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Un patrimonio netto di 702,7 milioni, a fronte del quale l'indebitamento netto aveva raggiunto quota 938,2 milioni, con un risultato netto d'esercizio negativo per 322 milioni (di cui 112,77 milioni facenti capo alla capogruppo, perdita poi coperta tramite utilizzo parziale della riserva "utili riportati a nuovo"): così si era chiuso il 2011 del gruppo Rcs MediaGroup, che ai primi di marzo approverà i conti del 2012, dati in ulteriore peggioramento, e varare ufficialmente sia il nuovo piano industriale (per il quale si prevedono 800 esuberi, 640 dei quali in Italia, la vendita o la chiusura di dieci testate periodiche e la cessione della storica sede del Corriere in centro a Milano) sia ad un aumento di capitale che, secondo le indiscrezioni, dovrebbe essere quasi certamente da 400 milioni di euro e che dovrebbe essere curato da Intesa Sanpaolo, Mediobanca, UniCredit e Ubi Banca. Le prime due sono anche soci azionisti.

Ma proprio dal fronte bancario sono arrivate le prime reazioni negative in merito tanto al piano quanto all'aumento: se Giovanni Bazoli, presidente del consiglio di sorveglianza  di Intesa Sanpaolo, ha già fatto capire di essere contrario all'ipotesi di una cessione dell'immobile di Via Solferino, "memoria storica" da preservare del gruppo, anche alla luce della difficoltà di ottenere valutazioni congrue in un momento così difficile per il mercato immobiliare italiano, Federico Ghizzoni, numero uno di UniCredit (che nel frattempo ha aggiornato il proprio piano industriale e prevede ora di chiudere altre 350 filiali in tutta Italia entro il 2015, 110 delle quali entro l'anno, oltre alle 150 chiusure già completate nel 2012), da "profano" ritiene quello proposto da Scott Jovane "un piano con un rischio di esecuzione piuttosto alto".

Ma di quanti soldi ha bisogno Rcs? Molto dipenderà dall'ultima cifra del bilancio 2012, ma al trenta settembre scorso a fronte di ricavi consolidati scesi a 1.184,1 milioni rispetto ai 1.364,2 dei primi nove mesi del 2011 e di un Ebitda in calo a 21,6 milioni (da 78,8 milioni) la perdita netta era già esplosa a 380,5 milioni (contro un rosso di 25,5 milioni al 30 settembre 2011), mentre l'indebitamento netto era calato a 875,6 milioni di euro dopo la cessione della controllata francese Flammarion e difficilmente gli ultimi mesi dell'anno possono aver migliorato di molto la situazione.

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