le finalità produttive  proprie dell’Azienda che lo ha assunto.

Ruoli importanti , pertanto, scadono nelle trame distruttive dell’incapacità di chi li riveste .

La destra e la sinistra propongono proprie figure lavorative in seno alle Aziende pubbliche e  ne consegue come risultato una battaglia improduttiva ed efferata  tra  le varie fazioni,  contraddistinta da dispetti e malvagità che deteriorano il mondo del lavoro e gli aspetti propriamente lavorativi.

Si può facilmente comprendere come  molte crisi possano essersi originate  da tale modo di intendere il mondo del lavoro,  che diventa  luogo di sfide personali e non di sfide lavorative per raggiungere obiettivi aziendali .

L’impegno  di queste persone  non sa e non può  esprimersi in termini lavorativi , ma, considerate le premesse, si configura come battaglia contro  il nemico,  che è solitamente colui che si prefigge come unico scopo di offrire il suo contributo lavorativo all’Azienda .

In poche parole,  chi ne fa le spese sono i lavoratori motivati e la stessa Azienda,   fagocitata da una realtà  spietata antilavorativa .

Chi comanda in genere è qualche “raccomandato” dalla politica,  magari implicato in qualche scandalo,  che ha paura della lealtà e della trasparenza di altre risorse umane.

Ed ecco  il proliferare di intrighi, cospirazioni e prese in giro nei confronti di chi lavora,  da parte di incapaci  arricchitisi percependo  stipendi altissimi.  

La meritocrazia non vive e non può vivere in tali contesti . Ma è certo che si sta procedendo verso un cambiamento improrogabile,  data la crisi del mondo del lavoro e , quindi, della vita economica che si ripercuote sull’intera umanità.