
Riflettori puntati a Piazza Affari sui titoli Rcs MediaGroup, dopo che venerdì sera Fiat (in salita dell’1,3% a 5,44 euro per azione a metà giornata) ha annunciato di detenere diritti per la sottoscrizione dell’aumento di capitale da 400 milioni di euro in corso che porteranno la sua partecipazione, al termine della ricapitalizzazione, a quasi raddoppiare dall’attuale 10,5% al 20,1% del capitale, facendo riacquistare al Lingotto il ruolo di primo socio dell’editore del Corriere della Sera. Sempre venerdì, inoltre, è stata annunciata la morte di Giuseppe Rotelli, l’ex “re delle cliniche milanesi” da alcuni anni colpito da un tumore all’esofago e che fino ad ora risultava con Pandette Srl il primo socio di Via Solferino col 13,03% (più un’opzione su un ulteriore 3,63% in mano al Banco Popolare).
In risposta a queste notizie a Piazza Affari il titolo Rcs MediaGroup è stato prima sospeso al rialzo e poi, riammesso, ha chiuso in rialzo del 26% (con un prezzo di 1,73 euro per azione, in crescita del 30,28% rispetto alla chiusura di venerdì scorso). Complice l’aria di “ribaltone” che il blitz di Fiat sembra aver suscitato in borsa, dove in molti si interrogano sulle prossime mosse di Diego Della Valle, socio all’8,7% e che sino alla scorsa settimana era parso poter recitare il ruolo di “cavaliere bianco” dopo la rinuncia di Rotelli a sottoscrivere i propri titoli ed anzi l’annunciata intenzione di concludere un’avventura che non ha portato fortuna all’imprenditore, che dal 2006 a oggi ha sborsato quasi 390 milioni di euro sostanzialmente senza aver mai potuto realmente incidere sulla gestione manageriale (né su quella editoriale) del gruppo.
Dal canto suo John Elkann, numero uno del gruppo Fiat, ha già precisato che “non ci sono assolutamente alleanze in vista” tra Rcs e il gruppo Murdoch, ipotesi circolata con insistenza negli ultimi giorni (assieme a quella di un possibile ingresso nell’azionariato di un altro gruppo editoriale europeo, come Bertelsmann), come pure di non essere a conoscenza di alcun incontro tra Della Valle e gli altri soci del patto di sindacato di Rcs. “L’unico incontro di cui sono al corrente è l’incontro che dovrebbe svolgersi a fine mese del patto di sindacato”, cui peraltro lo stesso Elknann ha smentito possa partecipare il patron di Tod’s, dato che “non mi risulta che sia nel patto”.
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Anche rispetto alle presunte precondizioni poste da Della Valle per partecipare all’aumento in corso, incrementando eventualmente la propria quota fino ad un 10%-15%, la risposta di Elkann è stata a dir poco diplomatica, avendo l’erede dell’Avvocato Agnelli sottolineato coma ad oggi “l’obiettivo è quello di dare un assetto a Rcs che gli garantisca di essere il grande gruppo editoriale che è”. Un assetto che non è escluso possa vedere, secondo gli analisti di Intermonte, “un progetto di investimento diretto da parte di Exor nel settore editoriale” visto che la holding finanziaria di casa Agnelli “ha valutato in passato possibili investimenti nel settore media e possiede una quota di minoranza di The Economist”.
In questo senso non sarebbe “totalmente da escludere che (Exor) subentri a Fiat negli investimenti editoriali, che includono alcuni tra i principali quotidiani italiani, Corriere della Sera, La Stampa, La Gazzetta dello Sport”. Per intanto il “blitz” del Lingotto un risultato l’ha già prodotto: il patto di sindacato (attualmente al 58% del capitale) dovrebbe assicurare una copertura pari al 60% circa dell’aumento. Se a questo si somma anche la quota di Della Valle e quella già sottoscritta dal Banco Popolare si può stimare l’adesione all’operazione attorno al 70%. Se non ci saranno sorprese l’inoptato non dovrebbe dunque superare il 30%, il 40% del quale resterebbe a carico di Intesa Sanpaolo, come confermano voci di mercato.
Sarebbero le condizioni ideali anche per quei soci come Generali e Mediobanca che hanno già fatto sapere di non voler sottoscrivere l’operazione (Trieste) o prepararsi ad uscire dal patto (Piazzetta Cuccia) e che infatti a Milano guadagnano in chiusura il 2,16% e il 4,8%. Rialzi su cui pesano certamente le ricoperture scattate oggi all’avvio del nuovo semestre dopo una conclusione in lettera dei primi sei mesi dell’anno, ma che non sembrano estranei al riassetto in corso in quella “galassia del Nord” che proprio in Mediobanca, Generali e Rcs MediaGroup ha identificato in questi anni i suoi tre più noti “salotti buoni”.
Luca Spoldi
